lunedì 30 luglio 2007

Harry Potter. il film.


Ieri pomeriggio, approfittando dell’assenza di Ciccio e Diego, la mia sorellina ed io siamo andate a cercare un po’ di refrigerio all’interno di un cinema.

Ovviamente sono andata a vedere “Harry Potter e l’ordine della fenice” eCheVeLoDicoaFare?!?!?
Non sono una grande appassionata dei film della saga. Sono andata a vederli tutti, ma esco sempre insoddisfatta per i tagli fatti alla trama e per la caratterizzazione dei personaggi.

Tutto sommato questa pellicola è meno peggio delle altre: la sceneggiatura è scorrevole e abbastanza aderente all’originale, ed anche gli effetti speciali sono decisamente migliorati.

Hermione dal terzo film in poi è stata orrendamente snaturata. Oltre ad essere onnipresente, è distante mille miglia dall’adorabile personaggio creato dalla Rowling. La riccia dei libri è una fantastica “knowitall”, un po’ pedante, ma molto dolce; la protagonista dei film è una via di mezzo tra wonderwoman e una cheerleader.

La strabordante Hermione riduce lo spazio per il povero Ron, che risulta essere, come sempre, il più penalizzato. Ed è un vero peccato considerando che Rupert Grint è l'attore più talentuoso del trio.

Daniel Radcliffe (Harry) fornisce un'interpretazione mediocre ed anche se è migliorato con gli anni (peggiorare era difficile) rimane sempre un passo indietro rispetto agli altri giovani e un abisso sotto i mostri sacri che danno corpo e voce agli adulti.

Sorprendente Luna, nel film anche meglio che nel libro. La ragazzina che è stata scelta per la parte, Evanna Lynch, è talmente brava da chiedersi se sia così anche nella realtà o se il suo sia un grande talento.

Regale, elegante e sexy Jason Isaacs che con le poche scene a sua disposizione tratteggia un Lucius Malfoy per cui molte donne, me compresa, sarebbero pronte a fare pazzie.

Imelda Staunton, che interpreta la Umbridge, è perfetta, ma del resto da un attrice del suo calibro non ci si poteva aspettare niente di meno.

Gary Oldman è un grandissimo, ma il suo Sirius in questo film mi ha convinta poco. Trasformato in un dandy dai capelli cotonati, lontano dall’uomo tormentato e scontento del libro.

Come ogni potteriana che si rispetti non potrò mai essere soddisfatta al 100% di un film tratto dai libri della Rowling, ma “L’ordine della fenice” la considero la trasposizione cinematografica migliore dopo “La pietra filosofale”.

Ps: ehi tu!Dico a te!Si, proprio a te, il cretino seduto davanti a me al cinema! Non si tiene acceso il cellulare e soprattutto non si risponde alle telefonate. Sei riuscito a intrattenere tre conversazioni telefoniche durante un solo film. Volevi stabilire un nuovo record? O semplicemente vedere quanto tempo avrebbero potuto resistere gli altri prima di prenderti a randellate?

domenica 29 luglio 2007

Harry Potter. Il libro.


"Harry Potter and the Deathly Hallows".

607 pagine in due giorni.
Sono arrivata a leggere l’ultima parola, dell’ultima riga, dell’ultima pagina, dell’ultimo capitolo, dell’ultimo libro della saga di Harry Potter alle 4:40 di mattina.
Sono completamente pazza? Può darsi.
Ma girando per i vari forum dedicati al maghetto, mi sono consolata sapendo di non essere certamente l’unica matta e neanche la più vecchia. Anzi ho notato che più il potteriano è stagionato più è fanatico!

Non voglio dare nessuno spoiler, ma mi limiterò a dire che il libro mi è piaciuto molto, anzi moltissimo.
Sicuramente ha qualche difetto: un po’ lento l’inizio, fin troppo pregna di avvenimenti la terza parte e un po’ debole e fuori del contesto l’epilogo.
Ma questa lettura mi ha comunque appassionata, divertita e commossa.
Ho pianto come un vitello in più di un’occasione. Ho adorato tutti i personaggi, sia positivi sia negativi.
Ron, Neville e Luna hanno avuto finalmente lo spazio che meritavano.
I buoni sono rimasti buoni, ma hanno dimostrato un lato più umano, ricco d’imperfezioni, più vicino alla realtà e meno alla divisione netta tra bene e male che appartiene all’infanzia.
I cattivi sono rimasti delle carogne, ma in alcuni casi hanno dimostrato di avere un cuore, una debolezza, di poter esprimere affetto anche se solo nei confronti di un' unica persona o della propria famiglia.
Voldemort no! Lui è il male assoluto, senza sfumature.

Consiglio di non leggere il libro in pubblico. In questo modo eviterete lo spettacolo imbarazzante, per voi e per chi vi sta a guardare, di adulti che singhiozzano come bimbi per le vicende di Harry e compagnia.

Di frasi stupende nel sesto volume ne ho lette tante e sicuramente in futuro ne citerò a bizzeffe nel blog, per ora vi lascio con:

“He must’ve known I’d run out on you”
“No. He must’ve known you’d always want to come back”

sabato 28 luglio 2007

Io e Boris (sesta parte)

Iniziai a mettere in pratica il mio piano di fuga fin dai primi giorni di vita nella nuova casa.
Ben presto, grazie alle mie innate doti atletiche e ad Alice, che usavo come scaletta, fui in grado di uscire dalla vasca, ma le cose si rivelarono più difficili del previsto.
Quell' appartamento era immenso, ogni volta che pensavo di aver trovato una via di uscita, finivo solo in una nuova stanza.

Stavo cominciando a perdere le speranze, quando improvvisamente si materializzò una nuova opportunità. La Riccia che si occupava di noi prese l’abitudine di portare la vaschetta all’esterno per farci godere un po’ di sole.
La cosa era estremamente piacevole: mi mettevo ad X a prendere la tintarella, bevevo una pinacolada e leggevo una di quelle fantastiche riviste di gossip. Briatore divenne il mio eroe!
Ma la cosa più positiva era che venivamo lasciati da soli per ore.
Era il momento di tentare la grande fuga!
Zompai fuori dalla vaschetta più leggiadro di Nurayev e mi preparai ad affrontare il mio guardiano. Una specie di gatto dal pelo stopposo, lo sguardo vitreo e poco amore per il movimento.
Eravamo entrambi nella stessa posizione: prigionieri e in balia di questi bipedi insignificanti. Volevo provare a fargli capire che avremmo dovuto allearci e spalleggiarci contro il nemico.
E nel caso non avesse ceduto, ero pronto a prenderlo a testate: con la dolcezza si ottiene tutto!
Di fronte al felino mi trovai un po’ in difficoltà; sembrava insensibile ad ogni mia supplica, impassibile di fronte a tutte le mie chiacchiere, decisamente…statico.
Mi venne il dubbio che fosse passato a miglior vita, mummificato sotto il sole, ma improvvisamente capì: il micio era finto quanto la palma della vaschetta! Un astuto congegno di sicurezza.
Passai direttamente al piano B: lo presi a testate in modo da toglierlo di mezzo e di fronte a me si spalancò il meraviglioso mondo delle tartarughe libere.
Mi restava da superare solo un piccolissimo problema: un volo a caduta libera di un piano. Dopo tutto questo tempo, tutti i gamberetti insipidi che avevo dovuto ingurgitare, le due compagne di acquario che avevo dovuto sopportare, la vocetta stridula della Riccia che avevo dovuto ascoltare, non potevo permettere che qualche metro di vuoto potesse fermarmi.
Mi feci coraggio, chiusi gli occhi e mi gettai…


Cadendo avevo perso i sensi, non mi ero sfracellato, ma era già buio quando rinvenni e dalle urla che sentivo attorno a me, capì che i bipedi si stavano dando da fare per cercarmi. Decisi di starmene buonino al mio posto, senza muovermi, aspettando il sole per intraprendere il mio viaggio.

Cercate di capirmi: la notte era lunga, io ero molto stressato e stanco. Mi addormentai come un sasso e la mattina dopo, prima ancora che potessi muovermi, i mammiferi mi ritrovarono! In quel momento più che l'erede verde di Chuck Norris mi sentì come il figlio scemo di Willy il Coyote!

Dovevo ricominciare tutto da capo, il mio immenso ego ne risentì parecchio, la mia autostima perse molti punti. Decisi, comunque, di non mollare e quando mi si presentò una nuova occasione, la colsi al volo.

