domenica 1 marzo 2015

Che succede venerdì?

Ricomincia Facce da Palco!
Venerdì 6 marzo alle 21, al Lab di Piazza Vittorio 13 (Torino), riparte il carrozzone del talento e del divertimento.

Sono contenta come una bambina, ma anche agitata ed ansiosa.
Quindi, per prepararmi adeguatamente all'evento, in questi giorni proporrò tutto ciò che di mio è passato su quel palco l'anno scorso. Le indegne parole che ho scritto e che Francesca ha letto. Vabbé non proprio tutte, quelle meglio riuscite, perché non voglio infierire su di voi con i miei esperimenti di "testi da leggere in pubblico". Alcuni così brillanti da scatenare un gelo nella platea che neanche in Alaska.

Oggi inizio con "La storia di Facce da Palco". Un pezzo che in realtà di mio ha soprattutto la forma, mentre il contenuto è tutto (o quasi) di un paziente comico torinese che accettò di correre in aiuto di una poveraccia a cui l'ansia da prestazione aveva bloccato qualsiasi forma d'ispirazione.

Ecco dunque a voi La vera storia di Facce da Palco. Il testo originale. Mica cotiche.

Buonasera a tutti!
Io di solito mi occupo della cronaca di Facce da Palco, della stretta attualità. Questa volta, invece, vi parlerò della storia di questo talent.

Voi pensate di essere qua a vedere un piccolo show, nato solo l’anno scorso a Torino. E invece vi sbagliate, eccome se vi sbagliate! Facce da Palco ha una storia gloriosa alle spalle. Una storia che affonda le proprie radici quasi ottant’anni fa nella culla della civiltà mitteleuropea: la Bulgazia! Laggiù Natalia Topova, nonna della nostra meravigliosa presentatrice, a cui ha trasmesso il nome, la sobrietà, e la predilezione per l’amore libero. Natalia Topova, dicevo, fondò uno spettacolo che avrebbe cambiato il corso del teatro, del cabaret, della musica e lo chiamò: Facce da Palco.
Per 80 anni migliaia di artisti si sono esibiti e sfidati, per poi lanciarsi in sfolgoranti carriere! Sono certa che molti di questi li conosciate anche voi. Ve ne ricordo alcuni:
gli innamorati Albanien e Ramina, passati alla storia della musica dell’Est grazie a successi come Nostalgia socialista o Ilarità. Ve la ricordate Ilarità, no? Quella diventata famosa grazie agli immortali versi “Ilarità è mangiare un panino con dentro un bambino”. Versi poi usati da una certa magistratura per alimentare stupidi pregiudizi.

Poi ci fu il duo comico: Ficarrov e Piconoscky, provenienti da Palermograd, ridente cittadina nel sud della Siberia, i cui abitanti mangiano granita al gusto di aringhe alla parmigiana.
Oppure, più recentemente, i ballerini dall’anca sbilenca “I compagni di Maria”.
E, infine, avrete sentito parlare anche voi di quel misterioso caso legato al monologhista che recitò “Lettera aperta contro Putin”. Un vero talento! Vinse la semifinale ma non si presentò mai alla finale. Che vergogna! Una brillante carriera stroncata da una tale mancanza di professionalità! Se non puoi venire, dillo! E che si fa così? Che avrai mai avuto da fare? Cosa avrà mai potuto trattenerti?


Comunque, arriviamo ai giorni nostri. Con l’ingresso della Bulgazia in Europa e la successiva apertura delle frontiere, Natalia, degna erede della nonna, decise di portare Facce da Palco all’ovest.
Avrebbe potuto scegliere la Germania, la Francia, la Svezia. E invece no: scelse l’Italia. E all’interno dell’Italia avrebbe potuto scegliere Roma, Milano, Napoli e invece no. Scelse Torino. E a Torino avrebbe potuto scegliere qualsiasi teatro o locale, e invece no: scelse proprio il Café des Artes.


E per questa serie di fortunatissime coincidenze noi ci troviamo qui. Tutti assieme. Di sabato sera. Dopo aver girato due ore per un parcheggio. A godere di questo spettacolo. Tutto grazie a nonna Natalia e alla sua deliziosa nipote. 

Un bell’applauso!

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