Erasmus (12. Die kinder)

(Sottotitolo: La sociologa pazza che alberga in Pancrazia.)

Vivere all'estero, anche solo per pochi mesi, ti fa comprendere un paese e la sua gente in maniera molto più profonda di qualsiasi vacanza, guida o documentario.
Mi avevano presentato Berlino come la città dei single e dei gay.
Mi trovai nel regno degli adolescenti che slinguazzano in ogni dove e dei genitori con pargoli al seguito.
Imparai ben presto che i tedeschi respirano molto bene dal naso e sono affetti da un esibizionismo cronico: non esiste panchina, autobus, tram o metropolitana senza una coppia intenta in una funambolica pomiciata pubblica. E più pubblico c'è, meglio è.
Ma ad attirare la mia attenzione furono soprattutto i bambini.
Fin da piccoli i germanici sono diversi da noi. E fanno paura.

I bimbi tedeschi sono fatti di gomma. Indistruttibili nel corpo e nello spirito.
Li ho visti superare la barriera del suono, pedalando come pazzi sulle loro biciclette.
Li ho visti appendersi ai sostegni della metropolitana, dondolandosi come glabri scimpanzé.
Li ho visti tentare di spiccare il volo, lanciandosi da ragguardevoli altezze.
Ho visto fare tutto ciò sotto l'occhio vigile di genitori dotati dell'autocontrollo di un monaco buddista, che si limitavano ad ammonirli con un pacato: "Così ti fai male".
Mentre io trattenevo a stento la madre ansiosa, ossessiva e scassaballe che alberga in ogni donna italiana, e che avrebbe voluto urlare: "OHMARONNAAAA!!!ATTENTO, CHE TI FAI MALEEEE!!!"
Puntualmente i piccoli kamikaze si schiantavano a terra e, trattenendo le lacrime, sopportavano a testa alta e senza batter ciglio il sintetico rimbrotto materno: "Te l'avevo detto."

I bimbi tedeschi hanno lo stomaco foderato d'amianto.
Mangiano qualsiasi cosa, a qualsiasi ora, in qualsiasi condizione.
Li ho visti con il biberon in una mano ed un wurstel nell'altra.
Li ho visti ciucciare avidi l'olio da patatine strafritte.
Li ho visti divorare cheesburger con la rapidità di piraña bulimici.
Li ho sentiti emettere dolci ruttini degni di un camionista bulgaro.
Queste piccole idrovore, alimentate seguendo i dettami di un nutrizionista pazzo, invece di essere ricoverate per una bella lavanda gastrica, crescono grandi e forti.
In grado di digerire anche la peperonata alle 6 del mattino.

I bimbi tedeschi non esistono.
Quegli angeli biondi in giro nei parchi o a passeggio nelle loro carrozzine non sono bambini, ma adulti molto molto molto bassi.
Io l'ho sospettato per mesi e ne ho avuto la certezza una mattina in metropolitana.
Quel giorno mi trovai seduta di fronte a due esemplari dall' età apparente di 6 e 4 anni ed assistetti allibita ad una conversazione degna di due linguisti in erba.

Il Piccolo: "T-i-e-rgarten. Che significa?"

Il Grande: "E' una parola composta: Tier-Garten. Giardino degli animali."

IP: "Ma allora Zoologischer Garten?"

IG: "La stessa cosa: giardino degli animali"

IP: "Ma com'è possibile? Sono due parole diverse."

IG: "Tiergarten è tedesco, mentre Zoologischer Garten deriva dal greco."

IP: "Aaaah, capito."

Non so quando, non so come, ma è ovvio che prima o poi i tedeschi riproveranno a conquistare il mondo e stavolta ci riusciranno.


Paura, eh?

Continua...

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