lunedì 16 luglio 2018

La risposta romantica ad Amazon

Sapete cosa mi piace di più della mia collaborazione con il quotidiano TorinOggi
Poter parlare di ciò che accade in città: attori, musicisti, autori, eventi, follie, occasioni. 

Avete presente la rubrica Costume e Società del Tg2? Ecco, il mio contributo al giornale ha quello spirito lì: condividere, far conoscere tutto ciò che la cultura in città ha da offrire. E, per mia grande fortuna, Torino ha da offrire tantissimo! Altro che città triste e grigia, può vantare alcune figure colorate e mitologiche che arricchiscono il suo panorama e lo rendono unico. Personaggi che si sono inventati e hanno inventato. Tempo fa vi raccontai la Lettrice vis à vis questa volta tocca al BookPostino.

Da due anni a questa parte si aggira per le vie di Torino, in bicicletta o sui mezzi pubblici, una figura unica nel suo genere. All’anagrafe risponde al nome di Sante Altizio ma ormai per tutti è il BookPostino. Come dice lui stesso: “La risposta romantica ad Amazon”.

Il BookPostino porta a domicilio libri su richiesta, quando possibile, anche arricchiti da firma e dedica dell’autore. I libri possono essere di qualsiasi editore, ma non è un segreto che il postino della letteratura abbia una predilezione per l’editoria indipendente. Ed infatti, è proprio all’editoria indipendente che si deve la nascita di questa idea, durante l'estate del 2016...

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venerdì 6 luglio 2018

Di quella raccolta col titolo brutto e i racconti belli

Brave con la lingua.
Odio il titolo di questa raccolta. Non posso non dirlo. Lo odio.
Ma non voglio parlare di questo ora. Saltiamo la copertina a piè pari e andiamo alla ciccia, al contenuto, che merita molta più attenzione.

Ho comprato questo libro perché apprezzo il lavoro degli Autori Riuniti e perché, tra le scrittrici che hanno partecipato al progetto, ci sono alcune donne che conosco e stimo, qualcuna dal vivo, come Noemi Cuffia, qualcun’altra solo su social e TV, come Flavia Fratello.

La raccolta comprende una serie di racconti sulle donne, scritti dalle donne. Alcuni fin troppo didascalici, la maggior parte originali e coinvolgenti. Alcune sono storie tipicamente femminili, altre di una più generale umanità, con o senza tette, poco importa.

Non ho amato tutto allo stesso modo e in una raccolta, con tante voci e tante mani differenti, è inevitabile. Ma il livello generale è oggettivamente molto buono. Non vi dico quali sono i racconti che ho amato meno, perché non mi piace il tiro al piccione e poi perché, come già detto, pure quelli meno amati sono, comunque, racconti di qualità. Ma vi segnalo le storie che mi hanno colpita di più, che mi hanno emozionata, che mi hanno conquistata: La casa di Irene Roncoroni La ragazza finestra di Romina Falconi.

La casa, in particolare, è un vero gioiello. Da leggere. Insieme a tutti gli altri.

giovedì 17 maggio 2018

Da Torino a Tokyo


Ognuno di noi ha una storia in famiglia che riguarda una 500.
La mia ha avuto luogo prima ancora che nascessi, quando i miei genitori, i miei zii, mia sorella e mia cugina andarono in 500 (giardinetta) da Torino a Liegi. Quattro adulti, due bambine, e una scatoletta bianca che provocarono ilarità, stupore ed entusiasmo in camionisti e benzinai lungo tutto il percorso.

Ognuno di noi ha una storia, ma quella di Andrea e Luca è la più bella di tutte. Li incontrai, tre anni fa, poco prima della loro partenza grazie a Humans - Torino. E ora, a distanza di anni, racconto la loro mostra e il loro viaggio su Torino Oggi...


lunedì 30 aprile 2018

Più bulli e meno ciccioni!

“Più bulli, meno ciccioni” è questo il ritornello provocatorio di Selezione Naturale, ultimo estratto dall’album Tutti su per terra degli Eugenio in Via di Gioia
Un singolo che racconta il bullismo, accompagnato da un video dove si cerca di intuirne e spiegarne le origini. Una storia ambientata su un campo da calcio, durante una partita giovanile, dove a prevalere sono le aspettative degli adulti, le loro pressioni e la loro rabbia. Tutti elementi che finiscono col condizionare il comportamento dei più giovani, influenzati da questi “cattivi maestri”.

