giovedì 15 maggio 2008

Una brutta storia

Laura vive nel fantastico mondo dei precari.
Ci vive da quando ha finito la scuola e ormai si è abituata. Ogni tanto pulisce qualche appartamento, ma non è mai riuscita a trovare niente di stabile.
Gli anni passano e lei lavora sempre di meno.

Roberto, il marito di Laura, fa il muratore.
Lui vive nel fantastico mondo di quelli che "si fanno un mazzo così" al freddo o sotto il sole cocente e che ogni tanto vengono lasciati a casa, perché c'è poco lavoro.

Federico, il figlio di Laura e Roberto, ha 6 anni e frequenta la prima elementare.
Ha già capito di appartenere al gruppo degli sfigati. Ma lui non si lamenta ed è contento perché la mamma fa la minestrina più buona del mondo, il papà racconta storie bellissime e il nonno lo porta spesso a giocare nell'orto.
Durante il ponte del primo maggio i suoi amichetti sono andati al mare o in campagna.
"Mamma posso fare le vacanze anch'io?" "No Fede, lo sai che non possiamo"
"Ma io non voglio andare lontano" "E dove vuoi andare?"
"Dai nonni!" "Dai nonni? Ma vivono dall'altra parte della strada"
"Lo so, ma se ci sto anche a dormire è come una vacanza vera, no?" "Si Fede, è come una vacanza vera."

Questa famiglia, che vive in 35mq alla modica cifra di 400 euro al mese, anni fa ha fatto richiesta per una casa popolare.
Ogni tanto Laura si reca all'ufficio preposto per vedere come vanno le cose, quanto tempo dovranno ancora attendere.
Alcuni impiegati sono gentili e comprensivi: "Abbia fiducia. Sta avanzando in graduatoria. Vedrà che presto qualcosa uscirà fuori."
Laura è contenta, un po' ci crede e un po' no, ma le piace quando le sorridono e non la trattano come una pezzente.
Ma capita anche di imbattersi in persone così:"Quanti siete in famiglia?" "Tre"
"Reddito mensile?" "800 euro"
"Ce l'ha il piatto doccia?" "Si"
"Il bagno è in casa?" "Si"
"E allora di che si lamenta? Lo sa che c'è chi ha ancora il bagno sul ballatoio? O che non ha il piatto doccia? Lo sa? eh?" "Si, ma viviamo in 35 mq. Dormiamo tutti nella stessa stanza"
"Suo figlio quanti anni ha?" "6. Ormai è grande. Per aprire l'armadio devo spostare il suo lettino..."
"Si, si, ho capito...quante storie! I bambini fino a 8 anni possono dormire in camera con i genitori. Pensi a quelli che stanno peggio!"
"Ma...secondo lei quanto ci vorrà ancora?" "Almeno 3 anni. Voi siete fortunati. Prima bisogna dare una casa a chi ne ha davvero bisogno!"
Laura se ne va con le spalle curve, cerca di non piangere e si vergogna un po'. Forse è vero che loro pretendono troppo, che loro questa casa non se la meritano, che lei non se la merita.

Laura va a casa dei nonni a prendere Federico, lui è contento perché è stato nell'orto, le sorride e l'abbraccia.
Lei lo guarda e pensa che un bambino così una situazione migliore se la meriterebbe.
E forse anche lei si meriterebbe almeno un po' più di rispetto.

12 commenti:

kekkasino ha detto...

purtroppo la realtà è triste, il bambino merrita una casa più grande, i genitori di vivere finalmente, e non sopravvivere, ma soprattutto meritano rispetto da chiunque!

Tendallegra ha detto...

E' la storia di tantissime famiglie e di tantissimi bambini.
Siamo precipitati in questa situazione che è diventata pressochè regola.

E tutto è infinitamente triste, per chiunque, ma soprattutto per i bambini che hanno un diritto inviolabile, quello di poter vivere bene la propria infanzia.

I bambini hanno il diritto di essere bambini.

Alessandra ha detto...