(Questo racconto è dedicato alla mia amica Betty, che in questi giorni ha bisogno di sorridere un po').


Continua...

Io e Boris(quinta parte)

giovedì 26 luglio 2007

Uffa!!!

Che periodaccio!
Non solo si è conclusa la saga di Harry Potter, ho finito il libro da due giorni e sono già in crisi di astinenza, ma stasera hanno anche trasmesso l’ultima puntata di "Will and Grace".

Ma allora me lo fate apposta?
Vi divertite a privarmi di tutto ciò che mi piace?

Dopo 8 gloriose stagioni, una delle sitcom più esilaranti degli ultimi anni chiude i battenti.
Niente più Will, niente più Grace e ciò che è più grave: niente più Jake e Karen. Lui così meravigliosamente frivolo e vanesio, lei ninfomane e mentalmente disturbata!...adorabili!

Mi farò forza, cercherò di andare avanti lo stesso.
Intanto potrei rileggermi tutti gli Harry Potter…buona idea!


Ps: Esisterà una clinica per disintossicarsi dal maghetto britannico?


Rettifica: Italia1 e i suoi "maghi" della programmazione, da oggi (27/7) hanno ripreso la messa in onda di tutti gli episodi di "Will and Grace" a partire dal primo...meglio che niente!

domenica 22 luglio 2007

Sometimes...



And sometimes there has been two of us

And sometimes there has been one

And sometimes you’ve been with me

And sometimes you’ve been gone

And sometimes you’ve been a bolted door

And sometimes you’ve been a key

And sometimes you’ve been a stranger

And sometimes you’ve been me.



Qualche volta noi siamo stati due
Qualche volta siamo stati uno
Qualche volta tu eri con me
Qualche volta eri lontano
Qualche volta sei stato una porta chiusa
Qualche volta ne sei stato la chiave
Qualche volta sei stato un estraneo
Qualche volta sei stato me.

Poesia tratta dal film “Cheeky” (2003). Scritto, diretto e interpretato da David Thewlis.

Considerando che Thewlis scrive poesie e che ha scritto la sceneggiatura del film è altamente probabile che sia stato lui stesso a comporre questi versi, ma ammetto di non averne la certezza...se pensate di averlo già visto, ma non vi ricordate dove, vi risparmio la fatica di cercarlo su Google: è l'attore che interpreta il professor Lupin nei film di Harry Potter (in questo periodo sono monotematica, abbiate pazienza!)

sabato 21 luglio 2007

E' ufficiale...

...sono una cretina!

Lo so che molti di voi già lo sospettavano.

Mi ero autoconvinta che Harry Potter in Italia sarebbe giunto in ritardo rispetto ai paesi di lingua inglese. Non so da cosa nascesse questa mia idea, probabilmente proprio dal fatto che sono una cretina!

Qualche giorno fa mi sono affaccendata per prenotare il libro su internet ed oggi facevo i conti di quanti giorni ci sarebbero voluti perché mi arrivasse a casa.

Stasera sono andata da Blockbuster, sotto casa mia, ed indovinate cosa faceva bella mostra di sé sugli scaffali dei libri? Harry Potter and the Deathly Hallows.
Senza pensarci due volte l'ho abbrancato e mi sono precipitata a casa a cancellare l'ordine che avevo fatto in IBS (Internet Book Shop).

E' vero sono una cretina, ma ora sono una cretina felice, HP (il libro) è qua, accanto a me...

ed io mi ci tuffo...

quando riemergo dalla prima immersione, vi dico com'è andata!

Bruci la città!

Non ho mai avuto una grande passione per la musica di Irene Grandi, ma devo dire che il suo ultimo singolo mi piace proprio.
Non per la melodia orecchiabile, ma soprattutto per il testo, opera di Francesco Biancone dei Baustelle...gruppo che fino a 5 minuti fa mi era assolutamente ignoto (www.baustelle.it).


Bruci la città
e crolli il grattacielo
rimani tu da solo
nudo sul mio letto.

Bruci la città
o viva nel terrore
nel giro di due ore
svanisca tutto quanto
svanica tutto il resto.

E tutti quei ragazzi come te
non hanno niente come te
io non posso che ammirare
non posso non gridare

che ti stringo sul mio cuore
per protegerti dal male
che vorrei poter cullare
il tuo dolore il tuo dolore.

Muoia sotto un tram
più o meno tutto il mondo
esplodano le stelle
esploda tutto questo.

Muoia quello che è altro
da noi due almeno per un poco
almeno per errore.

E tutti quei ragazzi come te
non hanno niente come te
io vorrei darmi da fare
forse essere migliore

farti scudo col mio cuore
da catastrofi e paure
io non ho niente da fare
questo e quello che so fare

Io non posso che adorare
non posso che leccare
questo tuo profondo amore
questo tuo profondo
non posso che adorare
questo tuo profondo



Tanto è bello il testo quanto è inguardabile il video! Un'orrido omaggio a quella malsana invenzione che è "Second life". Luogo che non ho mai frequentato e che, dopo averne vista l'orribile grafica, sicuramente non frequenterò mai!

Di solito quando propongo un brano che mi piace utilizzo un link a youtube, ma dato che volevo assolutamente evitare che nel mio Blog apparisse il video, mi sono messa alla ricerca di una versione solo audio e sono finita in questo fantastico sito: songscodes. Qui potrete trovare tantissimi codici per inserire canzoni su i vostri blog e potrete anche richiederne altri! Giuro che non mi hanno pagata per fargli la pubblicità, ma è così bello trovare ciò che cercavi senza alcuna fatica!


Irene Grandi – Bruci La Città



venerdì 20 luglio 2007

Un passo avanti

La pena di morte delle cinque infermiere bulgare e del medico palestinese è stata ufficialmente commutata in ergastolo.

Ci vorranno altri magheggi simil diplomatici perchè questi cinque capri espiatori possano finalmente lasciare la Libia e tornare nei propri paesi a scontare la pena :PER UN CRIMINE CHE NON HANNO COMMESSO!

...non riesco neanche ad immaginare come possa sentirsi qualcuno che viene accusato di un crimine orribile e che è costretto a subire una condanna anche se tutti, compresi i suoi accusatori, sanno perfettamente che è innocente.

Non ho più parole per esprimere quanto schifo mi faccia tutta questa faccenda!

Cristiano Caratti


Il mio tennista italiano preferito degli anni ’90 fu Cristiano Caratti. Croce e delizia, speranza e cocente delusione del nostro tennis.
Il più talentuoso di tutti gli azzurri di quel periodo, con un gioco agile e aggressivo, dotato di un potente rovescio che gli valse il soprannome (orribile) di “Caratti Kid”.

Piemontese, nato ad Acqui Terme il 24 maggio del 1970, entrò a far parte del circuito professionista nel 1989.
Solo due anni dopo, nel 1991, sembrò giunto il grande momento per lui , l’inizio di una favolosa scalata. Raggiunse i quarti di finale all'Australian Open, il primo italiano dopo 30 anni ad ottenere un risultato simile in uno Slam. Si qualificò per la finale del torneo di Milano, dopo una memorabile vittoria su Ivan Lendl in semifinale.
Grazie a questi ottimi risultati diventò numero 26 della classifica ATP.

Ma quell’anno non rappresentò l’inizio dell’ascesa per Caratti, all’opposto fu l’unico anno positivo seguito da un’inesorabile discesa verso il dimenticatoio!
Partecipò alle olimpiadi di Barcellona, venendo eliminato al primo turno.
Vinse sette challenger (tornei minori), ma solo raramente riuscì ad imporsi in qualche partita nel circuito maggiore.
Gli sponsor che non l'avevo mai particolarmente apprezzato , forse perché non abbastanza "personaggio", lo abbandonarono e Caratti fu costretto ad autofinanziarsi per molti anni.

Da cosa dipese una tale inversione di tendenza nella sua carriera è impossibile da comprendere: forse una perdita di fiducia nei propri mezzi, che lo rese irrimediabilmente debole mentalmente. Il classico tennista che ha paura di vincere.