“Com’è nata la canzone?” chiedo a Eugenio Cesaro, cantante e compositore della band torinese. “Come nascono tutte le nostre canzoni: per strada... continua su TorinOggi...

mercoledì 18 aprile 2018

Torino è una città speciale anche grazie a lei...

Una donna bella e sottile, con un vezzoso cappellino sul capo, un carretto pieno di libri, e una bicicletta.
“Ha un’aria molto parigina” fa notare una signora che si avvicina a curiosare.
Chiara Trevisan, la protagonista di questo quadretto, sorride e alza le spalle, “non è la prima a dirmelo”.
“Ho indovinato? È un’idea francese? Si è ispirata a qualcosa che ha visto?” insiste la signora.
“No, è un’idea mia, tutta mia.”

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mercoledì 11 aprile 2018

Gli Oscar secondo Pancrazia: Tre manifesti a Ebbing, Missouri

Questo è l'ultimo post della serie. Dedicato all'ultimo film, tra i premiati o nominati, che ho visto.

"Tre manifesti a Ebbing, Missouri" è un film splendido con una sceneggiatura inaspettata. In cui, partendo da una situazione e dei personaggi che paiono prevedibili, si costruisce una storia diversa dal solito, una storia dove i cattivi non esistono. Ma neanche i buoni. I protagonisti sono tutti reali e incasinati. Molto incasinati.

Questa è la storia di chi combatte ogni giorno contro la propria miseria umana e anche quella degli altri. Due protagonisti su tre sono oggettivamente insopportabili: violenti, irascibili e ignoranti. Il terzo, l'unico che in un mondo reale verrebbe definito "una brava persona", è costretto a cedere il passo a metà pellicola, ma lascia un segno profondo nello spettatore, e non solo.

"Tre manifesti a Ebbing, Missouri" è un film che si regge su tre perfette prove attoriali fornite da: Frances McDormand,  Sam Rockwell, e Woody Harrelson (*).
I primi due si sono portati a casa l'oscar come migliore attrice protagonista e come miglior attore non protagonista. L'ultimo solo una nomination, anche se avrebbe meritato di più. Il suo è uno dei personaggi più interessanti e lui lo interpreta da Dio. Come fa sempre, del resto.

"Tre manifesti a Ebbing, Missouri" è un film che racconta la rabbia e la necessità di superarla per provare a vivere.

Il giudizio finale non può che essere: da vedere!


(*) Io Woody Harrelson lo amo artisticamente e pure un po' carnalmente dai tempi di Cin Cin, che sia messo agli atti.

martedì 10 aprile 2018

Salone Internazionale del Libro 2018...Spoiler Alert!

Per torinesi e non, volete qualche anticipazione del prossimo Salone Internazionale del Libro?
Eccole qua, nell'articolo che ho scritto per TorinOggi...





lunedì 9 aprile 2018

Gli Oscar secondo Pancrazia: La forma dell'acqua

Non sono un'appassionata di Guillermo del Toro. Ma ho grande rispetto per gli artisti dallo stile inconfondibile.  Ma non è questo il motivo per cui ho voluto vedere assolutamente "La forma dell'acqua". Ho voluto vedere assolutamente "La forma dell'acqua" perché, se un regista ha il folle coraggio di andare da un produttore e proporgli una storia d'amore tra un uomo pesce e una donna muta, questo regista si è meritato che io il suo film lo vada a vedere. Se l'è proprio guadagnato, guadagnato sul campo.

Il film l'ho visto e mi è piaciuto. Ma non l'ho adorato. Non lo so il perché. 
Mi è più o meno piaciuto tutto. La fotografia, le scenografie, gli attori e questa storia d'amore favolistica ma anche carnale. 
Mi è più o meno piaciuto tutto, ma il cuore no, non me l'ha rapito. 

Lo so che è non è una grande critica, né oggettiva né chiara ma, del resto, mica faccio il critico cinematografico io! 

Giudizio finale: ha preso una discreta carrettata di premi, forse li ha meritati, forse no... boh...

mercoledì 4 aprile 2018

La radio è terapeutica?

Se siete di Torino andateci di persona. 
Se non siete di Torino ascoltateli via web.
Una grande stanza luminosa, tante sedie in circolo, facce vecchie e nuove con storie diverse da raccontare e talenti da esibire. Questa è Pro Loco, la trasmissione della webradio RadioOhm, che ogni martedì pomeriggio dalle 14 alle 15 va in diretta dal circolo Basaglia, in via Mantova 34 a Torino.
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martedì 3 aprile 2018

Le mestruazioni. Sì, avete letto bene, proprio le mestruazioni.

