mercoledì 25 gennaio 2012

Erasmus: "Un indimenticabile Capodanno" (prima parte)

Tornai dalla Germania per passare le vacanze di Natale in terra natia.
Trascorsi il 24 ed il 25 nel caldo soffocante abbraccio parentale.
Azzardai un 26 davanti ad un piatto di tagliatelle al ragù insieme al mio ex. Per dimostrare che potevamo essere amici, che l'andare all'estero mi aveva fortificata, che non soffrivo più per lui e che, mentre l'infingardo guardava con rinnovato interesse la nuova cosmopolita versione di me, io sarei stata in grado di mantenere il controllo e non buttargli le braccia al collo nel tentativo di sedurlo oppure strangolarlo.

Infine venne San Silvestro. Una festa in montagna con una trentina di amici a cui piaceva sia la vecchia sia la nuova versione di me. E che non si offendevano quando dicevo loro di voler ripartire ma, anzi, programmavano gite per venirmi a trovare e fare un poco di sana bisboccia crucca assieme.
Tanti mesi di lontananza però avevo finito col farmi dimenticare o sottovalutare qualche insignificante particolare riguardo al simpatico gruppo con cui solitamente mi accompagnavo.
Avevo dimenticato, per esempio, che alcuni di loro fossero degli emeriti deficienti con cui uscivo solo in quanto amici di amici di amici di amici.
Avevo dimenticato che S e B, fino a poco tempo prima amiche morbosamente indivisibili, ora non si parlavano più e avevano trasformato la comitiva in una sabauda versione della Guerra Fredda, con tanto di muro di Berlino a forma di gianduiotto.
Avevo dimenticato che E non sarebbe venuta alla festa perché P si era innamorato di un'altra, e lei stava ancora a raccogliere i cocci. Che, per quanto volessi bene a P, l'avrei volentieri preso a mazzate per tutto il male che aveva fatto alla povera E.
Avevo dimenticato persino che il mio caro amico O, con cui mi trovai a fare tutto il viaggio in macchina dalla pianura fino alla vetta, avesse come indiscusso mito musicale Michele Zarrillo. E, infatti, mi toccarono due ore filate di "Una rosa blu" senza soluzione di continuità.

Ma tutto ciò non aveva importanza. A Capodanno le cose vecchie e brutte si buttano dalla finestra e si tengono solo quelle belle che ci accompagneranno per tutto l'anno nuovo.
Tutto si supera.
Tutto o quasi.

Ognuno di noi aveva generosamente contribuito a costituire un importante tesoretto da spendere in salatini, bevande varie e soprattutto alcolici. Tanti alcolici.
Arrivati tra i monti, mentre io ed altre giovani nonne Papere esibivamo orgogliose i dolci preparati per l'occasione, mi accorsi che tutto quello zuccheroso ben di Dio avremmo dovuto mandarlo giù con l'acqua del rubinetto. Sul tavolo, infatti, facevano bella mostra di sé solo una bottiglia striminzita di Limoncello ed una di Vodka scadente. Nient'altro.

"E la birra?"
"Non l'abbiamo presa"
"Davvero un colpo basso per una che è appena arrivata dalla Germania. Vabbè, vi perdono. Ma il resto della roba da bere dov'è?"
"Da nessuna parte: è tutto qua."
"State scherzando, vero? Ma che c'avete fatto con tutti quei soldi?"
E a quel punto gli occhi dei quattro mentecatti responsabili dell'approvvigionamento brillarono di lucida follia. "Guarda che meraviglia", mi dissero orgogliosi, esibendo una vera e propria santa barbara: petardi, tric e trac, bombe a mano e altre fesserie simili.

Partiamo dal presupposto che io odio i cosiddetti "botti" e che quindi magari non sarò proprio obiettiva, ma a voi sembrerebbe normale per una spesa di 30 persone comprare solo un pacchetto di patatine sbriciolate, appena un litro e mezzo di bevande, ma una quantità tale di petardi da far venir giù una valanga?

Superato lo shock della spesa e della mia conseguente crisi isterica, tutti noi, giovani e belli, procedemmo alla vestizione.
La festa vera e propria si sarebbe tenuta in un appartamento poco distante e molto più grosso, dove ci aspettava un altro gruppo di amici di amici di amici di amici di amici.

Continua...

8 commenti:

Farnetico ha detto...

Ho appena finito di leggere il post (e anche il tuo commento in risposta al mio)
Con una certa solennità e dignità mi alzo dalla poltrona..
(Mi piego su un ginocchio e con la testa chinata in riverenza)
Sollevo il capo:

"Amata Jane Pancrazia Cole vuoi sposarmi?"

(Non sono un tipo impulsivo o che si fa prendere dal momento né un seduttore da quattro soldi)

Jane (Pancrazia) Cole ha detto...

Dopo essere stata travolta da un'ondata di emozione, un dubbio mi colse: non mi vorrai mica sposare solo per avere in anteprima la seconda parte del post?

Farnetico ha detto...

Ecco! io da galantuomo mi dichiaro e faccio "la proposta" e, nelle more, Dubbio ti "colse".
Pessimismo e fastidio.
Venerata Jane Cole Pancrazia avere le tue anteprimas (è plurale) è un desiderio, ma solo una goccia in mezzo a quel mare di pensieri, opere e omissioni che fanno di te, Radio.

Jane (Pancrazia) Cole ha detto...

@Farnetico: tu sei un genio dei commenti lo sai? Dovresti farne una professione. Mi hai lasciata letteralmente senza parole.

Spiessli ha detto...

Spero che almeno "di là" avessero pensato a rifornire come si deve bar e dispensa!

A quando la second a parte? Eh? Eh?

Spiessli ha detto...

seee "di là avessero". scusasse, ho avuto una giornata pesantessa assai

Farnetico ha detto...

Ti prego di non rivelarmi mai il grado di ironia e sarcasmo di cui si sostanzia il complimento che mi hai fatto.
Voglio morire felice.
P.S. Dalle mie parti (Regno di Sicilia) si dice che scherzando e ridendo non mi hai ancora risposto (!!!)

Jane (Pancrazia) Cole ha detto...

@Farnetico: pure dalle mie parti si dice così

 

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