Attualmente vive e lavora presso il Lakecliff in Texas.
Per ulteriori informazioni e per mettervi in contatto con lui : www.cristianocaratti.com

mercoledì 18 luglio 2007

Piano inclinato

"Le tue parole scivolano sul piano inclinato della mia
indifferenza"

Anonimo campigliano

Un'espressione fantastica! L'unico problema è ricordarsi di dirla al momento giusto e soprattutto mantenere la faccia seria: se si scoppia a ridere a metà perde gran parte del proprio effetto.

martedì 17 luglio 2007

Meme vacanziero


Fino all'altro giorno non sapevo neanche cosa fosse un MEME.
La mia vita era filata via tranquilla anche essendo all'oscuro di questa forma di catena di Sant'Antonio tra blogger.
Non bastano le email, che prima ti regalano perle di saggezza da biscottini della fortuna e poi ti predicono tutte le peggiori iatture se non le inoltrerai a 10 tuoi cari amici (che da quel momento non ti rivolgeranno più la parola) entro 30 secondi.

Sapevo che prima o poi questa patata bollente sarebbe arrivata anche a me, era nell'aria, mi girava attorno tipo squalo pronto a colpire: prima Ross, ma per fortuna la cara ragazza non l'ha inoltrato a nessuno, poi Alessia che ha scelto solo vittime di sesso maschile (anche questa volta ero salva!)ed infine Ranabottola...grazie caro!

Iniziamo...

Vacanza al mare, in montagna o altro?
L'ideale sarebbe una settimana in giro per una bella città tutta da scoprire e poi un'altra settimana al mare: a prendere il sole, con 3 cm di protezione addosso altrimenti mi ustiono; fare il morto in acqua, ogni tanto posso anche dare qualche bracciata, ma con moderazione, altrimenti che vacanza è? E deliziarmi con meravigliose cenette a base di pesce!

Da evitare come la peste: la barca a vela! Esperienza che ho già fatto e che non voglio ripetere finché campo!...prima o poi vi racconterò quel fantastico viaggio!

Cosa apprezzate di più delle vacanze?
La libertà assoluta di oziare senza sentirsi in colpa.
E la bellezza di avere solo fondamentali preoccupazioni che ti assillano tipo: il museo sarà aperto? che mi metto stasera? Dove ho messo l'autan?

Se ci andate, dove andate quest'anno e in che periodo?
Andrò in montagna in Trentino. Probabilmente le prime due settimane d'agosto.
Lo so che ho detto che mi piace di più il mare, ma al cuor non si comanda e il mio "ammmore" vive tra i monti e ad agosto lavora. Del resto ci sono indubbi vantaggi, tipo il clima molto più sopportabile, i paesaggi meravigliosi, e il succitato amore!

Quale vacanza sognate?
Va bene qualsiasi cosa, basta che sia una vacanza. Certo che, se devo proprio spararla grossa, direi un mese in Nuova Zelanda!


Il meme non lo inoltro a nessuno, prima di tutto perché da due anni praticamente vivo a braccetto con la sfiga, quindi sono vaccinata!
Poi non saprei a chi rifilare la fregatura: i blog che frequento ne sono già stati infettati. Gli unici blogger ancora salvi sono Diarionotturno e l&f, ma a loro un dispetto così non lo faccio...ringraziate ragazzi, ringraziate!

California dream man

Una di quelle mattine in cui ti svegli già stufa!

Senza nessuna voglia di lavorare, ancor meno di studiare e con l'astio verso tutti quelli che ti stanno accanto.

Te ne vorresti stare buona buona in uno sgabuzzino, senza finestre, magari con l'aria condizionata, a leggere un libro e a guardare senza soluzione di continuità il DVD di Donnie Darko: giusto per essere sicura che la tua alienazione sia completa! Ti eserciti anche a fare il suo sguardo da pazzo, ma dato che il destino ti ha regalato lo strabismo di Venere, quando provi a guardare dal basso verso l'alto più che a Jake Gyllenhaal assomigli a Igor di Frankenstein Junior.

Nonostante tutto, decidi di uscire di casa.

Alla fermata dell'autobus un'impalcatura attira la tua attenzione.
Là sopra, appollaiato, si trova un muratore che, in barba a tutte le regole di sicurezza, è vestito solo di: un cappellino da baseball, guanti da lavoro, scarponcini ed un paio di mini-mini-mini pantaloncini di jeans.
Fisico scolpito, tatuaggio sulla spalla ed un velo di sudore che lo rende lucido al punto giusto.
Una via di mezzo tra il protagonista di una vecchia pubblicità della Coca-Cola e un California Dream Man.

...la giornata ha acquistato finalmente un senso!

lunedì 16 luglio 2007

Erasmus (2. Wilkommen in Berlin)

Mi hanno perso le valigie!Mi hanno perso le valigie!Mi hanno perso le valigie!

...con quest’unica frase nella testa mi diressi all’ufficio della Lufthansa dove mi trovai di fronte ad un’impiegato giovane, teutonico e decisamente belloccio.

Dato che il mio tedesco di allora, mi avrebbe permesso conversazioni fluenti solo con bambini di più o meno quattro anni, optai immediatamente per l’inglese e con lo sguardo pallato esclamai: “Lufthansa lost my baggage!”
Il bel impiegato mi dedicò un sorriso indulgente e mi assicurò di stare tranquilla: la sua ditta non aveva perso i miei bagagli, bastava che gli dessi tutti i dati e lui li avrebbe immediatamente localizzati.
Meglio di un segugio!
Gli diedi il mio biglietto aereo e attesi; lui iniziò a cercare sul proprio terminale, e più cercava, più il sorriso gli si faceva meno brillante. Dopo due minuti sollevò lo sguardo, atteggiò il viso ad una smorfia tra il contrito e lo stupito ed affermò: “Lufthansa lost your baggage”.
Quello fu esattamente il momento della mia vita in cui compresi che aver ragione può non bastare a renderti felice.
Il belloccio cercò di rassicurarmi, mi diede il numero verde da chiamare per avere notizie circa le mie borse e mi congedò con un sorriso più forzato di quello con cui mi aveva accolta.

Senza i miei 20 kg di borse, leggera come una piuma, mi buttai dentro Berlino con i mezzi pubblici: l’ autobus e la metro, la mitica U-bahn. Arrivai fino alla fermata del mio ostello e, ovviamente, presi l’uscita sbagliata. Mi trovai in un largo incrocio che non mi diceva nulla. Continuavo a fissare il foglietto dove avevo scritto l’indirizzo aspettando che, per magia, si materializzasse qualche aiuto… e così fu!
Un vecchietto piccolo piccolo mi si avvicinò, mi strappò il biglietto dalle mani e cominciò a camminare. E io dietro a lui. Dopo 200 metri eravamo arrivati all’incrocio giusto, mi ridiede il foglietto e senza dire una parola se ne andò. Potrei anche sbagliarmi, sarà stata colpa del sole di un settembre tedesco incredibilmente caldo, o forse sarà dipeso da tutte le emozioni che avevo vissuto fino a quel momento, ma giurerei di aver visto spuntare dal fondo della giacchetta la punta di due grandi ali bianche…davvero!

Dopo questo magico incontro mi era tornato il buon umore. Arrivai all’ostello tutta pimpante e sorridente, pronta a prendere possesso del posto che, scrupolosamente, avevo prenotato via fax qualche giorno prima.

“We lost your fax”…non ci potevo credere!

Persa ogni parvenza di civiltà aggredì verbalmente il tizio dietro il bancone: la precisa compagnia aerea, della precisa Germania si era persa i miei bagagli e lui aveva smarrito la mia solerte prenotazione. Il suo paese era un bluff: per secoli ci avevano fatto credere di essere noi quelli disorganizzati mentre loro marciavano spediti come soldatini, ma era tutto falso!

Il portiere non fece una piega, anzi gli scappò pure un mezzo sorriso, del resto era turco, quindi assolutamente immune alle mie critiche ai tedeschi.
Mi dedicò lo stesso sorriso indulgente del ragazzo della Lufthansa e mi offrì di occupare una stanza tutta per me, per risarcirmi dei disagi che avevo vissuto fino a quel momento. Lì per lì pensai che fosse molto gentile, col senno di poi credo che mi abbia messo da sola perché, dopo la piazzata che avevo fatto, avesse paura che fossi una psicopatica pronta a sterminare tutti gli altri ospiti!

Arrivata nella mia stanzetta che, detto per inciso, era abbastanza lurida, persi i sensi sul letto.
Mi ripresi due ore dopo. Feci il numero verde e una signorina gentile mi disse: “I suoi bagagli sono atterrati a Berlino dieci minuti fa. Glieli stanno recapitando in questo momento. Wilkommen in Berlin!”

La vita è meravigliosa!

Continua...

Erasmus (1. Pronta a partire)

domenica 15 luglio 2007

Bravissime!!!

Le tenniste azzurre ancora una volta non ci deludono, anzi!

