venerdì 1 giugno 2012

Racconto: "L'uomo che volava sull'acqua"

"Derriere la Gare Saint-Lazare" Cartier-Bresson
Paul osservava l'uomo che correva sull'acqua.
La madre e il parroco gli avevano raccontato spesso di Gesù. Ma Gesù non correva, camminava.
Quel signore invece correva, correva proprio. Correva veloce sopra la grande pozzanghera.

Nei giorni precedenti aveva piovuto tanto e di fronte al camposanto si era formato un grande pantano. Tutti ci giravano attorno, ma l'uomo col cappello no. Lui aveva preso la rincorsa e si era messo a fare grandi falcate sull'acqua. Sembrava che i suoi piedi non toccassero la superficie, sembrava che le suole delle sue scarpe neanche si bagnassero. Sembrava che si divertisse un mondo.

Paul se ne stava là, a bocca aperta, mentre la madre cercava di tirarlo via per un braccio.
"Ti sei imbambolato? Sbrigati!", gli diceva.
"L'hai visto? Quell'uomo vola sull'acqua!"
"Muoviti e non dire sciocchezze. Nessuno vola sull'acqua!"

Paul si chiedeva che fretta ci fosse. Il babbo non se ne sarebbe mica andato. E probabilmente non si sarebbe neanche stufato di aspettare. Non che avesse altra scelta, comunque. Lui stava sempre là, ogni sabato, a guardarli serio. I baffoni dritti, gli occhi stretti e quella strana espressione concentrata. "Secondo me gli scappa la cacca", pensava Paul ogni volta che guardava la foto in bianco e nero appiccicata alla lapide.

La madre ogni settimana tirava fuori un fazzoletto, lo bagnava nella fontana e poi si accucciava a terra a lucidare il marmo. Lucidava e parlava. Lucidava e mugugnava. Lucidava ed elencava con ordine tutte le disgrazie in cui li aveva lasciati il marito, quando aveva avuto la bella idea di prendersi la meningite. E pensare che lei glielo diceva sempre: "Copriti le orecchie o ti verrà un accidente!" Ma lui no, lui non le dava mai retta, lui si sentiva più furbo. Ed ecco il risultato, l'accidente gli era venuto sul serio. E ora riposava in eterno, mentre lei lavorava come una schiava. Comoda la vita e pure la morte!

Paul girava tra i viottili, prendendo a calci i sassi e sillabando i nomi dei morti.
Ad un tratto però la vide. Era bella, grande, liscia come l'olio e nera come la liquirizia. Quella era sua.
Decise di provarci. Prese la rincorsa. Uno, due e tre. Sua madre per una volta aveva avuto torto. Non era poi così difficile volare sull'acqua. E ci si divertiva un mondo.

7 commenti:

Ross ha detto...

"Non sarà mai una fotografia a far aprire gli occhi sulla realtà. Una fotografia, come la realtà, si può vedere solo se prima si aprono gli occhi. Solo se si hanno gli occhi aperti". (Tano D'Amico)

Gli occhi limpidi della tua immaginazione, cara Jane, sono spalancati e profondi come quelli di una bimba in stato di perenne sorpresa per quanta novità c'è al mondo.
Bravissima.

Annalisa ha detto...

Mi è piaciuto molto, complimenti.

Jane (Pancrazia) Cole ha detto...

@Ross: un commento bellissimo. Un vero onore riceverlo da te. Grazie.

@Annalisa: benvenuta! Grazie della visita, del commento e dei complimenti :)

Anonimo ha detto...

Bellissimo come del resto tutti i tuoi racconti, riesci a far tenere il fiato sospeso sempre e comunque fino alla fine, fino all'ultima parola.
Brava sorellaCole

Raccontango ha detto...

Foto magica, come il tuo racconto: sospesi, entrambi...

Jane (Pancrazia) Cole ha detto...

@SorellaCole: grazie!

@Raccontango: Foto e racconto "sospesi". Definizione molto azzeccata. Grazie!

Farnetico ha detto...

Ma quanto sei brava??
Io ho finito gli aggettivi, mi aiuti tu, Maestra?
Leggere e meravigliarsi, come fosse la prima volta davanti a un testo, dinanzi ad una storia, sopra l'emozione.

 

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