sabato 28 marzo 2015

Seconda serata eliminatoria di Facce da Palco: toh, guarda un po' chi c'è in giuria!

Le presentatrici di Facce da Palco: Natalia e Donna Antea
Da ragazzina facevo sempre l'arbitro di pallavolo.
Alle medie e alle superiori, appena possibile, lasciavo il campo per arrampicarmi sul seggiolone del potere.
E perché mai?
Ovvio, perché ero una pippa! E stare lì, a mani giunte, in difesa, aspettando di esibirmi in un bagher vincente o, più probabilmente, di beccarmi una pallonata in faccia, mi metteva una certa ansia. Così abbandonavo la nave e cercavo rifugio lì dove osano le aquile, sul seggiolone appunto. Che poi, considerando che soffro di vertigini, era comunque uno sfoggio di un certo coraggio, oltre che di un'evidente disperazione.

Stavo dicendo, da ragazzina finivo spesso col fare l'arbitro a pallavolo.
Io ce la mettevo davvero tutta, prendevo il mio ruolo molto seriamente e cercavo di essere assolutamente imparziale: non avvantaggiavo le mie compagne, non provavo a far vincere le mie amiche, non prediligevo la mia classe. Sprizzavo rigore e correttezza da ogni poro ma, nonostante ciò, venivo spesso criticata da entrambe le parti. Amiche o nemiche, compagne o meno, una classe o l'altra, riuscivo nell'ardua impresa di scontentare tutti.
Non so da cosa dipendesse, forse dal mio essere troppo pignola, forse dal mio essere poco elastica, forse dal mio essere miope, fatto sta che s'incacchiavano tutti come bisce. Una volta un ragazzo di un'altra classe arrivò perfino a minacciarmi: "Ci vediamo fuori!", mi disse serio. Per fortuna, io non ebbi neanche il tempo di farmela sotto, perché i suoi compagni gli diedero del "cretino" e i miei, comunque, mi fecero da scorta.

Da questo lunghissimo preambolo capirete i miei sentimenti contrastanti quando mi fu proposto di entrare a far parte della giuria di Facce da Palco. Provai tanto orgoglio per il ruolo, ma anche una certa ansia per la responsabilità. Lì non avrei neanche avuto un seggiolone su cui scappare. Ma, in fondo, se non avevo ricevuto nessuna minaccia (non esplicita quanto meno) in un anno di cronache varie sul blog, c'erano buone probabilità che sopravvivessi anche a qualche serata da giurata.

E così, domenica scorsa, ho preso il mio posto in prima fila. Ho impugnato carta e penna, e mi sono buttata in questa nuova avventura.

E, finalmente, via di cronaca!
Si esibiscono tre artisti. Nell'ordine: i Proprietà Commutativa, Francesca Cassottana e le Terra Vergine. Una serata tutta dedicata al teatro.

I Proprietà Commutativa sono bravi, bravi sul serio. Due ottimi attori con una perfetta padronanza del palco. Su di loro niente da dire. Sul testo che portano sì.
Lo spettacolo s'intitola "3Q-Liberi esperimenti politici". In scena ci sono cuochi e snob. E poi c'è lui. Il cowboy. La voce narrante. Il fil rouge con la sua aria da vecchio west e il suo Johnny Cash. Lui. Completamente avulso dal contesto. Ma non avulso in un modo surreale e immaginifico. Più in un modo "eh???"
Sono confusa, Questo è solo un estratto dello spettacolo, magari non ci arrivo io, magari mi mancano tutte le informazioni. E quindi, per togliermi il dubbio, ad esibizione finita chiedo più o meno così: "Perché c'era un cowboy in scena?"
E mi viene risposto più o meno così: "Perché mi sono innamorato di questo personaggio e ho deciso di metterlo dentro questo spettacolo"
Ecco.
No!
Mai mai mai innamorarsi di un personaggio e metterlo a forza in una storia che non è la sua. Non funziona a teatro come non funziona in letteratura. I personaggi vanno rispettati. I capricci degli artisti: no. Neanche quando gli artisti siamo noi. Bisogna essere spietati con i propri vezzi. Altrimenti potrebbe esserlo qualcun altro. Tipo una blogger.

Francesca Cassottana, ispirata da alcune lettere originali, porta in scena un'umanissima Frida Kahlo. Ottima l'idea, così come l'impatto visivo iniziale. Meno la realizzazione. Per ora.
Lo spettacolo è ancora troppo in costruzione, sa d'incompiuto. E' una promessa che potrebbe essere mantenuta, ma anche no. Personalmente la vedo come una sfida, un progetto ambizioso che necessita di più teste al lavoro. Un impegno arduo per cui consiglio di coinvolgere più professionalità.
C'è tanta fatica da fare, e tanto tempo da spendere, ma potrebbe valerne davvero la pena.

Le Terra Vergine sono quattro attrici chiuse ne "L'ascensore". Bloccate in un momento della vita. Vincolate in uno spazio ristretto. In pausa.
Le ragazze lavorano molto bene assieme. C'è fluidità nei dialoghi serrati, come nei movimenti costretti in pochi metri. Ma, nella mia attuale versione ScassosissimaPancrazia, mi tocca sottolineare quanto la recitazione e la scrittura funzionino molto bene nelle parti comiche, e molto meno in quelle "drammatiche". Consiglio di lavorarci ancora su.

La serata è finita. Il pubblico vota. La giuria vota. Io, per la prima volta, voto.
Passano il turno Proprietà Commutativa e Terra Vergine. I due lavori compiuti della serata. Inevitabile.
Dopo l'annuncio, però, mi becco mezz'ora di critiche circa il risultato. Mica da parte degli artisti o dei loro amici. No, da parte dei MIEI amici. Nessuno però minaccia di picchiarmi fuori dal locale. Faccio progressi.

L'ultima serata eliminatoria è prevista per il 4/4/2015 al Café des Arts. Ci sarò anch'io. E' un duro lavoro ma qualcuno lo deve pure fare.

N.d.A. le favolose foto sono del socio Sergio Sasso.

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