mercoledì 1 agosto 2007

Erasmus (3. Schlachtensee)


Il terzo giorno di permanenza a Berlino mi recai allo studentato per prendere possesso della mia stanzetta.
La mia idea di "casa per studenti" era stata distorta da tutta la filmografia americana di cui mi ero nutrita fino a quel momento.
Schlachtensee, questo era il nome dello studentato, era completamente diverso da come me l'aspettassi.Una quantità di piccoli edifici, alti al massimo tre piani, sparsi in una via di mezzo tra un boschetto ben tenuto e un parco abbandonato. Vi erano una segreteria, un pub, una macchinetta che distribuiva preservativi e gli alloggi di noi studenti.
Si trovava in una zona residenziale della città, distante km e km da qualsiasi forma di svago. Vicino vi erano solo condomini e villette: la morte sociale!
Dimenticavo: eravamo solo stranieri! I tedeschi se la spassavano in centro, mentre noi eravamo stati ammassati in periferia.

Io ero stata assegnata all'Haus 17 (cominciamo bene!). L'iter era il seguente: le segretarie ti facevano firmare il contratto d'affitto, ti assegnavano una stanza, ti dotavano di cartina e poi iniziava la caccia al tesoro. Detto così sembra semplice, peccato che le indicazioni per l'alloggio non fossero del tipo casa 17, secondo piano, interno 3, nooooooooo...ti veniva dato un codice infinito di cifre, con il quale sarebbe stato più semplice aprire il caveau di una banca in Svizzera piuttosto che trovare la propria camera!
Dotata del senso di orientamento di un novantenne malato di Alzheimer, riuscì miracolosamente a trovare la mia Haus. All'ingresso fui intercettata da un ragazzone keniano, alto due metri e largo quanto un armadio che, notando la mia aria smarrita da "leprotto accecato dai fari di un auto", si mise il mio zaino sulle spalle e letto il mio codice mi scortò in un batter d'occhio davanti alla mia porta.

L'arredamento era costituito da una scrivania, un armadio, un letto ed una libreria in precario equilibrio sul davanzale. Ero finalmente a casa!

La prima, di una serie infinita di persone incredibili che conobbi a Schlachtensee, fu Lola "aus Madrid". La ragazza che occupava la stanza accanto alla mia.
Non riuscirò mai a dimenticare i nostri primi cinque minuti di conversazione. Ci incrociammo sul ballatoio, entrambe appena arrivate e quindi desiderose di fare amicizia, e lei iniziò a parlare, parlare, parlare e parlare.
Io non capivo nulla, anzi non capivo neanche quale assurdo idioma stesse usando. Dall'accento era indiscutibilmente spagnola, ma la lingua con la quale si rivolgeva a me, sembrava tutto tranne che latina. Cercai di cogliere disperatamente qualche parola, non mi sembrava inglese, ma, per quanto lo parlassi poco, non mi sembrava neanche lontanamente tedesco.
E invece no,mi sbagliavo, era proprio l'"odioso idioma crucco" (copyright di Eli)!

Lola parlava probabilmente il miglior tedesco di tutto lo studentato, all'esame scritto di lingua dell'università ricevette anche i complimenti della commissione, ma c'era solo un piccolo problema: usava lo stesso ritmo e lo stesso accento dello spagnolo, col risultato che, di primo acchito, non ci si capisse proprio nulla.
Per iscritto sembrava Goethe, ma a voce assomigliava di più a Raffaella Carrà quando vuole fare la poliglotta.

Lola ed io, dopo essere riuscita faticosamente a comunicare, ci lanciammo nell'esplorazione degli spazi comuni. Per ogni piano gli studenti avevano a disposizione cucina, bagni e docce rigorosamente misti (unisex).
La cucina era inimmaginabile, sembrava uscita da uno di quei film sui sopravvissuti ai disastri atomici. Sporcizia ovunque, piatti sporchi appoggiati su ogni superficie utile, un dito di unto anche sulle pareti, pentole e padelle con resti di cibo accatastate davanti alla finestra.
Dopo un tale spettacolo io andai al supermercato a fare la spesa (è proprio vero che ci si adatta a tutto) e la mia nuova amica spagnola si chiuse nella sua stanzetta, probabilmente a piangere.

Tornata allo studentato incrociai Marco, un ragazzo di Bolzano, che cercava Simone...