Poco tempo fa sono andata a vedere: "Donne (S)comode", una conferenza spettacolo sulle mestruazioni. Ebbene sì, avete letto bene, proprio quelle.
All’alba della primavera del 2018, in una società moderna e aperta, molti sono i tabù ormai caduti. Molti ma non tutti. Infatti, qualunque sia il modo in cui le si chiami: “il Marchese” , “il ciclo” o il più frequente “le mie cose”, le mestruazioni femminili restano ancora un argomento trattato con vergogna da molte donne e con fastidio da quasi tutti gli uomini. 
Qualsiasi tabù resta saldo nell’ignoranza, mentre si arrende naturalmente di fronte alla conoscenza. Ed è da questo principio che nasce l’idea dell’attrice Patrizia Besantini che, con le informazioni dell’ostetrica Paola Maria Lussoglio prima e la penna felice di Annalisa Arione dopo, ha scritto e messo in scena uno spettacolo dedicato proprio alla fisiologica ciclicità della donna.
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giovedì 29 marzo 2018

Gli Oscar secondo Pancrazia: Dunkirk


Stimo Christopher Nolan ma detesto i film di guerra. 
Ho deciso di vedere Dunkirk solo per dovere. Perché il regista inglese è uno dei migliori della sua generazione e i suoi lavori bisogna vederli. 

Mi sono approcciata a questo film, dunque, priva di una genuina curiosità e di un qualsivoglia entusiasmo.

E invece.

E invece Dunkirik mi ha conquistata. Ma conquistata sul serio. Testa, cuore e stomaco.  Più la pellicola andava avanti più io mi protraevo verso lo schermo in un fascio di nervi, aspettative e angosce.

Nolan ha messo alla prova il pubblico. Cosa che, tra l'altro, a lui piace tantissimo. Ha scelto la via più difficile e meno ovvia. E anche questo a lui piace un bel po'.  Ha raccontato una storia naturalmente drammatica con una fotografia fredda e,  soprattutto, ha evitato di  concentrarsi su un unico protagonista, rendendo così l'identificazione molto meno facile. Eppure a Nolan è riuscito comunque il miracolo di trascinare lo spettatore dentro la storia. In una maniera che non sarei neanche in grado di definire. Melodrammatica? No, ma forse un po'. Intensa? Sì. Cruenta? No, ma in un certo senso sì. Spietata? Sì, ma solo falsamente realistica.

In più il regista ha aggiunto al tutto il suo peculiare utilizzo del tempo nella narrazione. Passato e presente che si alternano, che si rincorrono fino a raggiungersi.

Ho adorato questo film, adorato sul serio.
Mi ha conquistata al 100%.

Giudizio finale: tre oscar su 8 nomination. Troppo pochi. La miglior regia era la sua. 

mercoledì 21 marzo 2018

Avete visto la mostra su Mandela? No? Non mi stupisce...

In occasione dell’uscita del libro “La sfida della libertà”, la seconda parte dell’autobiografia di Nelson Mandela scritta con l’autore Mandla Langa, le librerie Feltrinelli hanno organizzato una mostra fotografica dedicata al grande leader sudafricano.

L’esposizione sarà presente, fino al 31 marzo, in nove punti vendita in nove città italiane, tra queste anche Torino con la Feltrinelli Express di Porta Nuova.

 Numerose fotografie, tratte dal libro, sono esposte a raccontare...

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lunedì 19 marzo 2018

Pancrazia vi racconta il Match

Siete mai stati a vedere un Match d'improvvisazione?
No? Cliccate sull'immagine che ve lo racconto io...

Gli Oscar secondo Pancrazia: Tonya

Margot Robbie, ottima protagonista di "Tonya", è talmente giovane da non aver mai sentito parlare, prima di leggere il copione, del più grande scandalo che macchiò il pattinaggio nel 1994. Beata lei.
Io, invece, così giovane non sono e quell'episodio me lo ricordo benissimo. Mi ricordo lo stupore per una cosa tanto grave organizzata tanto male, mi ricordo la ragazza bella e leggiadra che urlava di dolore e l'altra, la colpevole, meno bella e meno leggiadra, perfetta per rappresentare il ruolo che si era scelta.