L'Italia del tennis femminile si qualifica per la finale della Federation Cup 2007, dopo aver sconfitto le francesi in semifinale.

La giornata di sabato si era chiusa sull’1 a 1.
Dopo la vittoria della Golovin sulla Garbin, ci aveva pensato l’immensa Schiavone a
riportare la situazione in parità battendo l`ex numero uno del mondo Amelie Mauresmo.

Oggi erano previsti tre incontri: Garbin vs. Mauresmo, Schiavone vs. Golovin ed infine il doppio Vinci/Santangelo contro Dechy/Bremond.
La giornata inizia male con la sconfitta della Santangelo, che ha rimpiazzato all’ultimo minuto la Garbin, infortunata ad una gamba. L’azzurra si comporta bene, ma la francese riesce a spuntarla.
Tocca nuovamente alla Schiavone rimettere la partita in piedi. Lei, come sempre, si fa trovare pronta ed in 2 ore e 44 minuti batte la Golovin.
Il doppio si rivela, dunque , decisivo.
La Schiavone scende in campo anche per quest'ultimo incontro, sostituendo la Santangelo a fianco della Vinci .
Il duo azzurro, giocando con grinta e cuore, riesce ad avere la meglio sulle francesi.
Ora l’Italia aspetta la vincente tra Russia e Stati Uniti.


Foto tratta dal sito di raisport.

sabato 14 luglio 2007

Ocean's 13


Un’altra serata al cinema, questa volta è stato il turno di “Ocean’s 13”.

La mia opinione su questo film non può essere molto obiettiva, dato che, dopo aver passato una giornata intensa (vedi post precedente), nel buio della sala mi sono finalmente rilassata e mi è venuto un sonno bestiale. Ho infilato una serie incredibile di sbadigli, ho faticosamente resistito alla tentazione di accoccolarmi nella poltrona e farmi un bel pisolo, ma non credo fosse colpa del film, ero io ad essere stanca!

Non che il film sia un capolavoro: la storia è sempre la stessa, un gruppo di scanzonati ed organizzatissimi truffatori che mettono nel sacco il cattivo di turno.

Il film è scritto bene, la sceneggiatura all’inizio è un po’ faticosa da seguire, ma poi tutte le tessere del puzzle prendono posto ed ogni cosa acquista un senso.

Il problema è che non c’era nessuna necessità di fare un terzo episodio. Un film senza cuore, fotocopia dei precedenti, una meravigliosa e asettica “macchina per far soldi”.

Le cose che mi sono piaciute? Fotografia e scenografia, che si ispirano allo stile degli anni ‘60 –‘70, tanto che mi aspettavo di veder spuntare un giovane Sean Connery in smoking da dietro ogni angolo.
Una nota di merito alla rediviva Ellen Barkin, unica donna di tutto il cast che ruba la scena ad un Al Pacino che ripete sé stesso all’infinito.
Clooney e Pitt? Non pervenuti. La loro presenza risulta marginale e superflua come i loro personaggi.

…accipicchia che cattiva…non pensavo mi fosse piaciuto così poco…

Venerdì 13

Sei passato col rosso, ma io , nella mia infinita bontà, ti perdono.

Per una tua leggerezza avremmo potuto farci male, ma non mi arrabbio.

Sceso dalla tua macchina, hai cercato, contro tutte le evidenze, di dare la colpa a me. Hai pensato che urlarmi in faccia mi avrebbe confuso e spaventato.
Se non ci fossero stati i testimoni, probabilmente avresti continuato a negare, negare e negare.

Non solo hai messo in pericolo me e tutti quelli che per sfortuna si fossero trovati sulla tua strada, ma hai anche cercato di farmi fessa, ed è questo che non ti perdono!!!
"Si calmi signorina!" Si calmi? Tesoro caro, non ti ho preso a calci, solo perchè sono una brava persona...io!

E adesso basta, voglio buttarmi questa storia alle spalle, dimenticarmi questo brutto venerdì 13.

Vado avanti, aspettando il verde, come faccio sempre, io!

giovedì 12 luglio 2007

Thomas Muster


Parlando dei tennisti degli anni ’90, non potevo certo trascurare il “re della terra rossa” di quel decennio: Thomas Muster .
Austriaco, nato a Leibnitz il 2 ottobre del 1967.
Nella sua carriera vinse uno Slam, il Roland Garros del 1995, 44 tornei dell' ATP in singolare, di cui 8 della Master Series (3 volte Roma e Montecarlo, 1 volta Essen e 1 volta Miami) ed uno in doppio (Bari).
A soli 10 anni, nel 1977, vinse il suo primo torneo; sette anni dopo raggiunse la vetta del ranking juniores e venne convocato nella squadra austriaca di Coppa Davis.
Nel 1985 fece il suo debutto nel professionismo e un anno dopo si aggiudicò la vittoria ad Hilversum (Olanda), entrando subito tra i primi 50 giocatori al mondo.
Il 1988 vide Muster qualificarsi per sei finali, vincendone quattro (Boston, Bordeaux, Praga e Bari) e grazie a questi ottimi risultati raggiunse la Top 20.
L’anno successivo divenne il primo austriaco a qualificarsi alla semifinale degli Australian Open e ad entrare tra i primi 10 al mondo (praticamente un eroe nazionale!)
Allo stesso anno appartiene il momento più brutto della sua carriera: dopo essersi qualificato per la finale di Key Biscayne (ora Miami Masters) venne investito da un automobilista ubriaco, riportando gravi danni al ginocchio sinistro.
Dopo l’intervento subito a Vienna, riprese subito ad allenarsi grazie all’ausilio di una sedia disegnata appositamente per lui e gli bastarono solo sei mesi per ritornare sui campi da tennis, dimostrando un’ incredibile forza di carattere!
Nel 1990, vinse tre titoli: due sulla terra rossa (Roma e Casablanca) e uno sul cemento (Adelaide); arrivò in finale in tre tornei; raggiunse le semifinali del Rolland Garros; e aiutò l’Austria ad approdare alla semifinale di Coppa Davis, per poi essere eliminata dagli Stati Uniti.
Per questi straordinari risultati Muster fu nominato 'Comeback Player of the Year'.
Si aggiudicò altri due titoli nel 1991 (Firenze e Ginevra), e altri tre nel 1992 (Montecarlo, Firenze e Umago).
Nel ‘93 giocò nove finali, vincendone sette (Città del Messico, Firenze, Genova, Kitzbuehl, San marino, Umago e Palermo).
L’anno seguente fece suoi altri tre titoli sulla terra rossa (Città del Messico, Madrid e St.Poelten) e fu protagonista di un leggendario incontro di Coppa Davis, dove sconfisse il tedesco Michael Stich per 12 a 10 al quinto set!
Ma il meglio per Muster doveva ancora arrivare: il 1995 fu l’anno migliore della sua carriera. Oltre a vincere il suo primo ed unico torneo del Grande Slam, aggiudicandosi la finale del Roland Garros contro il campione in carica Michael Chang, si assicurò anche altri 11 titoli (Città del Messico, Estoril, Barcellona, Monte Carlo, Roma, St. Poelten,Stoccarda, San Marino, Umago, Bucarest e Essen). Tra il febbraio e il giugno di quell’anno vinse ben 40 incontri consecutivi sulla terra battuta; ed anche se ciò non rappresenta un record è decisamente un risultato impressionante, che dà l’idea della forma smagliante in cui l’austriaco si trovasse in quel periodo.
Un altro anno indimenticabile fu il successivo, che vide Muster aggiungere al proprio palmares altri sei tornei (Città del Messico, Estoril, Barcellona, Monte Carlo, Roma, Stoccarda e Bogotà) ed occupare la prima posizione nel ranking mondiale. Inizialmente, conservò il numero uno per soli 7 giorni, dal 12 al 18 febbraio del 1996, poi lo riconquistò e lo mantenne per circa un mese, dall’ 11 marzo al 13 aprile dello stesso anno.
Muster è da ritenersi uno dei più atipici tra i primatisti al mondo: ottenne questa posizione grazie ai suoi fenomenali risultati sulla terra rossa, ma sulle altre superfici si dimostrò spesso un tennista mediocre.
Risalgono agli ultimi anni della sua carriera due vittorie sul cemento (Dubai e Miami), una semifinale agli Australian Open, ed il suo unico torneo di doppio (Bari) in coppia con Claudio Panatta.
Thomas Muster si ritirò nel 1999.
L’anno seguente fu onorato con la Goldene Ehrenzeichen della repubblica austriaca per meriti sportivi.

