giovedì 25 febbraio 2010

lunedì 22 febbraio 2010

Se ne riparla fra otto anni

Per otto anni Jane è andata a lavoro con abiti e scarpe comode.
I primi perché, indossando il camice, non ha mai pensato valesse la pena addobbarsi troppo e le seconde perché, dovendo lavorare per lo più in piedi, usare calzature basse e confortevoli le è sempre parsa l'unica scelta ragionevole.

Ieri c'è stata la svolta.
Jane è stata colta da un'improvvisa, inspiegabile ed inopportuna voglia di vestirsi da femmina. E così, al bando pantaloni e ballerine, la sventurata ha optato per un miniabito di maglia ed un paio di aggressivi stivali.
Con questo nuovo look Ella si sentiva gnocca, altissima e meravigliosamente donna.

Ad inizio mattinata Jane era una panterona con l'incedere sensuale e sicuro di Naomi Campbell.
All'ora di pranzo i suoi leggiadri piedini avevano ormai lasciato il posto a due zamponi bolliti e la falcata felina era stata sostituita da un'andatura sgraziata e traballante degna di un pachiderma zoppo.
Dalla Venere Nera ad Antonella Clerici in sole cinque ore.

Che questo post funga da promemoria:
"La prossima volta che metterò i tacchi al lavoro sarà fra altri 8 anni. Lo giuro su Le Tagliatelle di Nonna Pina!"
Jane Pancrazia Cole

giovedì 18 febbraio 2010

Domenico e Giovanni

Sicilia, 1942.
La prima volta che lo vide passeggiare sotto la finestra il cuore le balzò in gola.
Si conoscevano fin da piccoli, nati e vissuti nella stessa via a poche case di distanza. Lui crescendo si era fatto così bello: aveva gli occhi neri, i capelli folti portati all'indietro e quel sorriso storto e malandrino che faceva piegare le ginocchia a tutte le donne del paese.
Passeggiava lungo la strada e poi alzava lo sguardo verso la sua camera. Lei era un'ombra dietro il vetro, ma la sua sola presenza equivaleva ad un sì.

Si sposarono una domenica mattina di settembre. Un abito bianco ed una divisa.

Lui partì per il Nord poche settimane dopo le nozze e lei rimase ad aspettarlo. Una sposina innamorata, con la testa piena di sogni e progetti.


Piemonte, 1943.
La prima volta che lo vide lei era in bicicletta. Con la mano sinistra reggeva il manubrio e con la destra cercava di tenere giù la gonna.
Gli altri uomini le scrutavano le gambe con quello sguardo sporco, più offensivo di qualsiasi parola. Lui no, lui la guardò in viso.

Da quel giorno si incontrarono spesso.
A lei piaceva tanto il profumo di lui, quella leggera fragranza che riusciva a cogliere quando camminavano l'uno accanto all'altra senza mai sfiorarsi. La ubriacavano quegli occhi scuri, un pozzo in cui era impossibile non lasciarsi cadere. E poi c'era quel sorriso, storto e malandrino, che dedicava solo a lei e che le faceva piegare le ginocchia.

La sera che annunciò il suo imminente ritorno al Sud, a lei si spezzò il cuore.
Lui la rassicurò, promettendole che sarebbe tornato a prenderla. Lei decise di credergli e nell'ombra, sulla terra umida, lo amò.
Era aprile.


9 maggio 1943.
Un bombardamento colpì duramente la città di Palermo.
Tra le numerose vittime e le tante storie spezzate ci fu anche quella dell'uomo giovane e bello, sepolto sotto le macerie insieme al suo segreto.


Cinquant'anni dopo due persone ebbero finalmente l'opportunità d'incontrarsi.
Due occhi neri e profondi da una parte ed un sorriso storto e malandrino dall'altra.
"Mi chiamo Domenico. Sono nato il 10 maggio del 1943."
"Mi chiamo Giovanni. Sono nato l'8 dicembre del 1943."

Cinquant'anni dopo quel padre che non avevano mai conosciuto fece loro il regalo più grande: un fratello.

lunedì 15 febbraio 2010

Post di decompressione. Che poi, a rileggerlo, è persino carino.

E' già accaduto in passato e certamente succederà ancora in futuro.

