mercoledì 17 giugno 2015

Maturità Graffiti

Dai stiamo sul pezzo.
Dai parliamo di Maturità.
No, non di quella iniziata oggi che, sinceramente, ma chi se ne frega!
Ma di quella che ho fatto io, millemilioni di anni fa.

L'esame era del vecchio, vecchissimo tipo.
C'era il tema. Poi l'altro scritto, diverso a seconda dell'indirizzo di studi. E, infine, l'orale: due materie. Ufficialmente una la sceglievi tu e l'altra la commissione. In realtà, a parte follie rare e improvvise di docenti accecati dal potere, le sceglievi tu entrambe.

I professori erano tutti esterni. Tutti tranne uno. Il membro interno, appunto. Il membro interno aveva il compito di infonderti fiducia, bisbigliare suggerimenti durante gli scritti e, nel caso specifico della mia classe, preparare torte per addolcire la commissione.

Del mio esame di maturità ricordo soprattutto il compito di matematica, che venne accolto da scene d'isteria, pianti a dirotto, e melodrammi casalinghi. Io, a differenza di alcuni miei compagni, scelsi di conservare la dignità: non feci scenate e non piansi. A scuola.
A casa, invece, mi esibii in una riuscitissima imitazione di Mario Merola, solo un poco più sopra le righe rispetto all'originale.

Del mio esame di maturità ricordo anche la preparazione per l'orale. Il "pasticcere" membro interno, per risollevare i voti abbattuti da derivate e integrali, strinse un patto scellerato con la commissione. "Chi vuole qualche punto di bonus sul giudizio finale, lasci ai professori la scelta della seconda materia orale. Gli interessati ne propongano due, noi comunicheremo la nostra decisione solo il giorno prima" ci venne spiegato.

Accettai la sfida.
Portai storia come prima materia, poi fisica e italiano.
Il programma di fisica poteva essere scritto su un tovagliolino da bar. Quello d'italiano sulla Treccani, edizione extra large.
La commissione scelse la Treccani.
Feci l'ultimo ripasso tutto in una notte. Arrivai all'orale senza aver dormito. Un fascio di nervi con occhiaie da panda. Passai per prima. Andò bene. Andò molto bene.
Dormii.

La maturità è un esame ricco di pathos.
La maturità è materiale per racconti, incubi e post su blog.
La maturità, per il resto, non serve a un cazzo.

7 commenti:

MichiVolo ha detto...

E' solo stress. Inutile, appunto.
Però da 18/19enni ci sta. Cominci a renderti conto di quelli che, in quell'età, definisci problemi.

Mafalda ha detto...

Che incubo! Il caldo afoso... Le giornate passate sui libri... La consapevolezza che non sarebbe servito per la vita il voto, ma che se fosse stato basso per un po' di tempo si sarebbe stati additati come appestati... In bocca al lupo a chi è sotto adesso!!

AD Blues ha detto...

Ma no dai, a quell'età passare la maturità è una specie di trionfo, una specie di iniziazione ;)
Ricordo che per la mia non ero particolarmente nervoso e poi che, una volta finito pensai: che cagata!

---Alex

Jane (Pancrazia) Cole ha detto...

@tutti: concordo con voi, può avere un'utilità dal punto di vista umano, in quanto "prima sfida importante" da dover affrontare. Dal punto di vista prettamente scolastico, invece, mi sembra una vuota tradizione che spesso, nell'ultimo anno, toglie spazio allo svolgimento corretto del programma. Andando a consolidare, tra l'altro, la pessima convinzione che l'obiettivo finale sia un voto, un numero, e non la conoscenza.

Rabb-it ha detto...

Oh, ma se racconto il mio esame di terza media vale lo stesso? :-P

Jane (Pancrazia) Cole ha detto...

@Rabb-it: vale tutto ;)

dailygodot ha detto...

^_^ ehm... anche la mia maturità non andò malaccio a parte una lieve e "aggraziata" esclamazione da parte del presidente di commissione esterna che disse: "Lei è completamente folle. Si rende conto che ha offeso Tasso nella sua prova d'italiano?"
... ehm... non era un modo per dire che il mio compito faceva schifo... avevo proprio "attaccato" Tasso! Ops!

 

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