Come si fa a raccontare una storia così? Senza trasformare la pellicola in uno di quei dozzinali biopic del sabato pomeriggio televisivo?
Come si fa? Chiedetelo a Craig Gillespie. Il regista. Lui ce l'ha fatta. Lui ci è riuscito.

Ha raccontato la storia attraverso la viva voce e le esatte parole dei protagonisti. Dei cattivi. Parole che gli stolti (Tonya, il violento ex marito e il mitomane cretino amico di quest'ultimo) hanno rilasciato in vecchie interviste televisive. E, al netto delle bugie, delle omissioni ma anche delle tante ingenuità, grazie ai loro racconti emerge un quadro affascinante nella sua desolazione.

Craig Gillespie è riuscito nella difficile impresa di raccontare un cattivo senza idealizzarlo ma anche senza condannarlo, perché a condannare Tonya, in fondo, ci ha già pensato da sempre la vita. Vita che lei si è trovata costretta a giocare, fin da piccola, con pessime carte. Abbandonata da un padre che amava e costretta a crescere con la peggiore delle madri possibili: violenta, anaffettiva, STRONZA. 

Ciò, ovviamente, non giustifica Tonya, perché di gente con pessimi inizi, e senza neanche il suo  talento, ce n'è tanta al mondo e non è che tutti risolvano i propri problemi facendo prendere a randellate la principale rivale. Facendo prendere a randellate o coprendo i colpevoli una volta venuta a sapere del fattaccio, la verità processuale e quella delle interviste in questo differiscono.

Insomma, Tonya è fisicamente potente ma non aggraziata. Talentuosa ma non forse così tanto come crede di essere. Eccessiva, umorale, sgradevole, lei e come lei tutta la sua famiglia.  Tonya non la vorresti come amica, ma non riesci comunque ad odiarla perché assistere alla rappresentazione della sua vita è come assistere a un incidente al rallentatore.
Tonya, qualunque cosa faccia, qualunque obiettivo raggiunga, sembra avere comunque un destino perennemente puntato verso il disastro. Può dibattersi ma è destinata ad affogare. E tu stai là, a guardarla impotente e a soffrire un po' per lei. 

Craig Gillespie racconta una storia affascinante quanto assurda, come solo le storie vere sanno essere. E lo fa, tra l'atro, con una scelta di attori ineccepibile, tra cui emerge Allison Janney che, per la sua interpretazione della madre terribile, si è portata a casa un meritatissimo Oscar. 

Ma qualche difetto questo film ce lo avrà? 
Sì, per quanto mi riguarda, sì.
Alcune scene sui pattini danno troppo la sgradevole sensazione "faccia di Margot appiccicata su corpo di vera pattinatrice". Ma, onestamente, non so se questo dipenda da un livello tecnologico non ancora raggiunto, da mancanza di abilità tecniche dei responsabili o da penuria di fondi. Non è ho la più pallida idea.

Il giudizio, comunque, resta positivo. Il film è da vedere.

venerdì 16 marzo 2018

Gli Oscar secondo Pancrazia: The Greatest Showman

Io ho un rapporto sano con i musical. Non li amo né li odio a prescindere. Ce ne sono alcuni che adoro, come "Moulin Rouge!", altri che ho trovato tanto noiosi da non essere riuscita ad andare oltre i primi dieci minuti di visione, come "Evita".

Bene, fatta questa inutile premessa, posso procedere.

Cosa non mi è piaciuto di "The Greatest Showman"?
Hugh Jackman che interpreta il suo personaggio anche nella fase della storia in cui ha 20 anni. Parliamoci chiaro, Jackman è gnocco, gnocco assai, ma ventenne no, neanche lontanamente. La scelta non è sensata, anzi risulta proprio ridicola.
Bocciata anche la coppia formata da Michelle Williams e Hugh Jackman. Non funzionano, non fanno scintille, per nulla. Tra di loro non c'è chimica e, mentre i personaggi dovrebbero essere coetanei, i loro 12 anni di differenza si vedono tutti. Inoltre, la Williams anche da sola convince poco. E pensare che è una delle mie attrici preferite, ma mi pare evidente che non sia particolarmente portata per il genere. Nelle pellicole indy-drammatiche emerge, nel musical sparisce.

