venerdì 6 luglio 2018

Di quella raccolta col titolo brutto e i racconti belli

Brave con la lingua.
Odio il titolo di questa raccolta. Non posso non dirlo. Lo odio.
Ma non voglio parlare di questo ora. Saltiamo la copertina a piè pari e andiamo alla ciccia, al contenuto, che merita molta più attenzione.

Ho comprato questo libro perché apprezzo il lavoro degli Autori Riuniti e perché, tra le scrittrici che hanno partecipato al progetto, ci sono alcune donne che conosco e stimo, qualcuna dal vivo, come Noemi Cuffia, qualcun’altra solo su social e TV, come Flavia Fratello.

La raccolta comprende una serie di racconti sulle donne, scritti dalle donne. Alcuni fin troppo didascalici, la maggior parte originali e coinvolgenti. Alcune sono storie tipicamente femminili, altre di una più generale umanità, con o senza tette, poco importa.

Non ho amato tutto allo stesso modo e in una raccolta, con tante voci e tante mani differenti, è inevitabile. Ma il livello generale è oggettivamente molto buono. Non vi dico quali sono i racconti che ho amato meno, perché non mi piace il tiro al piccione e poi perché, come già detto, pure quelli meno amati sono, comunque, racconti di qualità. Ma vi segnalo le storie che mi hanno colpita di più, che mi hanno emozionata, che mi hanno conquistata: La casa di Irene Roncoroni La ragazza finestra di Romina Falconi.

La casa, in particolare, è un vero gioiello. Da leggere. Insieme a tutti gli altri.

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