Non si può certo dire che questo straordinario campione sia un uomo pigro: nel 2003 è tornato a giocare nel campionato Seniores; dal febbraio 2004 al settembre 2006, ha rivestito il ruolo di capitano della nazionale austriaca di Coppa Davis; ora produce vino, imbottiglia acqua, ha una linea di abbigliamento sportivo e di racchette, e durante il tempo libero (ma quale?) un milione di hobby, tra cui la pittura,il golf e pilotare il proprio elicottero.

Il link del suo sito ufficiale: http://www.thomasmuster.at.

mercoledì 11 luglio 2007

Vergogna!

Nel 1998, cinque infermiere bulgare (Valya Chervenyashka, Snezana Dimitrova, Nasya Nenova, Valentina Siropulo, Kristiana Valeva) e un medico palestinese (Ashraf Ahmad Jum'a ) vennero accusati di aver volontariamente inoculato il virus dell'Aids a 426 bambini libici nell'ospedale Al Fateh di Bengasi. Secondo l’accusa, i bambini erano stati utilizzati come cavie per sperimentare il virus dell'Aids prodotto in laboratorio.
La procura libica chiese la condanna a morte degli imputati, che si dichiarano innocenti.

Nel 2002, la corte annullò il processo per mancanza di prove, ma l'accusa chiese l’apertura di un nuovo procedimento.
Spuntarono fuori anche delle confessioni scritte, probabilmente estorte con torture e maltrattamenti.

Nel 2003, perizie da parte di specialisti francesi dimostrarono ampiamente che l'infezione dei bambini era stata causata dalle precarie condizioni igieniche della struttura ospedaliera, ma questi scomodi risultati non furono mai presi in considerazione dalla giustizia libica.
L'avvocato della difesa Othman Bizanti produsse documenti per provare che nel 1997 , quindi prima che gli imputati arrivassero in Libia, erano già stati registrati a Bengasi 207 casi di contaminazione da virus dell'aids. Anche questa vicenda fu messa a tacere.

Nel 2004 si concluse il secondo processo, che vide le infermiere e il medico condannati a morte.
Poco prima il governo libico si era impegnato a far cadere le accuse, dietro il versamento da parte di Sofia di 10 milioni di dollari per ogni bambino contagiato.
Sofia, ovviamente, aveva rifiutato!

L’anno dopo si concluse anche il processo contro i 10 funzionari libici accusati di aver torturato gli imputati. Assolti!

La corte suprema di Tripoli accolse la richiesta di un nuovo processo avanzata dai condannati a morte.

Nel 2006, la rivista Nature (attraverso una ricerca compiuta da scienziati italiani) dimostrò che il ceppo di Hiv che aveva contaminato i bambini di Bengasi era stato introdotto nell'ospedale prima dell'arrivo degli imputati.

Ma la Libia (o , meglio, Gheddafi) necessitano di un colpevole, e questo ovviamente non può essere il vergognoso stato della sanità del paese.
Di conseguenza, proprio in questi giorni, è stata confermata la sentenza: pena di morte!
Per fortuna, è improbabile che la sentenza diventi definitiva, grazie al recente accordo economico raggiunto con le famiglie dei piccoli.
L'intesa dovrebbe essere presentata al Consiglio superiore libico che potrebbe convertire la pena capitale in detentiva.

Molti bambini sono morti, altri ancora ne moriranno, innocenti dovranno ancora passare molto tempo in prigione e probabilmente non potranno più riprendersi da tutto ciò che hanno dovuto subire in questi anni.
Famiglie libiche e bulgare sono state distrutte.
I veri colpevoli non pagheranno mai!

martedì 10 luglio 2007

If you tolerate this...

Stamattina mi è tornata alla mente una vecchia canzone(1998) del gruppo scozzese Manic street preachers: "If you tolerate this your children will be next".
Ispirata e dedicata ai volontari che arrivarono da tutto il mondo per combattere la guerra civile spagnola.

Un testo semplice...

The future teaches you to be alone
The present to be afraid and cold
So if I can shoot rabbits Then I can shoot fascists

Bullets for your brain today
But we'll forget it all again
Monuments put from pen to paper
Turns me into a gutless wonder

And if you tolerate this
Then your children will be next
And if you tolerate this
Then your children will be next
Will be next...

Gravity keeps my head down
Or is it maybe shame
At being so young and being so vain

Holes in your head today
But I'm a pacifist
I've walked La Ramblas
But not with real intent

And if you tolerate this
Then your children will be next
And if you tolerate this
Then your children will be next
Will be next
Will be next..

And on the street tonight an old man plays
With newspaper cuttings of his glory days

And if you tolerate this
Then your children will be next
And if you tolerate this
Then your children will be next
Will be next...


...accompagnato da un video molto efficace

Come Pollock

Domenica scorsa, dovendo andare al mare in treno, mi sono attrezzata con le solite riviste per lobotomizzati, perfette per far passare il tempo, senza richiedere nessun impegno o concentrazione.


Il viaggio era breve e lo spazio in borsa poco, quindi ho optato per la versione pocket di Cosmopolitan.
Rivista strabordante di modelle Photoshoppate dalla testa ai piedi e con delle esilaranti rubriche dedicate alla posta del lettore, che fanno apparire l'angolo della posta di "Cioè" una discussione tra intellettuali!

Anche in una rivista così delle volte, sorprendentemente, si possono trovare notiziole di un qualche interesse. Come la segnalazione di un sito http://jacksonpollock.org, dove solo con l'aiuto del mouse potrete lanciarvi nell'imitazione delle opere di Jackson Pollock, il noto pittore newyorkese, esponente fondamentale dell'espressionismo astratto!
Buon divertimento!

lunedì 9 luglio 2007

Io e Boris (quinta parte)


Dopo il volo dal balcone “La Riccia” si fece molto più asfissiante. Stava sempre a fissarmi, a controllarmi, avrebbe dovuto trovarsi un hobby!
Ogni volta che provavo a svignarmela, arrivava lei con la sua vocetta stridula: “Boris, dove stai andando?”

Se avessi saputo che mi avrebbe affibbiato un nome così ridicolo, non mi sarei mai fatto portar via da quel negozio.
Stavo in quell’ acquario con altre mille tartarughe come me, quando ho visto arrivare quei due ed ho subito pensato che fosse finalmente giunta l’ora della mia grande occasione.
Non erano certo i primi a presentarsi alla ricerca di “un simpatico amichetto verde”, ma la loro faccia da fessi mi convinse immediatamente che fossero perfetti per il mio scopo: farmi portare fuori da lì, godermi un po’ di riposo e cibo gratis, e poi svignarmela!

I due allocchi volevano una tartaruga vivace: perfetto!
Misi in atto la scena del capino fuori dal guscio, con sorriso e ammiccatine…ci cascarono con tutte le scarpe! Ero libero!

Dai loro discorsi capì immediatamente che sarei andato a casa con la femmina della coppia.
Durante la mia permanenza al negozio avevo imparato a distinguere chi è che depone le uova nella specie umana. All’inizio non è facile, ci vuole un’ occhio allenato, questi orridi mammiferi sembrano tutti uguali, ma dopo un po’ ho stabilito tre semplici caratteristiche da usare per la distinzione:
- il maschio possiede una pelliccia più folta della femmina, ma quest’ultima è dotata di criniera;
- il verso del maschio è più profondo di quello della femmina, ma quest’ultima usa il proprio “richiamo” continuamente;
- i maschi attuano il rituale di accoppiamento mostrando grandi carapaci dai colori sgargianti, mentre le femmine gonfiano il petto, agitano la criniera e mostrano orgogliose la loro pelle rosa e umidiccia.

Mi facevano un po’ senso, ma ero disposto a convivere con questa specie così fastidiosa, pur di potermi guadagnare nuovamente la libertà!
Mi dovetti anche abituare alla mia nuova casa: una vaschetta più piccola dell’acquario del negozio, che, oltretutto, dovevo condividere con una morta di sonno (tale Alice), meno di compagnia della palma di plastica!
Come gran finale “La Riccia” dichiarò: “Lo chiamerò Boris”….

…il mio spirito di sopportazione era già al limite, dovevo svignarmela in fretta!

…to be continued

Io e Boris (quarta parte)

venerdì 6 luglio 2007

Il matrimonio

La scorsa notte ho sognato il mio matrimonio.

Il vestito era orribile, di qualità scadente, sembrava preso al supermercato.
Tutto andava storto, chi doveva arrivare non arrivava, chi doveva esserci non c’era.

