venerdì 5 marzo 2010

Il bimbo con l'innaffiatoio

Il giorno del loro primo incontro lei si presentò all'appuntamento con largo anticipo. Aveva paura di fare tardi o di non trovare il posto e così si era messa in macchina la mattina presto ed era giunta là, in mezzo al nulla, prima di tutti gli altri.

Il resto del gruppo arrivò alla spicciolata.
Sembravano tutti tranquilli e rilassati, da veterani quali erano. Ma lei no. Lei era nuova e si sentiva tesa come una corda di violino.

Passati i controlli di rito e superate tutte le porte ed i cancelli entrarono finalmente nella ludoteca, dove le madri ed i bambini li stavano già aspettando. Dopo pochi minuti erano tutti in piena attività. C'era chi cantava, chi giocava con le costruzioni, chi correva in tondo; solo lei se ne stava immobile, sentendosi assolutamente fuori posto e inadeguata.
Fino a quando una mano piccola piccola le strinse le dita. Allora abbassò lo sguardo e vide una capoccetta di capelli ricci, due grandi occhi nocciola ed il sorriso più dolce del mondo.
Un sorriso tutto per lei. Solo per lei.
Quella mattina loro due giocarono ad innaffiare dei fiori immaginari, a nascondino, a palla e a mille altre cose e quando fu l'ora di andare via, lui la chiamò a lungo, con le braccine tese ed i lacrimoni sul viso.

La prima regola del corso da volontaria era stata: "Non affezionatevi troppo ai bambini, sono solo di passaggio. Attaccarsi troppo ad uno di loro farà soffrire lui e soprattutto voi". Lei queste parole se le ricordava bene e se le ripeteva in testa ogni settimana, ma la magia e la gratitudine che si prova quando un bambino ti sceglie è forte come un innamoramento. E proprio come l'amore rifiuta le regole, per quanto giuste e sensate siano.

Dopo qualche mese accadde l'inevitabile: lui compì tre anni e venne fatto uscire dal carcere per essere riportato al Campo.
Lei sapeva che era meglio così. La prigione non è un posto per bambini, non sono mai felici là dentro, anche se sono con la loro mamma. Ma questa consapevolezza non impedì al suo cuore di spezzarsi.

Ormai sono passati tanti anni da quel giorno.
Lei non l'ha più rivisto, ma ogni tanto ci pensa ancora.
Spera che sia cresciuto sano e forte e che gli sia stata data la possibilità di scegliere come vivere.

Lei non ha ancora avuto figli e non sa se li avrà mai, ma quando immagina un bambino d'amare vede sempre quegli occhi e quel sorriso.
Vede sempre il bimbo con l'innaffiatoio.

Bambini e carcere

9 commenti:

Ross ha detto...

Una storia commovente (vissuta di persona?), raccontata con lo stile puro e delicato che ti contraddistingue. Sono sempre dei bellissimi doni questi tuoi post. Grazie Jane.

Papàciaocacao ha detto...

Mi associo ai complimenti. è vero quando un bimbo ti "sceglie" e ti prende per mano è davvero un'emozione. Succede sempre anche a me con mia figlia!

Il papà di quella Bassa

mafalda ha detto...

Tenerona!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!Ho gli occhietti lucidi!!!!!!!!!!!!!!
Un bacio enorme cara Jane!!!!

mariacristina ha detto...

Che bella storia! Anch'io tanti anni fa, il primo anno che insegnavo, ho avuto un rapporto speciale con una bimba di prima elementare, la vedevo in palestra due pomeriggi a settimana, era in affido, mi prendeva per mano e stava tutto il tempo attaccata a me, senza lasciarmi un attimo. Me la sarei portata a casa, ma avevo solo 18 anni e non sapevo come fare.

Daniele Verzetti il Rockpoeta® ha detto...

Sono commosso. Straordinario il racconto.

Jane (Pancrazia) Cole ha detto...

Grazie a tutti per i bellissimi complimenti.

@Ross: si, la protagonista sono io. Anni fa feci la volontaria nel "Gruppo Carcere" del telefono Azzurro di Torino. Un'esperienza unica, intensa e a volte anche dolorosa.

Alligatore ha detto...

Brava e bello, che dire di più?

mariadiego ha detto...

Sempre belli e intensi sia che siano allegri sia che siano tristi ... sei brava ... mi sono contenuta altrimenti si sgridi :-(

Alessandra ha detto...

che tu rimbrotti tua sorella però non è giusto!
è davvero un bel modo di raccontare Jane ed è stato interessante anche visitare il link che hai messo.
Un abbraccio
Ale

 

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