martedì 13 novembre 2018

Storie sotto la Mole: Don Pasquale Baylòn e il filtro miracoloso

"C'è la fila", disse frate Elmo rivolto al suo confratello Pasquale Baylòn. 
"Cosa?" 
"C'è la fila. Si vogliono far tutte confessare da te. Eppure non sei mica tanto bello" concluse ridendo mentre don Baylòn si avvicinava alle donne in attesa. 
Tra queste c'era Maria la sposina, Sara che voleva il terzo pupetto da un po', e persino Marta, la perpetua di Don Carlo. 

Frate Pasquale Baylòn era arrivato dalla Spagna da pochi mesi. All'inizio aveva faticato a farsi apprezzare dai fedeli, un po' a causa del carattere riservato dei torinesi, un po' a causa delle difficoltà con la lingua, un po' a causa del gratuito sospetto riservato spesso agli stranieri. Le persone non si fidavano di lui e, quando venivano al convento, per una confessione o un semplice consiglio, preferivano aspettare ore che si liberasse qualcun altro, piuttosto che dare retta allo "spagnolo". 

Le cose erano proseguite così per settimane e il frate, essendo un uomo molto saggio, si era limitato a mettersi nelle mani del Signore e attendere che, col tempo e la pazienza, qualcosa mutasse. E il Signore, dal canto suo, una mattina aveva ricambiato tanta fiducia mandandogli in visita la povera Bettina...



martedì 6 novembre 2018

Su e giù per l'Italia (nona parte)

"Gallipoli? Andate a Gallipoli? Ma perché? Tutta questa strada per finire in un posto così commerciale? È come andare a Rimini!"
Più o meno è questo ciò che ci viene detto ogni volta che annunciamo la nostra ultima tappa in Puglia. Tappa scelta, anche in questo caso, con grande attenzione.

"Andiamo al mare?"
"Noi in spiaggia ci annoiamo"
"Sì, ma non possiamo fare tutti questi km, scendere fino in Salento e non fare neanche un giorno di mare"
"Ok, come vuoi"
"Otranto o Gallipoli?"
"Boh"

"Avreste dovuto scegliere Otranto!" ci dicono tutti.
"E grazie al cazz..." rispondiamo noi "Ormai abbiamo prenotato".
L'unico a tirarci un po' su e è S. "Gallipoli non è così male, e poi ha un bellissimo centro storico, una fortezza che dà direttamente sul mare, un intrico di stradine, e una serie infinita di ristorantini di pesce dalla vista mozzafiato."
"Ecco, andremo a visitare il centro", ci consoliamo.
Poi, lasciata Lecce, dopo esserci esauriti nel traffico folle di Gallipoli, scopriamo che nel centro, in effetti, noi ci dormiamo. In un micro appartamentino, dalle pareti bianche e le mattonelle azzurre, a un soffio dall'acqua, a sciabattare rilassati fino alla spiaggia, con i vecchietti del luogo che t'incontrano, ti salutano, ti chiedono "come va?", anche se non ti hanno mai visto prima.
In tutto questo, giusto perché delle volte ogni stella si allinea positivamente, troviamo anche un preziosissimo parcheggio gratuito. E solo chi è stato a Gallipoli in agosto può comprendere pienamente la meraviglia di un tale dono.

Le nostre 48 ore in loco si prospettano, dunque, molto meglio di quanto abbiano cercato di farcele sembrare. Il primo giorno lo trascorriamo tra i vicoli e la spiaggia. Bello tutto ma a noi ciò che colpisce di più è un negozio dedicato al Natale, con tanto di elfi dormienti meccanizzati che russano. Un negozio dedicato al Natale. A Gallipoli. Ad agosto. A questo punto mi aspetto di trovare anche uno spaccio di friselle a Rovaniemi, residenza ufficiale del pancione rossovestito, in Finlandia. 


Il giorno dopo facciamo colazione col pasticciotto pugliese e poi salpiamo per il largo. Gita in barca. No, non super sciccosissima gita in barca a vela. Ma molto più caciarona gita su barca a motore con folla vociante e spaghettata zozzona. Il momento clou consiste nella sosta a largo con tanto di possibilità di tuffarsi. Io so stare a galla ma non sono una grande nuotatrice e quindi non vado mai dove non tocco. Ma si buttano tutti, pure quelli nella mia medesima condizione, supportati dai giubbotti di salvataggio. Quindi mi faccio forza e ne indosso uno anch'io. Mai provato uno in acqua. Che orrida sensazione. Impossibile muoversi, l'effetto è quello di un tronco galleggiante. Dopo essere rimasta pucciata dieci interminabili minuti in acqua, a mo' di bustina da tè, decido che l'esperienza può dirsi conclusa, devo solo riuscire a raggiungere la scaletta. Con le braccia non mi direziono. Provo con le gambe. Dopo una pedata in faccia a una vecchia e una ginocchiata a un bambino, al grido di "Per la mia salvezza sono pronta a passare sul cadavere di chiunque!" riesco ad issare nuovamente il mio culone a bordo. 
Il capitano mi guarda con pietà. 

Continua...

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giovedì 1 novembre 2018

Su e giù per l'Italia (ottava parte)

Riprendiamo l'auto per la prossima tappa del nostro viaggio: Lecce.
Ma, già che ci siamo, ci fermiamo per qualche ora ad Ostuni.

Bella Ostuni, calda Ostuni, faticosa Ostuni, piena di turisti Ostuni. 
La gita è fisicamente provante, dato l'affollamento e la temperatura infernale, ma ne vale la pena, il luogo è un gioiello. Certo, in un altro mese dell'anno, sarebbe stata un'altra cosa.

Persi tutti i liquidi possibili e immaginabili torniamo in auto e puntiamo ancora a sud. Sono preoccupata. Nei giorni precedenti, ad ogni mio "Andremo anche a Lecce", mi sono sentita rispondere "Beeeeeellaaaaa Lecce!". Sono preoccupata. Le mie aspettative sono troppo alte. Rimarrò delusa. 

E invece no. Bella Lecce, bellissima Lecce. Per tre giorni ci godiamo questa città che, oltre ad essere una manna per gli occhi dei turisti, è chiaramente una realtà culturale molto vivace e sofisticata. Accanto agli immancabili negozietti di souvenir, si affacciano numerosi studi di design e gallerie d'arte contemporanea di altissimo livello. Io che lavoro per il sito di ContemporaryArt Torino Piemonte, accarezzo l'idea di trasferirmi lì e fondare ContemporaryArt Lecce Salento. Ecco se c'è una città del sud in cui credo potrei sentirmi a mio agio, e non una siculo sabauda aliena, è proprio la splendida, antica ma modernissima Lecce.

E, se tutto questo non bastasse, per le vie del centro è pieno di ragazze con cestini colmi di taralli venduti nei negozi dei paraggi."Li vuole assaggiare?" ti chiedono. E io che faccio? Posso mica rifiutare? E giù a ingozzarmi come se non ci fosse un domani. Ma sono buoni, accidenti se sono buoni! Il marketing è efficace e, prima di partire, compriamo una scorta maxi da portare ai parenti nordici, per far godere un po' anche le loro papille gustative.

Per non farci mancare niente, infine, proviamo anche la Puccia salentina. La vendono ovunque, non possiamo non mangiarla anche noi. "Buona" "Sì, sì, ma è un panino, perché non lo chiamano semplicemente panino?" "Shhhhh non offendere gli indigeni" "ma è un panino..." "Zitto e mangia!"

Continua...

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