Le Vibrazioni avevano un contrattempo e non potevano venire a suonare al ricevimento…era un sogno, avrei potuto puntare in alto, spararla grossa. Elton John alla cerimonia e gli U2 al ricevimento, oppure i Police che festeggiano la loro reunion con me! E invece no! Mi sogno le Vibrazioni che, tra l’altro, mi danno pure buca!

Ma il bello deve ancora arrivare: io il mio futuro sposo non lo conoscevo affatto, come nella trama di un film di fantascienza, avevo preso il posto della sua fidanzata, nessuno sembrava rendersene conto, o meglio, tutti sembravano saperlo, ma preferivano ignorarlo.

Io ero felice di sposarmi, mentre mi vestivo ero addirittura euforica!
Poi, improvvisamente, mi si insinua il dubbio: “Non posso sposarlo, non lo conosco, sarebbe una farsa, non saremmo mai felici…certo forse col tempo, conoscendoci…ma cosa dico? Se mi devo sposare devo farlo con qualcuno che amo”…a questo punto in un angolino del mio inconscio ha preso corpo l’immagine del mio compagno, e mi sono svegliata.

Che significa un sogno del genere?

Hai rivissuto la tua decisione di lasciare E. perché avevi capito di non voler andare a vivere con lui, di non amarlo abbastanza , di non averlo mai amato abbastanza….direbbe Meruccia.

Ti stai rendendo conto che dovresti lasciare quello lì, che non potrà mai renderti felice, che stai sbagliando tutto….insisterebbe mia madre.

Tutta la tua vita ti sembra una farsa, sei stanca di fingere di essere ciò che non sei, di partecipare ad una cerimonia che non ti appartiene, il tuo posto è un altro…sentenzierebbe Mati.

Dato che, come diceva Jung (o forse era Freud), noi siamo i migliori interpreti dei nostri sogni, io so già qual è la risposta.

Erasmus (1. Pronta a partire)

L'annuncio alla mia famiglia lo feci a cena.
Mio padre, mia madre e mia sorella.
Quest'ultima era l'unica a sapere della mia richiesta di borsa di studio e reagì con sincero entusiasmo; mio padre, come sempre distratto dalla TV e unico abitante di un pianeta personale in cui le vite degli altri non hanno mai una qualche rilevanza, ci mise un po' a capire cosa avevo appena detto; ma il meglio, come sempre, lo diede mia madre che se ne uscì con: "No...mi lasci da sola anche tu?"...alla faccia del cordone ombelicale...di fronte ad una reazione così, la mia certezza di aver fatto la scelta giusta si elevò all'ennesima potenza!

Eravamo alla fine dell'inverno e la mia partenza era prevista per fine settembre, trascorsi quei mesi ad organizzarmi e a guarire lentamente tutte le mie ferite, perché, più passava il tempo e più realizzavo che questa mia avventura a Berlino doveva essere un fantastico inizio e non una disperata fuga.

L'ultimo week end prima di partire a casa mia si presentarono amici e parenti, neanche stessi andando alla guerra! Portarono saluti e regali, un risvolto dell'Erasmus, che fino a quel momento ignoravo...sembrava quasi il mio compleanno: mica male, la faccenda si faceva sempre più interessante!
Quella sera mia madre mi seguì in camera e diede, nuovamente, il meglio di sé!
Negli ultimi tempi si era quasi abituata all'idea che me ne andassi e aveva iniziato a fare la coda come un pavone, raccontando a chiunque avesse voglia di ascoltarla (commesse comprese!), che la sua figlioletta adorata aveva vinto una borsa di studio all'università...una roba da desiderare di essere inceneriti da un fulmine lì sul momento!
Quella sera però, l'imminenza della mia partenza la fece nuovamente vacillare e mi disse le seguenti indimenticabili parole:" Guarda che se non vuoi andare, non sei obbligata, puoi rinunciare alla borsa di studio quando vuoi, anche se manca poco, non ti devi far problemi!"
Credo di averla guardata con la stessa espressione con cui avrei guardato un maiale volante...e mentre la mia mente urlava "Ma sei fuori? Io a Berlino ci andrei anche a piedi!Non sono ancora partita e già non ho voglia di tornare!" ....dalla mia bocca riuscì a fare uscire una risposta più politicamente corretta del tipo: "Io voglio partire, sta tranquilla...mammina"

Partì un sabato mattina, tutto nella norma, lacrime di rito all'aeroporto, e quella "leggera" agitazione, che mi prende allo stomaco tutte le volte che devo volare.

Ero bel bella sull'aereo, che mi dilettavo con i miei soliti pensieri da amante del volo,
"Ti prego non cadere, ti prego non cadere!Guarda che faccia da cretino ha questo qui, non voglio morire accanto ad uno così! E poi, se proprio devo morire in un incidente aereo, non potrei schiattare al ritorno?!?!... così almeno l'Erasmus lo faccio!", quando il comandante annunciò che finalmente stavamo arrivando a Berlino, scendemmo di quota, attraversammo le nuvole e la verde Germania apparve sotto di me!
Ero felice come una bambina a natale, come una studentessa fuori corso che finalmente si laurea, come il mio fidanzato (quello attuale, non la carogna che mi spezzò il cuore) davanti al coniglio con la polenta!


Arrivai al ritiro bagagli con un sorriso che mi andava da orecchio ad orecchio, un'espressione beata, incredibilmente imbarazzante: la vita era meravigliosa, io ero a Berlino e anche per questa volta l'aereo non era caduto, tutto era perfetto!
La gente iniziò a disperdersi, e alla fine rimanemmo da soli io e il tapis roulant (=tapirulan, il nastro trasportatore, insomma!) dei bagagli vuoto...oh cavolo!(in realtà l'espressione che usai allora fu un pochetto più colorita!)

Avevo stipato tutta la mia vita in una valigia e in uno zaino enorme da alpinismo e ora mi rimanevano solo una borsetta con i documenti e il beauty case!

Non facciamoci prendere dal panico!

Continua...

Prologo

giovedì 5 luglio 2007

Take me to the pilot

Quando siete un po' giù e avete bisogno di ricaricarvi potete chiamare un amico, fare una passeggiata, gettarvi addosso al vostro amato e strapazzarlo ben bene....tutte queste cose funzionano benissimo, ma nel caso il telefono sia occupato, fuori si stiano scatenando i monsoni e il vostro amato sia emigrato in Costarica.....non vi rimane altro che la musica!

Alzatevi, mettete il volume al massimo, ballate e cantate sulle note di "Take me to the pilot" di Elton John (Sir)!

Nel caso non conosciate le parole non preoccupatevi: basta ricordarsi "Take me to the pilot" e poi fare nanana nanana nanananananana!

Per quelli di voi che ci tenessero proprio vi riporto anche il testo, ma sappiate che non ha alcun senso!

If you feel that it's real I'm on trial
And I'm here in your prison
Like a coin in your mint
I am dented and I'm spent with high treason
Through a glass eye your throne
Is the one danger zone
Take me to the pilot for control
Take me to the pilot of your soul

Take me to the pilot
Lead me through the chamber
Take me to the pilot
I am but a stranger

Take me to the pilot
Lead me through the chamber
Take me to the pilot
I am but a stranger

Well I know he's not old
And I'm told he's a virgin
For he may be she
But what I'm told is never for certain


E ora che la festa cominci!!!(vabbè se siete in ufficio, magari non ballate, a meno che la ditta non sia vostra!)

Marc Rosset

All’inizio degli anni '90, in concomitanza ed in conseguenza del mio amore per Boris Becker, nacque la mia passione per il tennis.
Con gli anni divenni una vera esperta, conoscevo le caratteristiche dei vari giocatori, la storia dei più importanti tornei e via dicendo. Questa mia passione seguì di pari passo la carriera del mio “Roscio” preferito e, di conseguenza, andò via via affievolendosi fino a spegnersi verso il 2000.

L’altro giorno, parlando con il mio compagno dei nostri tennisti preferiti di quel periodo, mi sono resa conto che la nostra memoria iniziava ad essere un po’ arrugginita. Vi erano alcuni sportivi di cui ricordavamo il gioco, ma non il nome e viceversa. In particolar modo, mi sono dovuta lanciare in una ricerca in rete per trovare notizie circa un tennista svizzero, alto alto e con il servizio molto veloce di cui io non ricordavo più il nome ed il mio compagno, che dovrebbe intendersene più di me, non ricordava neanche l’ esistenza!
Da questa ricerca è nata l’idea di una nuova rubrica (anche l'unica!) del mio blog: Tennis ’90, per rievocare e dedicare un meritato tributo a tutti quei tennisti di quel decennio che sono finiti nel dimenticatoio! Sportivi con carriere fantastiche, di cui però sono in molti a non ricordarsi più.


