mercoledì 25 marzo 2015

1992

Guardare 1992 è come guardare un incidente che sta per verificarsi. Al rallentatore.
Un po' come essere a lato della strada mentre una macchina scivola sul ghiaccio e si dirige senza controllo verso un semaforo, un'altra auto, un ciclista, un passeggino. Un burrone.
Sei uno spettatore, sai come andrà a finire ma non puoi fare niente, neanche coprirti gli occhi.

Guardare 1992 è guardare quell'Italia con la consapevolezza del poi. Quell'Italia che non stava rinascendo dalle ceneri di un passato corrotto, come allora credevamo. Ma che, approssimativamente ripulita, correva ad inzozzarsi ancora di più. Un cormorano che tornava a tuffarsi soddisfatto nelle acque piene di petrolio. Sempre più a largo. Sempre più a fondo.
L'Italia della crisi economica, della televisione, della manipolazione, della Lega, dell'ignoranza, dello squallore, della donna che viene venduta e che si vende un tanto al kg. L'Italia che stava diventando appieno ciò che è ancora adesso. In questo momento. Ora.

Guardare 1992 è guardare l'inizio della fine. Impotenti. Inebetiti. Dolorosamente consapevoli di non essere passanti ma passeggeri. Noi eravamo dentro l'auto allora. Noi ci siamo ancora.

2 commenti:

AD Blues ha detto...

E tu pensa che qualche "intellettuale", persino di quelli che si definiscono di sinistra, ha detto che 1992 è solo una macchietta che non rispecchia la realtà...

---Alex

Jane (Pancrazia) Cole ha detto...

Certo, ma solo perché la nostra realtà supera la più sfrenata e farsesca fantasia. Purtroppo.
:(

 

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