giovedì 17 ottobre 2013

Pancrazia in Irpinia (Sesta Parte)

Lungo le strade della blogosfera si assiste a scene strazianti. Lettori orfani piangono calde lacrime. Blogger amici navigano con lo sguardo vacuo e una sola ripetuta domanda nella testa e nel cuore:
"Perché?"
"Perché?"
"Perché?"
"Perché Pancrazia non continua a raccontarci la sua passata vacanza in terra irpina?"

Ve lo dico io il perché.
Perché sono disorganizzata e metto troppa carne al fuoco, col risultato che le costolette mi si bruciano, mentre le salsicce rimangono dimenticate nel congelatore.
Ma per vostra "fortuna", oltre ad essere nevrotica e caotica, sono anche flemmatica e priva di vergogna. Per settimane vi ho lasciato appesi senza una parola o una spiegazione? Embé? Oggi ricomincio il mio racconto come se nulla fosse.
Voi non potete vedermi né sentirmi, ma sappiate che in questo momento fischietto beata e sfacciata come se l'ultimo post di "Pancrazia in Irpinia" risalisse all'altro ieri e non a un mese fa.
Sì, sì, un mese. Avete letto bene: un mese. Come passa il tempo quando ci si diverte, eh?

Magari qualche nuovo lettore non sa neanche di cosa io stia parlando, mentre qualche vecchio affezionato ormai non si ricorda più a che punto fosse arrivata la mia ludica cronistoria. Quindi, giusto per perdere un altro po' di tempo e mettere alla prova i vostri nervi, ho deciso di produrmi in un rapido riassunto.

Se volete potete anche saltarlo, ma poi io vi interrogo e se non siete preparati so' cazzi! Ça va sans dire.

La scorsa estate decisi di passare qualche giorno di vacanza in Irpinia. Perché sono un'originalona e perché in quella terra meravigliosa risiede la mia amica Gra' (Prologo).
Superata la difficoltosa preparazione del bagaglio (Prima parte), iniziai la transumanza dalle Alpi agli Appennini, come in uno struggente e patetico racconto del noiosissimo De Amicis. Durante il viaggio rimasi bloccata per qualche ora a Roma, divisa tra l'orrore per i bagni pubblici (Seconda Parte) e l'estasi per la capitale (Terza Parte). Dopo aver perso il 90% dei liquidi del mio corpo e aver rischiato la mummificazione, salii finalmente sul pullman, autobus, corriera, o come diavolo lo chiamate voi, in direzione dell'entroterra campano (Quarta Parte). Per poi arrivare ad Ariano Irpino, conoscere un gruppo di supereroi (Quinta Parte) e andare a mangiare la pizza. 

Pizza? Pizza? Ecco dov'ero arrivata: vi devo raccontare della pizza di zì Pumpilia.

Continua...




Che gran burlona sono.
Burlona, ho detto burlona!
Razza di screanzati!


Continua...

... per festeggiare la mia prima sera in Irpinia venni condotta dal gruppo dei suddetti supereroi a mangiare la pizza. Ma non una pizza qualunque: la pizza di zì Pumpilia.

Costei delizia i palati locali e forestieri con morbide golosità. Costei ti fa sentire a tuo agio accogliendoti in un ristorante-trattoria-bettola dall'arredamento vario e creativo. Molto vario e molto creativo. Forse troppo. Ma non sono qua per sottilizzare. Del resto, negli ultimi anni Torino si è riempita di meravigliosi ristoranti, dal design moderno e la cucina di bassa qualità e alto costo. Quindi: ben venga la zì Pumpilia con le sedie spaiate, i tavoli che ballano, ma la pizza che ti manda in estasi le papille gustative!

Questa santa donna si fa affiancare sul lavoro da tutta la famiglia. E, a splendere di luce propria tra il parentado tutto, vi è lui: il figlio MASCHIO. Unico e inimitabile.
Costui ha due compiti fondamentali da svolgere: sonnecchiare dietro il bancone del bar e fare il conto.
Qualsiasi altra cosa gli venga chiesta gli provocherà ipersudorazione, tremori e perdita dei sensi.
La mia amica Gra', di fronte alla difficoltà di scegliere una pizza adatta con cui concludere la serata, ebbe l'ardire di chiedergli: "Tu che ci consigli?"
Lui, prima si guardò intorno per capire con chi stesse parlando poi, rassegnato al fatto che la domanda fosse rivolta proprio a se medesimo, cominciò a balbettare, indietreggiare e, non contento, si buttò a terra fingendosi morto.

Ma per quanto riguarda il sonnecchiamento dietro il bancone del bar e il calcolo del conto del cliente, poche persone al mondo possono dirsi all'altezza del figlio MASCHIO. Poche o forse nessuna.
Per dormire in quel modo, in piedi, con gli occhi aperti, appoggiato allo spillatore della birra, non bastano costanza ed allenamento, ci vuole proprio un raro e innato talento naturale.
Per fare i conti, poi, con tale ingegneristica precisione, ci vogliono anni di studio, applicazione e sprezzo di qualsiasi regola dell'aritmetica. Infatti, non si sa perché e non si sa per come, qualunque sia il tipo di pizza scelta, la quantità di birra con cui la si è annaffiata e il dessert con cui si è chiusa la serata, il risultato dato dal MASCHIO contabile sarà sempre lo stesso: 7 euro a testa. Punto.
Evidentemente tra quelle mura non è mai arrivata l'inflazione, la speculazione, la cattiveria della gente e soprattutto una calcolatrice funzionante o, almeno, un pallottoliere.

Da zì Pumpilia si mangia tanto, si mangia bene e si paga pure poco.
Lunga vita a zì Pumpilia!
Lunga vita al figlio MASCHIO!

Continua...

2 commenti:

Eireen ha detto...

E adesso vogliamo subito l'indirizzo di zi' Pumpilia.

Jane (Pancrazia) Cole ha detto...

@Eireen: l'indirizzo è segretissimo, se lo svelassi si abbatterebbe su di me l'ira cieca del figlio MASCHIO!

 

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