Il primo protagonista della rubrica è, inevitabilmente, il tennista svizzero, biondo e allampanato, che mi è costato un'ora di forsennate ricerche su internet:
Marc Rosset!
Nato a Ginevra il 7 novembre del 1970, fu molto promettente fin da ragazzino, arrivando ad occupare il quarto posto del World Junior Ranking nel 1988.
Risale allo stesso anno il suo approdo tra i professionisti e all’ anno successivo la conquista del suo primo torneo. Il 17 settembre del 1989, proprio nella sua Ginevra, batté in finale l’argentino Gullermo Perez-Roldan, dopo essere stato ammesso nel tabellone grazie ad una wildcard. Sempre nella sua città vinse anche il suo primo torneo di doppio nel 1991, in coppia con lo spagnolo Sergi Bruguera.

Un’annata indimenticabile per Rosset fu il 1992, quando si aggiudicò l’oro alle olimpiadi di Barcellona. E’ noto che i tennisti non amino partecipare al torneo olimpico, considerato più che altro un impaccio, egli stesso dichiarò al riguardo "Scambierei volentieri la mia medaglia d'oro con un titolo di Roma o Montecarlo ". Ma durante lo stesso anno si impose anche nel torneo di doppio del Roland Garros in coppia con Hlasek e portò la squadra svizzera in finale di Coppa Davis, dove perse con gli Stati Uniti, nonostante una sua vittoria sull’allora numero 1 del mondo Jim Courier.

Marc diede sempre il meglio di sé per la squadra svizzera e durante gli ultimi anni della sua carriera rivestì anche il ruolo di capitano della squadra di Coppa Davis. Il suo match più memorabile in questa competizione lo disputò contro Arnaud Clement (Francia) nel 2001. Lo svizzero dovette arrendersi al quinto set, che perse per 15 a 13, dopo 5 ore e 46 minuti di gioco. Partecipò anche ad altre competizioni internazionali a squadre, in particolare, nel 1996 vinse il World Team Cup e fu secondo alla Hopman Cup.

Non riuscì mai a vincere un torneo del Grande Slam in singolo, ed il piazzamento migliore che ottenne fu una semifinale al Rolland Garros del 1996, mentre agli Australian Open arrivò fino ai quarti di finale nel 1999 , e sia a Wimbledon (1992) che agli U.S. Open (1995) non andò mai oltre il quarto turno.

Il palmares di Rosset conta 15 titoli in
singolo e 8 in doppio. Ottenuti su tutte le superfici.
In particolare le sue vittorie in singolo furono:
1989, Ginevra;
1990, Lione;
1992, Barcellona(olimpiadi) e Mosca;
1993, Long Island, Marsiglia e Mosca;
1994, Lione e Marsiglia;
1995, Halle e Nizza;
1997, Anversa;
1999, San Pietroburgo;
2000, Londra e Marsiglia.

In doppio vinse:
1991, Ginevra con Bruguera ;
1992, Lione, Roland Garros e Roma con Hlasek,
1992, Adelaide con Ivanisevic ;
1993, Gstaad con Pioline ;
1997, Basilea con Henman ;
1999, Tashkent con Ogorodov.

Nella classifica ATP ha raggiunto la nona posizione (11 settembre 1995), ed in doppio l'ottava (2 novembre 1992).

Con i suoi 2 metri fu uno dei tennisti più alti del suo periodo, e la sua corporatura longilinea gli valse il soprannome di Pippo!
Grazie anche alla sua altezza, uno dei punti forti del suo gioco fu il servizio: veloce e vincente (caratteristica per cui io stessa lo ricordavo!)

Il suo ritiro ufficiale risale all’ottobre del 2005.

Dopo aver appeso “la racchetta al chiodo”, ha aperto un ristorante italiano e una scuola di tennis a Ginevra e tuttora collabora spesso con la tv Svizzera TSR (Télévision Suisse Romande). Recentemente è stato designato membro d'onore da parte dello Swiss Tennis.

L’anno più fortunato di Rosset? Sicuramente il 1998, quando, grazie ad un contrattempo, non salì sul volo 111 della Swissair, che precipitò nell’Oceano Atlantico.


Correzioni e suggerimenti sono ben accetti, grazie.

Torino

Durante la festa per la presentazione della nuova 500, Cristina Parodi ha intervistato Piero Chiambretti.
I due hanno parlato, tra l'altro, della nuova immagine di Torino degli ultimi anni, molto più festaiola e meno seriosa ed al riguardo il nostro Piero ha affermato che:
"Torino non è grigia, ma GRIGIO METALIZZATA!"

Come potevo non citarlo?

mercoledì 4 luglio 2007

La nuova 500




Per prima ci pensò la Volkswagen che trasformò il mitico Maggiolone nella New Beetle.
Il paragone non è neanche azzardabile: la New Beetle è una bella macchinetta per "figli di papà", il Maggiolone è la più grande icona automobilistica di tutti i tempi!


Poi fu la volta della Mini Cooper che da meravigliosa scatoletta velocissima, è sta trasformata in una scatoletta più grande dal motore aggressivo.

Il successo di vendite è stato notevole, forse perché più fedele allo stile originale, rispetto all' "esperimento Beetle".


Adesso è giunto il momento della nostra 500!



Oggi è l'attesissimo giorno del lancio ufficiale della versione moderna della macchina più amata dagli italiani.
Ognuno di noi ha un parente più o meno stretto che ne ha posseduta una.

La 500 è stata la prima macchina su cui, ancora in fasce sono salita!
E, badate bene, non era una 500 qualunque , ma la rarissima ed esilarante 500 giardinetta. La "Giardiniera" una versione station wagon dell'originale che, come l'originale, era comunque piccolissima!
I miei genitori ricordano ancora entusiasti la volta che con la Giardiniera fecero Torino-Liegi andata e ritorno in 6 (4 adulti e due bambine)!
Sono sicura che c'è ancora qualche vecchio benzinaio francese che racconta ai suoi nipoti di quando, durante gli anni '70, vide arrivare questa scatoletta bianca, piena di vocianti italiani; e, probabilmente, si ricorda ancora di loro quel poliziotto che li fermò e sorridendo gli chiese "Ma siete proprio sicuri che questa macchina sia omologata per sei????"


La nuova 500 non potrà mai avere il fascino dell'originale, ma spero comunque che abbia un grande successo.



A questo punto, attendo trepidante l'unica icona automobilistica, che manca ancora all'appello: la mitica 2 cavalli!!!

Sassi dai cavalcavia

Sono tornati i sassi gettati dal cavalcavia!
O quantomeno gli organi d'informazione hanno ripreso ad occuparsene, un po' perchéci sono stati tre casi in pochi giorni ed un po' perché uno degli sconsiderati lanci ha colpito la macchina e, soprattutto, la moglie di un noto direttore d'orchestra, Bruno Santori.

Io, una persona tranquilla e docile, quando sento queste notizie mi trasformo in un incrocio tra Hulk ed il "giustiziere della notte"!
Mi pare impossibile che al mondo esistano persone così stupide.
Non bastano gli squilibrati?
Quelli che venderebbero la propria madre per denaro?
I pazzi sanguinari?
No...ci vogliono pure i CRETINI!
Coloro la cui stupidità arriva a dei livelli tali, da considerare un passatempo come un altro quello di mettersi a giocare al tiro al bersaglio con la vita degli altri.
A gente così non voglio dare neanche l'attenuante della malattia mentale o del disagio sociale, questi sono solo degli emeriti IDIOTI!
A uno che fa una cosa del genere che si può fare? La stupidità è pericolosa e dovrebbe essere considerata un reato. A prescindere dal fatto che uno faccia danni o meno, un'idiota a cui viene in mente una cosa del genere dovrebbe essere rinchiuso e dimenticato, per proteggere tutti noi dal suo QI pari a quello di una lucertola cotta al sole!

