lunedì 2 novembre 2009

Erasmus (13. La storia sospesa)

Qualche post fa avevo accennato rapidamente ad un misterioso figuro, appassionato di politica e storia italiana, rispondente al nome di Fumiki.
E' giunto il momento che gli dedichi la giusta attenzione, poiché il personaggio merita. Eccome se merita.

Dopo i primi giorni di assestamento allo studentato, iniziai a notare un ragazzo schivo e silenzioso che si aggirava sul mio stesso piano, cucinava nella mia stessa cucina e si lavava sotto la mia stessa doccia.
Io lo salutavo con un garrulo "Hallo", mentre lui rispondeva con un formale e volutamente distante "Guten Morgen".
Tale siparietto venne a ripetersi per giorni, ma io non mi arresi, la sua freddezza non mi fece desistere ed alla fine ebbi la meglio. Una mattina all'ennesimo algido saluto risposi con un sorriso ed una tazzina di caffè fumante. Lui ricambiò con una zuppa liofilizzata.
Seduti alla stessa tavola iniziammo a parlare e raccontarci.
Fu così che nacque un'amicizia.

Fumiki era giapponese e studiava economia.
Dimenticate il tipico giovane nipponico occidentalizzato, buffo e fissato con i congegni elettronici.
Lui proveniva da una famiglia umile, era nato e cresciuto in una zona rurale e cercava di costruirsi un futuro grazie all'impegno e al talento negli studi.
Anche a Berlino seguiva un regime di vita molto spartano, la sera non usciva quasi mai, sfuggiva la confusione e, se c'era abbastanza silenzio nell'Haus 17, lo si poteva sentire suonare lo shakuhachi chiuso nella propria stanza.
Era serio ed a tratti persino cupo. Educato, ma a volte scostante.

Fumiki era pieno di pregiudizi nei confronti degli studenti Erasmus,"una massa di festaioli ubriaconi", e gli italiani, "frivoli, pigri e inaffidabili".
Cercò a lungo di collocarmi in queste due categorie, ma con grande disappunto scoprì che io sballavo tutte le sue ottuse certezze. Uscivo spesso, ma non tornavo ubriaca. Facevo tardi, ma mi svegliavo presto ogni mattina. Mi divertivo, ma frequentavo l'università regolarmente.
Alla fine dovette ammettere che forse non ero io a rappresentare chissà quale rara eccezione, ma lui ad essere parecchio prevenuto.
Dovette arrendersi al fatto che anche i festaioli hanno un cervello e che gli italiani non si alzano a mezzogiorno.

Io e Fumiki parlavamo di tutto: dalla storia italiana alla cultura giapponese, dalla religione all'ecologia, dai cartoni animati alla cucina.
Lui amava il Risorgimento e mi faceva mille domande a cui spesso io, ignorante come una capra, non sapevo rispondere.
Io mi infuriavo per la caccia alle balene: orrida pratica che lui collocava tra le antiche tradizioni ed io tra le barbarie da cancellare.
Lui si stupiva dei cartoni animati nipponici, più o meno lascivi od espliciti, che in Italia venivano considerati adatti ai bambini, e neanche la mia assicurazione di una rigida censura lo rasserenava.
Io lo aiutavo a preparasi la carbonara, ma poi inorridivo scoprendo la sua intenzione di mangiarsela il giorno dopo per colazione.

Fumiki ogni tanto diventava un poco strano, ma mentre io imputavo questo suo comportamento alle diversità culturali, le mie amiche mi dicevano più o meno così: "Ma guarda che quello ce stà a provà".
Ed oggettivamente tutti i torti forse non li avevano.
Le sue attenzioni nei miei confronti col passare del tempo divennero sempre più simili a quelle di un uomo per una donna e non di un amico per un'amica.
Ogni scusa era buona per farmi un regalo, piccoli pensieri di poco valore, ma che sottolineavano il suo affetto nei miei confronti. Una fetta di torta portatami nella lavanderia a gettoni dove stavo facendo il bucato, un festone di origami fatto da tantissime meravigliose gru colorate, una tazza di Glühwein(*) da dividere in due e una targa in ottone da attaccare alla porta del mio nuovo appartamento(**), solo per citarne alcuni.