Mi blocco.
La mia mente si fa fertile quanto il deserto.
Non mi viene un'idea decente per un post neanche a pagarla oro.
Più i giorni passano, più il Censore che vive nella mia testa diventa severo e boccia sul nascere ogni timida proposta.
Come? Non ne avete uno anche voi? Una voce acida che critica ogni argomento scelto, insinua dubbi su congiuntivi e condizionali, bolla metà delle cose che scrivete come spazzatura?
No? Beati voi.
Io ce l'ho.

In questi 2 anni, quasi 3, di onorata carriera da blogger ho imparato che c'è una sola cosa che può aiutarmi a ritrovare la via.
No, non è la droga.
No, non è la fede.
No, non è neanche la Sacher Torte.
E' il Post di Decompressione.

Uno scritto inutile, privo di contenuti, la cui unica funzione è quella di dare qualcosa da leggere a voi, che vi starete iniziando a chiedere dove sia finita, e di zittire il succitato Censore che, di fronte a tanta vuota ovvietà, rimarrà senza parole.

Ogni Post di Decompressione che si rispetti deve essere accompagnato da un po' di musica.

All together:
I'll never forget you
They said we'd never make it
My sweet joy
Always remember me

I'll never forget you
At times we couldn't shake it
You're my joy
Always remember me

giovedì 4 febbraio 2010

L'amore è cieco, ma l'amicizia di più!

Jane: "Domenica è venuto a donare il mio professore preferito del liceo"

Ciccio: "Ti ha riconosciuta?"

Jane: "Certo, perché non avrebbe dovuto?"

Ciccio: "E' passato molto tempo. Sarai un po' inv..."

Jane: "Un po' inv...cosa???"

Ciccio: "Un po' cambiata. Volevo dire, sarai un po' cambiata, no?"

Jane: "No! Sappi che io sono uguale a come ero a 19 anni! U-G-U-A-L-E!"

Jane: "Domenica è venuto a donare il nostro professore preferito del liceo!"

LAmicaMeri: "Ma dai, e come sta?"

Jane: "Bene. E mi ha riconosciuta subito!"

LAmicaMeri: "Certo, perché non avrebbe dovuto? Tu sei uguale a quando facevamo le superiori. Non sei invecchiata di un giorno.
Anzi, ti dirò: sei perfino più bella!"

Prima che me lo chiedate voi, rispondo io.
No, LAmicaMeri non era ironica e neanche sarcastica, ma seria e convinta delle proprie affermazioni; e si, LAmicaMeri è la stessa con l'insana passione per Giacobbo.

mercoledì 3 febbraio 2010

Può capitare.

Quando ti svegli all'alba di una domenica mattina per andare a lavorare, può capitare di avere le occhiaie di un panda, il colorito di una lucertola e la capigliatura di un leone phonato.

Quando ti svegli all'alba di una domenica mattina per andare a lavorare, può capitare di essere mansueta come una tigre dai denti a sciabola, gentile come una iena e ben disposta verso il prossimo come un grizzly.

Quando ti svegli all'alba di una domenica mattina per andare a lavorare ed un donatore si lamenta acido di essere in attesa da troppo tempo, mentre la sala prelievi è piena come un uovo, tu stai cercando di farti spuntare un paio di braccia in più e nel frattempo trattieni la pipì che ti scappa da almeno tre ore, può capitare che le prime parole che ti vengano da rispondergli non siano appropriate alla boccuccia di una signorina per bene.

Ma può capitare anche che tu riesca miracolosamente a trattenerti perché, in mezzo a tutta quella confusione, improvvisamente riconosci un viso amico che ti sorride e a cui tu sorridi di rimando.

Una domenica mattina di lavoro come tante diventa improvvisamente un giorno speciale grazie a lui.
Lui, che ti faceva sentire importante.
Lui, che sapeva nutrire la tua autostima come nessun altro.
Lui, che ti riconosceva un talento.
Lui, che mostrava orgoglioso i tuoi disegni a tutta la scuola.
Lui, che ti ha insegnato l'amore per l'arte.

Lui, il tuo professore preferito delle superiori.

lunedì 1 febbraio 2010

La donna nella televisione italiana

Per chi, come me, non potrà essere a Bologna giovedì, segnalo il sito ufficiale de "Il Corpo delle Donne".


Sito su cui, tra le altre cose, è possibile la visione integrale del documentario.
 

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