Il ticchettio della pioggia

Poco tempo fa mi è arrivata l'ennesima mail, che parlava di bambini malati da aiutare. Sarà che sono abbastanza diffidente per natura, ma questi appelli in rete mi puzzano sempre di fregatura. In particolare, in questo caso, veniva riportata una poesia scritta da una bambina malata di cancro.
Quando leggo queste cose sono sempre al limite tra l'essere completamente senza cuore o essere un'emerita boccalona...nel dubbio non ho inviato l'email a nessuno dei miei amici e proprio ieri ho scoperto che, molto probabilmente, ho fatto bene.
Mi hanno spedito, infatti, il seguente link http://www.attivissimo.net/antibufala/3cent/tre_cent_per_bimba_malata.htm, che indirizza ad un sito specializzato nello smascherare le varie bufale, leggetelo con attenzione: molto illuminante!

martedì 3 luglio 2007

Il mio cuore è aperto come il cielo

"Ora che conosco l'amore, posso accettare che ogni cosa arrivi e vada.
Sono lieve come il vento.
Posso affrontare tutto ciò che mi succede con grande coraggio...
...la vita è giusta in ogni caso.
Il mio cuore è aperto come il cielo."


Tratto dal film "Kamasutra" di Mira Nair.

Erasmus (Prologo)

Una delle decisioni più felici che abbia mai preso fu quella di fare richiesta per l’Erasmus.
Sei mesi da passare lontana da casa furono una benedizione.

Il mio ragazzo mi aveva lasciata, dal giorno alla notte, per telefono, adducendo scuse del tipo: “Non sono sicuro che tu sia la donna della mia vita, stò passando un momento difficile, ho bisogno di tempo per riflettere”.
Niente di speciale, milioni di donne si sono sentite apostrofare in questo modo, ma questo è uno dei rari casi in cui la condivisione del dolore non lo rende più lieve.
Nel breve periodo in cui eravamo stati assieme avevo sviluppato una vera e propria dipendenza da lui. Mi fidavo ciecamente del suo giudizio e soffrivo tremendamente tutte le sue critiche, che, tra l’altro, lui non risparmiava mai.
Afflitto dalla sindrome del Pigmalione, mi aveva conosciuta, si era innamorato, poi aveva deciso di cambiarmi ed io glielo avevo permesso.
Il risultato fu che mi rese insicura e triste. Quando mi lasciò il mio sentimento di inadeguatezza raggiunse livelli patologici.
Stavo male, come non ero mai stata in vita mia.
Ogni notte lo sognavo dichiararmi il suo rinnovato amore, al risveglio, appena la coscienza si ridestava, la delusione si rinnovava ed il cuore riprendeva a dolere.

Andavo all’università a piedi, 3 km percorsi nello sconforto, arrivavo a lezioni già cominciate, mi accomodavo tra le mie amiche più care, loro mi guardavano, una si faceva coraggio ed azzardava un “Come va?”, io rispondevo con una mesta alzata di spalle, firmavo il foglio delle presenze e me andavo via di nuovo.
Lungo la strada del ritorno immaginavo tutti i modi meravigliosi in cui Simone avrebbe potuto tornare da me. I miei scenari erano molto “cinematografici”, ma c’era sempre una parte dentro di me consapevole che ciò non sarebbe mai potuto accadere; non solo perché lui non avrebbe mai cambiato idea, ma anche perché io non avrei mai potuto amarlo nuovamente con lo stesso trasporto, la stessa innocenza, la stessa cieca fiducia. Non avrei mai potuto riamare nessuno così.

Prima o poi capita a tutti, qualcuno ti spezza il cuore, tradisce la tua fiducia e tu capisci che da quel momento non sarai più la stessa persona. Quell’ unico evento ti cambia radicalmente, ti rende più guardingo, forse ti rende semplicemente un adulto.

Passarono i mesi e una delle mie amiche annunciò di voler provare a fare richiesta per l’Erasmus. La decisione fu immediata, ci avrei provato anch’io, volevo andar via!
La scelta della meta fu altrettanto rapida: Germania, la terra di Boris Becker, il mio grande sogno d’amore. Del resto, da ragazzina avevo sempre affermato che, non potendo avere lui, avrei comunque sposato un tedesco. Ormai era giunto il momento di andare a cercare il mio futuro consorte.

Non dissi niente ai miei genitori: mia madre è sempre stata molto ansiosa e non volevo farla agitare prima del necessario. Tutto sommato le possibilità di essere presa non mi parevano molte.

Ricevetti la notizia per telefono, un pomeriggio: “Sono uscite le graduatorie, complimenti, vai a Berlino!”



Continua...

lunedì 2 luglio 2007

Uno scrittore...

"Uno scrittore è un idiota che, non contento di aver annoiato chi ha vissuto con lui, insiste a voler annoiare le generazioni future"
Charles Louis de Montesquieu

Questa frase, ai giorni nostri, può essere mutata in :
"Un blogger è un idiota che, non contento di annoiare quotidianamente amici e parenti, decide di annoiare anche gli sconosciuti"
Jane Cole

Io e Boris (quarta parte)


Adesso che Boris era tornato sano e salvo a casa, la mia vigilanza sulle due tartarughe si fece molto più stretta.
Yu era ancora troppo piccola per tentare la grande fuga, ma l'imperatore della vaschetta aveva dimostrato di essere perfettamente in grado di farmi fessa!
Per questo motivo, quando le portavo sul balcone a prendere il sole, le andavo periodicamente a controllare. Boris se ne era accorto, ed ogni volta che vedeva spuntare il mio testone riccio, assumeva la sua tipica espressione: "Arieccola!!!...ma non ha niente di meglio da fare? Questa ragazza dovrebbe trovarsi un hobby!"

Ovviamente, il fatto che io fossi diventata più severa non gli impediva di tentare ancora di darsela a gambe, si era semplicemente fatto più furbo.
A vederci dall'esterno sembrava che ci stessimo preparando per uno sketch comico: lui provava ad arrampicarsi, io lo guardavo, lui si blocava in posizione plastica; lui era già con la zampona fuori dalla vaschetta, io lo richiamavo all'ordine, lui fingeva di essere intento a fare acqua gym; lui era già per terra, diretto verso il balcone, io entravo nella stanza, e lui fingeva di essersi perso, guardandomi con due occhioni smarriti....il falsoooooo!!!

Boris contava di battermi per sfinimento. Sapeva che prima o poi mi sarei distratta, avrei ricevuto l'ennesima telefonata zuccherosa del mio fidanzatino, sarei andata a fare shopping con le amiche, qualcosa mi avrebbe tenuta lontana abbastanza a lungo da permettergli di "spiccare il volo" (letteralmente!)

Un pomeriggio l'inevitabile accadde...Boris fuggì nuovamente.
Quando me ne resi conto, richiamai la "task force" della prima volta ed insieme iniziammo a controllare il giardino: cm per cm, filo d'erba per filo d'erba.
Ma il risultato fu nullo, esattamente come per la prima fuga. Forse, oltre a controllare meglio la mia tartaruga, avrei dovuto anche cambiare il mio team di ricerca!
Questa volta non ero particolarmente spaventata, davo per scontato che avremmo ritrovato Boris molto presto, esattamente com'era successo in precedenza.
Ma le mie previsioni, ancora una volta, si rivelarono errate.
Passavano i giorni e della mia ninja turtle non vi era traccia.
Anche Yu appariva un po' preoccupata e, soprattutto, annoiata. Nuotava intorno all'isolotto in senso orario, in senso antiorario, a stile libero, a dorso, rana, delfino...provò anche con il nuoto sincronizzato, ma da sola non era un grande spattacolo!
Io mi rifiutavo categoricamente di prenderle un nuovo amichetto. Boris sarebbe tornato, doveva tornare, ero sicura che, in fondo in fondo, sentisse la mancanza della sua piccola "allieva"(Yu), della sua mammina (Io) e, soprattutto, di cibo abbondante e di qualità, gratis e a tutte le ore.

Le mie certezze andarono via via affievolendosi, mentre diventavano sempre più frequenti i momenti di reale preoccupazione circa la sorte toccata al mio tartarugone preferito. La mia immaginazione ormai andava a briglia sciolta cercando di figurarsi tutti i possibili scenari in cui il fuggitivo poteva trovarsi...

...quando ormai avevo perso ogni speranza, dopo 15 lunghissimi giorni, Boris tornò.
Lo ritrovammo, o meglio, si fece ritrovare a mollo in una pozzanghera in giardino!
Ma dov'era stato tutto questo tempo?
Aveva trascorso due settimane vivendo di espedienti nel cortile del mio palazzo?
Si era messo a capo di una banda di gatti randagi, con i quali scippava vecchiette?
Oppure....

...to be continued

Prima parte

Seconda parte

Terza parte
 

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