lunedì 11 febbraio 2019

Storie sotto la Mole: Michele Prochet, il papà del gianduiotto

Io, ogni due settimane, racconto Torino. La racconto proprio. Scrivo racconti dedicati alla città, alla sua storia e a i suoi miti. E cosa c'è di più mitologico del gianduiotto?

L'atmosfera in città era mogia. Il meraviglioso profumo proveniente da tutte le pasticcerie era sempre meno forte.
"Potremmo fare i cioccolatini più piccoli" proponeva il garzone di bottega.
"Più piccoli?"
"Sì, più piccoli sono e meno cacao ci vuole"
"Non sarebbe una soluzione, purtroppo. I nostri clienti vogliono riempirsi la bocca con vere prelibatezze, non stuzzicarsi l'appetito con piccolezze che finiscono prima ancora che ne abbiano apprezzato il sapore" rispose Michele Prochet, abile cioccolataio ammirato in tutta la città.
"Ha ragione, Maestro. Accidenti a quel nano prepotente francese, è tutta colpa sua!"
Il brevilineo francese in questione era nientepopodimeno che Napoleone Bonaparte. 

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lunedì 28 gennaio 2019

Storie sotto la Mole: Lo Smemorato di Collegno


Continua il mio sodalizio con il quotidiano TorinOggi.

Rio de Janeiro, 2 dicembre 1940. Giulia osservava il profilo del marito, mentre lui era intento a leggere chino sulla scrivania. I capelli, negli ultimi anni, gli si erano fatti più radi ma il suo spirito era rimasto sempre lo stesso, non era stato cambiato da nessuno degli incredibili avvenimenti che avevano caratterizzato gli ultimi 24 anni della sua vita.

Era il 1916 inoltrato, vivevano ancora a Verona, quando era arrivata a casa loro quella lettera. Quella lettera maledetta che li avrebbe separati per la prima volta nella loro vita e che rischiava di tenerli distanti per sempre. Loro che si conoscevano fin da bambini. Loro che si erano sposati giovanissimi e avevano sempre condiviso tutto.

“Richiamato in servizio”. Era questo ciò che diceva la missiva. Il Regno richiamava in servizio il professor Giulio Canella. La Grande Guerra continuava sanguinosa e il fronte richiedeva sempre nuovi uomini. "Promettimi che tornerai" gli aveva chiesto lei sulla porta. "Se Dio vorrà", le aveva risposto lui.

Giulio era partito, lasciandola a casa giovane e già madre di due bimbi. Il tempo era passato, la guerra era finita. Vicini, amici e parenti erano tornati, chi tutto intero, chi ammaccato, chi con i piedi in avanti. Giulio però no.

“Disperso sul fronte Macedone, a seguito di un'imboscata sulla collina di Bitola”, si leggeva nei documenti ufficiali. "Disperso, che è persino peggio che morto, non ti puoi neanche rassegnare", dicevano tutti. "Disperso, posso continuare a sperare" pensava Giulia.

E la sua speranza, contro ogni logica e buon senso, venne soddisfatta il 6 febbraio del 1927. Quando vide il viso del suo amore sulle pagine di un giornale. “Chi lo conosce?” chiedeva la didascalia.

Continua...


 

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