Forse per troppa timidezza o per la consapevolezza che ci dividesse un'insormontabile montagna di differenze culturali, Fumiki non disse mai niente di diretto circa i suoi sentimenti ed io ignorai sempre, più o meno consciamente, tutti i segnali indiretti.

La storia rimase così. Sospesa. Perfetta per essere ricordata a distanza di anni con un sorriso e tanta tenerezza.

Continua...

(*)La versione tedesca del Vin Brulè
(**)La ricerca della nuova casa sarà argomento del prossimo post.

Prologo, 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12

13 commenti:

adblues ha detto...

Sì ma...
Questa è una storia sospesa in tutti i sensi!
Che fine ha fatto il nipponico forse-spasimante?

---Alex

mariacristina ha detto...

Come diceva Bacone la conoscenza si ha dopo che ci siamo liberati dai pregiudizi. Come chiede adblues, che fine ha fatto Fumiki?

La Strega ha detto...

Ma ... vi dicevate buongiorno e Guten Morgen prima di entrare nella stessa doccia??? Ok. Ora la smetto.

cautelosa ha detto...

Bellissimo post.
Rimango in attesa del seguito, per cui, ti linko...
Se non ti dispiace, naturalmente.
Ciao!

Jane (Pancrazia) Cole ha detto...

@Alex e Mariacristina: ma come siete curiosi!!! :D
E la privacy? ;)
Vabbè, mi sento buona, vi dico solo che da qualche anno è tornato in Giappone e fa il ricercatore all'Università.

@La Strega: ahahahahah, sei una carogna. Adorabile. Ma carogna ;)

@cautelosa: come sei gentile. Grazie per la visita, i commenti, i complimenti e naturalmente il link.
Per quanto riguarda il commento che hai lasciato all'altro post: non sei tu ad essere una madre snaturata è la mia ad essere una chioccia isterica.

mich ha detto...

devo dire che mi sono fatta all'istante la stessa domanda della Strega (c'è da dire che come ex Erasmus il Bonjour - Bonsoir davanti alle docce comuni lo ricordo anch'io)

Alligatore ha detto...

Non potete lasciarci così voi studenti erasmus, con sta storia della doccia... e ridervela tra di voi, non è giusto.
p.s.
fuori post, jane: il mio blog è di tipo vecchio, non riesco ad aggiungere gadget. grazie per la spiegazione, cercherò di rinnovare il blog per il 2010, forse...

Jane (Pancrazia) Cole ha detto...

@mich: ma ce le ho tutte io le lettrici maliziose?!?!

@Alligatore: negli studentati si divide tutto, anche le docce. Ovviamente, di solito, ci si entra uno alla volta.
Di solito.

ps: peccato per il blog vecchiarello. Mi ero impegnata così tanto con la mia spiegazione dettagliatissima! :D

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Questi giapponesi pieni di pregiudizi LOL! :-)))

Bella storia di vita vissuta.

veronica ha detto...

Che donna straordinaria devi essere per aver rubato il cuore a un freddo e prevenuto nipponico!
Non vedo l'ora di leggere la prossima puntata!

prova ha detto...

io lo avrei lanciato al secondo Guten Morgen! brava la mia jae che persevera!!!

prova ha detto...

dimenticavo....la coniglia dal blog di prova dovetenta di modificare senza successo l'html del blog...

Jane (Pancrazia) Cole ha detto...

@Daniele: grazie

@La Coniglia: ma che combini? Tentare di modificare l'html del blog è un tunnel da cui si sa quando si entra, ma non quando si esce :D
In bocca al lupo!

Cara Veronica,
io sono una donna tutta d'un pezzo, che non si lascia condizionare da qualche complimento ed è per questo che ti nomino mia "migliore amica", nonchè "unica erede" ;)

Un abbraccio da La Donna Straordinaria

ps: grazieeeeeee :D

 

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