giovedì 8 settembre 2016

Lisbona è


Io a Lisbona ci volevo andare da almeno 15 anni e quest'anno, finalmente, ci sono riuscita.

Lisbona è calda. Maledettamente, vigliaccamente, follemente calda. Però è bella. Unicamente, riccamente, luminosamente bella. E ha una forte personalità. Fatta di Sud America, Africa ed Europa. Cannella, cani tristi, e mosche invadenti. Residui di rasta appiccicati a fronti sempre più ampie, ricci fittissimi su teste chiassose, e lanugine stanca di vecchi gentili.

Lisbona è la scalinata in Rua Cidade de Manchester, che mi darà gli incubi per il resto dei miei giorni. È un padrone di casa che appena mi vede, sudata, stanca e incazzata, ride forte e poi mi abbraccia consolandomi in una lingua che non capisco ma pare dolcissima. È il centro città, dove la prima cosa che chiedono è "Hashish? Coca?" e continuano a farlo ogni giorno, a qualsiasi ora e in qualunque condizione di affollamento umano t'incrocino, tanto che alla fine ci si convince di avere un'aria da fattoni che neanche i protagonisti più bruciati di Trainspotting.
Lisbona è il Barrio Alto dove il sole che cala finisce dritto negli occhi, ma intanto sale la brezza, il caldo si cheta, e hanno tutti un giacchino. Tutti tranne me che, infatti, c'ho freddo e mi lamento.
Lisbona è riso patate e acciughe, riso patate e baccalà,  riso patate e pollo, riso patate e filetto, riso patate e all'animadichitemmuort! E il pane? A parte.
Lisbona è il quartiere di Belém, così bello che senza la città non sarebbe la stessa. È il Museu Berardo che lascia a bocca aperta,  con Andy Warhol da una parte, Fontana dall'altra,  e tanta roba pazzesca che sarebbe d'andarci a vivere proprio in mezzo. È il Pastel de Nata appena sfornato, così caldo che la sfoglia si scioglie mentre si affonda la punta della lingua nella crema, si socchiudono gli occhi, e si mugola di piacere rischiando l'accusa di atti osceni in luogo pubblico.
Lisbona è la vicina Sintra, dove i Castelli colorati punteggiano il bosco fitto, e un giro in tuc tuc può salvarti da morte certa per insolazione.
Lisbona è una stanza buia dove raccontano il terremoto così bene da far venir paura e anche il magone. È il venditore di vinili che si scoccia se entri a curiosare nel suo negozio. È il tram 28 che si aspetta al capolinea dietro a una fila infinita, ci si arrende, si progetta di svegliarsi all'alba dell'indomani, ma poi lo si becca semivuoto a una fermata qualsiasi, ci si sale sopra e si è felici felici felici.  Al ritorno, però, non passa più, ci si trova in mezzo al nulla, e si torna a piedi ululando di stanchezza.
Lisbona è Alfama e il fado, i bar minuscoli, le salite assassine, i turisti in stato confusionale, e la foto perfetta.
Lisbona è il ristorante preferito, con la cucina buonissima e i camerieri tanto rimbambiti da sembrar finti.
Lisbona è il mercato delle pulci che "Sembra la parte brutta-bruttissima del Balon", ma poi ci trovi quelle foto belle-bellissime da appendere a casa.
Lisbona è la diabolica scelta urbanistica di qualche visionario sadico, che ha fatto in modo che non ci sia mai ombra da nessuna parte, men che meno nei luoghi dove bisogna stare in coda. Ma comunque IO non sono riuscita ad abbronzarmi neanche lì.

Lisbona è meravigliosa e faticosa, un'orgia irresistibile di pregi e difetti.

Lisbona è la dimostrazione che le vacanze perfette sono fatte per i tristi di cuore e di spirito. Lei ti può offrire solo quelle imperfette e, infatti, noi siamo stati benissimo.

8 commenti:

AD Blues ha detto...

A parte che come racconti delle cose non le racconta nessuno; anche se ci sono gli errori di ortografia ;)
Penso che la vacanza perfetta sia quando si è in compagnia perfetta nel posto perfetto; anzi puoi essere nel posto più brutto del mondo ma la compagnia perfetta ti rende bello anche quello.
E bada bene, si può essere in compagnia perfetta anche con se stessi, se quello che si vuole.

Comunque non mi pento di aver messo Lisbona nella mia lista di posti da visitare.

---Alex

Jane (Pancrazia) Cole ha detto...

Concordo completamente. Sia sulla compagnia perfetta sia sulla scelta di mettere Lisbona tra i posti da visitare. Naturalmente, se puoi, NON in agosto!

Quali errori? Alcuni sono voluti ma può darsi che ne siano venuti fuori anche di non voluti. Dimmi. Non mi far fare figuracce con i miei allievi...ops

AD Blues ha detto...

:D
"ma poi lo si beccha semivuoto" BECCHA ???

Poi son pignolo fino alla morte io ma credo che la congiunzione "e" prima di una parola che inizia con vocale diventi "ed".

Adesso sarò bocciato vita natural durante, vero? ;)

---Alex

Jane (Pancrazia) Cole ha detto...

Cavoli, beccha è un residuo di becchiamo, lo devo cancellare. Grazie!

In realtà l'utilizzo della d eufonica si sta molto riducendo, e io (un poco faticosamente) mi sto adattando. La lingua è fluida e tocca nuotare ;)

AD Blues ha detto...

A parte che non so nuotare, io son toscano quindi per me codesti modernismi suonano orrendi. Evviva la lingua "classica" evviva l'Accademia della Crusca! :D

---Alex

vincenzo scalfari ha detto...

metta et latina

Rabb-it ha detto...

la D mi pare che ci vada solo tra vocali uguali... la e diventa ed solo se la parola che segue comincia per e... credo.
Oh... niente.
Dopo il post non potevo non leggermi anche i commenti.
Per la serie: questo arrosto parla troppo!


Ah... Jane grazie per avermi fatto visitare anche Lisbona.

^_^

MichiVolo ha detto...

Io ci sono andata a Pasqua, quando il sole non c'era, e se c'era non sarebbe stato male. Infatti mi sono presa tanta di quella pioggia e freddo, che credo i santi in paradiso si stanno ancora lamentando per le imprecazioni.
I primi due giorni, visto il forte impatto che questa città riserva, ero piuttosto sulle mie. Il ragazzo da cui alloggiavo continuava a chiedermi se mi piacesse. Non rispondevo perché non riuscivo a capire se Lisbona mi piacesse o meno.
Lisbona è una città particolare, fuori dal comune e secondo me non si riesce ad apprezzare subito. Soprattutto se nella testolina parte il confronto con le altri capitali europee. In ogni caso, ci sono voluti 3 giorni e mi sono innamorata. Nonostante la pioggia, nonostante il freddo, nonostante quelle maledette salite a prova di glutei.
Però ne vale la pena. E le pene.

Ciao Rò!

 

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