Ciao J.
lavoro dall'altra parte dello sportello e del filo del telefono. Purtroppo quello che racconti succede "spessissimo" ...so...che molti "utenti" (sigh!) chiamano e vogliono parlare con me e non con l'assistente sociale! questa cosa è tristissima ... ma il mio carattere e quello che "ho visto e imparato" a casa mia mi induce a fare e dare il massimo per chi mi trovo di fronte "per lavoro". Quindi è da un pezzo che ho deciso che la differenza la voglio fare io!
Questo implica fatica e attenzione fuori misura, ma ti assicuro che ne vale la pena!!!!

forse, se tutti ...
sarebbe diverso! non credi???

un abbraccio ale

Diarionotturno ha detto...

Se l'hai scritta tu, è ora che cambi (o già lo fai?) lavoro: scrivi racconti e magari pubblicali in proprio su www.lulu.com
Altrimenti grazie per la bellissima storia.
PS: perché queste cose, un attimo dopo avermi commosso mi fanno venire l'improvvisa voglia di imbracciare la mitica mazza da baseball da M. Douglas in "Un giorno di ordinaria follia?"

J.Cole ha detto...

@kekkasino: hai colto in pieno il motivo per cui ho raccontato questa storia. Il rispetto!Chiunque lo dovrebbe esigere. Il fatto che una persona abbia ridotte disponibilità finanziare o sia in difficoltà non giustifica nessuno a trattarla con sufficienza o fastidio.

@tendallegra: a dire il vero non mi preoccupa tanto il "Federico bambino" quanto il "Federico adolescente". Certe difficoltà si soffrono ancora di più crescendo.

@Alessandra: è un bene che gli "utenti" possano avere a disposizione persone con la tua sensibilità. Voi non potete fare miracoli, ma un po' di umanità e "rispetto" mi sembrano fondamentali.

@diarionotturno: io ho solo riportato una vicenda che mi è stata raccontata. La storia è tristemente vera, piatto doccia e "vacanze dai nonni" compresi!

Deception Point ha detto...

Cosa dire di più di ciò che hai espresso con questo racconto di vita vera?

Io ho seriamente paura del futuro! Tanta..

Alice ha detto...

Accontentarsi, perchè al mondo c'è gente che sta peggio, purtroppo non è sufficiente a vivere, le belle parole non aiutano una famiglia in difficoltà, ma soprattutto a nulla serviranno per aiutare a crescere un bambino.

Qualche settimana or sono leggevo uno sconcertante articolo sul precariato, pubblicato nel magazine "Il venerdì di Repubblica". Ad una giovane precaria, per altro plurititolata, che protestava per ottenere condizioni di lavoro e retribuzioni eque, è stato risposto "Pensa a quelli che stanno in Africa". Questa è una buona giustificazione per retribuire 8 ore di intenso lavoro con 250euro mensili?

C'è un cancro nella nostra società, la mancanza di equità sociale, di prospettive di vita adeguate. Ovunque mi guardi, vedo tanta infelicità, persone che si arrabattano come meglio possono per tirare avanti, ma soprattutto giovani senza aspettative. Il precariato endemico ci ha tolto la voglia di costruirci un mondo di stabilità intorno, priva molti di noi della possibilità di progredire, acquistare una abitazione, costruire una famiglia.

Irene ha detto...

Cosa aggiungere di più... come si fa a credere in un futuro, aver voglia di fare una famiglia,e non continuo quando si leggono queste storie di vita vissuta e tante e troppe altre! ciao

Ranabottola ha detto...

Sob... :(

Alessandra ha detto...

ciao J.Cole ...buon week end!
ale ;)))

MasterMax ha detto...

Brutta perché vera... vivo in un paese popolare fatto di tanti operai della Brianza. Della "ricca" Lombardia. Di bimbi così ne vedo ogni giorno, vanno a scuola con mio figlio. Bimbi che non possono andare in gita alla fattoria perché 10 euro per il pullman sono troppi.

J.Cole ha detto...

@Deception: anch'io!

@Alice, Irene: esattamente. Non si posso fare più progetti. Sempre più persone sono costrette ad arrabattarsi in un infinito ed incerto presente.

@ranabottola: :(

@mastermax: bambini come Federico, che hanno già capito di essere degli "sfigati". Oltretutto, crescendo e diventando adolescenti,la situazione diventerà sempre più pesante per loro.

 

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