Hugh Jackman, invece, e qui comincio con le cose che mi sono piaciute, è nato per fare musical, è un talento cristallino che è un vero piacere guardare. Presenza scenica, energia, voce, gambe, ha tutto.
Ottime anche: la bellissima Zendaya e Keala Settle, la donna barbuta interprete della canzone candidata all'Oscar "This is me". Efficace brano che, però, si è dovuto arrendere di fronte a una concorrenza che quest'anno era davvero notevole, ma che ha lasciato il segno sul palcoscenico del Dolby Theatre con uno dei migliori momenti di tutta la cerimonia di premiazione.

In sintesi: il film ha più di qualche pecca, ma il suo sporco lavoro di sollevarti dalle miserie umane e farti sperare nell'insperato lo fa tutto. Ed è questa la magia del musical.

Giudizio finale: astenersi cinici e musicalfobici.

mercoledì 14 marzo 2018

Gli Oscar secondo Pancrazia: The Post

Se il regista è Steven Spielberg, la protagonista Meryl Streep e il protagonista Tom Hanks, il film non può essere che ben fatto. E infatti è fatto benissimo.

Se si parla di giornalismo serio, di scoop portati a termine a rischio della propria carriera, l'argomento mi piace. E infatti mi piace.

Se viene dato risalto a una donna che si trova a lottare in un mondo di uomini che la trattano con sufficienza, la pellicola è attuale. E infatti, a modo suo, lo è.

Tutto bene, dunque?
No.
Questo film lascerà un segno nella storia del cinema?
No.

The Post è godibile ma non imperdibile.
The Post è tecnicamente perfetto ma latita di anima.
The Post te lo vedi tutto, e a Tom e Maryl non puoi che volere benissimo, ma alla fine storci la bocca in un "Tutto qua?"

The Post era stato nominato per l'Oscar a "Migliore Attrice" e a "Miglior Film" ma non ha portato a casa nessuno dei due premi, e direi che va bene così.

Giudizio finale: godibile ma...

Nota a margine: la locandina, però, è bellissima.

lunedì 12 marzo 2018

Pancrazia sempre sul pezzo!


Buona sera carissimi,
da poco ho cominciato una collaborazione con Torino Oggi, quotidiano online locale, ho deciso di condividere con voi alcuni miei articoli, che ne dite?

Il mio ambito? Ovviamente: cultura, arte e spettacolo. Argomenti tra i quali sguazzo con somma soddisfazione ma ancora un milione di cose da imparare.

Ecco il link di ciò che ho scritto ieri, un pezzo dove racconto un'esperienza davvero peculiare: una visita al Museo del Cinema "al buio". Sì, avete letto bene, al buio.

Curiosi? Spero di sì.



sabato 10 marzo 2018

Gli Oscar secondo Pancrazia: Coco

Una sta una vita senza scrivere sul proprio blog, poi una notte non riesce a prendere sonno, si gira e si rigira nel letto e, toh!, viene fulminata da un'idea: scrivere una serie di post dedicati ai film vittoriosi o nominati durante l'ultima notte degli Oscar.

In ordine assolutamente casuale inizio con "Coco", il cartone Disney Pixar, vincitore del premio per miglior film d'animazione e miglior canzone.

Onestamente non m'ispirava per nulla, e mi sono decisa a guardarlo solo sfinita dalle critiche positive al riguardo che continuavano a giungermi da ogni parte. Dunque ho capitolato. L'ho guardato. E per i primi 10 minuti ho anche pensato "vabbè, niente di che".

Poi la storia ha preso piede e, dall'ingresso nel coloratissimo e messicano mondo dei morti, mi sono lasciata trascinare. Infine, quando è emerso chiaramente il concetto "Scompariamo totalmente solo nel momento in cui nessuno sulla Terra si ricorda più di noi" ho cominciato a singhiozzare, priva di ritegno e orgoglio.

Non credo che faccia a tutti lo stesso effetto, dipende probabilmente dalla sensibilità personale, dall'esperienze vissute e dalle persone perse. Io ho pianto, pianto, pianto ma sono anche stata felice. Perché il ricordo è un concetto potente e positivo.

Ho apprezzato, inoltre, la scelta di raccontare la cultura messicana. Perché è bello non essere sempre centrati solo sul proprio ombelico, sia da grandi che da bambini, è bello guardare un po' più là.  È bello e necessario essere curiosi, perché, se non lo si è, se non si è curiosi, allora sì che si è morti, morti dentro. Morti grigi e polverosi, tra l'altro, mica colorati e appassionati come quelli di Coco.

Giudizio finale: DA VEDERE! 

 

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