lunedì 20 dicembre 2010

Voi sapete chi è la Szymborska?

Io, fino a poche settimane fa, lo ignoravo.
Sono una capra.
Lo so da me.
Non è il caso che infieriate.

W. Szymborska è una poetessa polacca, anzi è La Poetessa Polacca.
Una donnina dalle spalle ossute e l'aria furba che nel 1996 si è portata a casa il Nobel per la Letteratura e che con le sue raccolte vende quasi quanto un romanziere.
Nei suoi scritti emergono un' ironia ed una lucidità di pensiero rari.
Le sue poesie sono racconti brevi ed intensi che io ho amato dal primo incontro.

Scoprire un libro, una poesia, uno scrittore o un poeta che ci emozionano è sempre un evento speciale. In quel momento si sorride per la consapevolezza di avere un amore in più a scaldarci il cuore ed aprirci la mente.
E' pura gioia.

Vi lascio con un delizioso esempio del talento della signora Wisława Szymborska.

Consolazione

Darwin.
Si dice che per rilassarsi leggesse romanzi.
Ma avesse le sue esigenze:
dovevano essere a lieto fine.
Se gliene capitava uno differente,
lo gettava con furia nel fuoco.

Vero o no che sia-
sono propensa a crederci.

Percorrendo con la mente tanti spazi e tempi
aveva visto così tante specie estinte,
tali trionfi dei forti sui più deboli,
così grandi sforzi di sopravvivenza,
prima o poi inani,
che almeno dalla finzione
e dalla sua microscala
aveva diritto di aspettarsi l'happy end.


E quindi per forza: un raggio che sbuca
dalle nuvole,
gli amanti di nuovo insieme, i casati
riconciliati,
i dubbi dissipati, la fedeltà premiata,
i beni recuperati, i tesori dissotterati,
i vicini pentiti del loro accanimento,
la reputazione resa, la cupidigia smascherata,
le vecchie zitelle maritate con pastori
dabbene,
gli intriganti deportati nell'altro emisfero,
i falsari di documenti scaraventati dalle scale,
i seduttori di vergini di gran corsa all'altare,
gli orfani accolti in casa, le vedove consolate,
la boria umiliata, le ferite sanate,
il figliol prodigo invitato alla mensa,
il calice dell'amarezza vuotato in mare,
i fazzoletti intrisi di lacrime pacificate,
canto e musica per tutti,
e il cagnolino Fido,
smarrito già nel primo capitolo,
corra pure di nuovo per la casa
abbaiando gioioso.

11 commenti:

Lumaca a 1000 ha detto...

mmm...qualcuno che non conoscevo e che ora voglio conoscere!
(anche io sono per il lieto fine, c'è qualcosa di male? :) )

Ross ha detto...

Già sentita, mai studiata però. Grazie quindi di questa occasione di approfondimento.
Solo per il sorriso arzillo e furbetto che ha nella foto, sento che mi piacerà questa poetessa combattente. :)

bussola ha detto...

grazie mille per aver aderito all'iniziativa.... ora giro il tuo blog sulla pagina di facebook del libro

Alligatore ha detto...

La consocevo, poco però. L'avevo sentita ad un concerto di una cantautrice italiana, la ... non mi viene il nome ora.

Le FUNKFUNK16 ha detto...

Mi è piaciuta molto! specialmente il tono divertito! Lola

LA CONIGLIA ha detto...

è così bello scoprire nuove poesie e nuove poetesse!!!

usadifranci ha detto...

non l'avevo mai sentita, ma dopo aver letto il tuo post l'ho rincontrata dopo poche ore su un altro libro...era destino! :D

cescocesto ha detto...

una buona idea regalo. grazie jane! :)

amanda ha detto...

e c'è anche questa:

LA FIERA DEI MIRACOLI

Un miracolo comune:
l’accadere di molti miracoli comuni.
Un miracolo normale:
l’abbaiare di cani invisibili
nel silenzio della notte.
Un miracolo fra tanti:
una piccola nuvola svolazzante,
e riesce a nascondere una grande pesante luna.
Più miracoli in uno:
un ontano riflesso sull’acqua
e che sia girato da destra a sinistra,
e che cresca con la chioma in giù,
e non raggiunge affatto il fondo
benché l’acqua sia poco profonda.
Un miracolo all’ordine del giorno:
venti abbastanza deboli e moderati,
impetuosi durante le tempeste.
Un miracolo alla buona:
le mucche sono mucche.
Un altro non peggiore:
proprio questo frutteto
proprio da questo nocciolo.
Un miracolo senza frac nero e cilindro:
bianchi colombi che si levano in volo.
Un miracolo – e come chiamarlo altrimenti:
oggi il sole è sorto alle 3.14
e tramonterà alle 20.01.
Un miracolo che non stupisce quanto dovrebbe:
la mano ha in verità meno di sei dita,
però più di quattro.
Un miracolo, basta guardarsi intorno:
il mondo onnipresente.
Un miracolo supplementare, come ogni cosa:
l’inimmaginabile
è immaginabile.

W. Szymborska

Jane (Pancrazia) Cole ha detto...

@Lumaca a 1000: e a chi non piace? :)

@Ross: anch'io adoro l'espressione che ha in questa foto.

@bussola: figurati. L'iniziativa merita tutta la visibilità possibile.

@usadifranci: davvero? Incredibile coincidenza.

@amanda: grazie per il commento e la poesia. Benvenuta! :)

lucia ha detto...

che meraviglia! la conoscevo perchè me l'aveva fatta conoscere un amico molto speciale, ma questa non l'avevo ancora letta.
saranno i miei aguri di natale agli amici.
grazie cole, un bacio colossale.

 

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