"Hai visto Simone?"
"Chi?"
"Simone, quello di Genova, abita qua al terzo piano"
"No, non so chi sia, perché?"
"E' arrivato dall'Italia in macchina, ha portato tutto: stoviglie, parmigiano, caffè. Cenerò con lui"

Lo so cosa state pensando: che tristezza, giovani italiani all'estero che si comportano come gli emigranti degli anni '60 e si mettono in gruppo a mangiare spaghetti. E la globalizzazione?L'Europa unita?
Avete perfettamente ragione, ma...

"Mi posso autoinvitare?"
"Certo, più siamo meglio è"

La mia prima cena allo studentato Schlachtensee di Berlino consistette in un piatto di spaghetti burro e parmigiano, in compagnia di Marco di Bolzano, Simone di Genova e Anna di Venezia.
La globalizzazione poteva attendere!

Continua...

Erasmus (2.Wilkommen in Berlin)

11 commenti:

Ross ha detto...

Che bello, che bello! Attendo con impazienza il seguito! :D

betty-boo ha detto...

Purtroppo gli spagnoli in generale parlano tutte le lingue come se fosse spagnolo, per dirlo nel modo giusto "castigliano", (che qui in Spagna si parlano 4 lingue).
Anch'i0 atendo il seguito!!!

J.Cole ha detto...

Non temete, presto continuerò il mio racconto.
@Betty: anche gli italiani hanno un accento inconfondibile, ma Lola era proprio un personaggione!:p

Anonimo ha detto...

Ciao!! Per caso sono capitata nel tuo blog, presa dalla curiosità di vedere il mio vecchio studentato..ma allora non è stato abbattuto!!!Evviva!
Volevo solo dirti che leggerti è come rivedere me stessa ben 7 anni fa nel lontano 2000..Stessa haus stesso ufficio erasmus..stessa meravigliosa felicità nel partire..Ciao. Milena

monst ha detto...

Ciao anch'io sono capitata alla casa 17 poi m sono trasferita alla 13 insieme ad altre ragazze, tra cui 2 tedesche sporchissime...L'impatto è stato orribile.Beh sono contenta di aver fatto quell'esperienza ma a metà erasmus è arrivata la crisi piu nera. Sicuramente lo studentato ha contribuito..una tristezza infinita era talmente lontano da berlino che mi passava la voglia di uscire la sera..poi quella sorta d pub faceva schifo anche io dalla descrizione fatta sul sito immaginavo un posto bellissimo. Dicevano che c'era il tennistisch..io immaginavo una cosa stupenda mentre invece si trattava di un vecchio tavolo arruginito!poi ricordo cn piacere il supermarket per ricchi Reichelt e il discount penny!cmq li c'era da tagliarsi le vene quei cazzi di spagnoli sempre sorridenti che parlavano un tedesco da schifo,come noi italiani. Gli italiani che erano li facevano finta di nn conoscerti,volevano stare solo cn gli stranieri anzi,ricordo lucio un ragazzo di bergamo che studiava fisica (erasmus marzo 2007, spero che lo leggerai)coglione, ma che piu nn si può, cercava di pasrlare tedesco anche fra italiani, patetico!!!!!!!!
Poi il mio incubo era Mexicoplatz la odiavo aspettare sempre il 118, che la notte nn passava e te la dovevi fare a piedi, oppure prendere il pullman da alexanderpltz che ti lasciava unpo piu vicini ma dovevi far un ora e 15 d vaiggio.
Credo che ci voglia coraggio a fare l'erasmus li, ma nn m ci ha di certo costretta nessuno!
Qualcuno di voi si ricorda delle ciccione al rathaus Silke e Marion? Ah dimenticavo mi piaceva oltre alexanderplatz, anche Rathaus Steglitz e Zehelendorf, odiavo Warschauer strasse
tschussssssssssssssss
Antonella da Cosenza

J.Cole ha detto...

@most: io ho vissuto allo studentato per i primi tre mesi. Poi mi sono trasferita in un appartamento che ho condiviso con una ragazza olandese.
I miei ricordi sono bellissimi, nonostante Schlachtensee fosse un posto oggettivamente orribile, vi ho trascorso momenti fantastici ed ho conosciuto gente incredibile!
Tu ci sei stata a marzo del 2007? Pensavo lo avessero abbattuto.

alberto ha detto...

io anche ci sono stato...nel 1999
ricordi splendidi, una mucchio di gente internazionale, i migliori anni della mia vita iniziati prorpio in questo studentato

cautelosa ha detto...

I primi momenti in una nuova "dimensione" possono essere difficili...
Mio figlio a Nimega viveva in appartamento con ragazzi spagnoli con i quali è tutt'oggi in contatto, con qualche visita reciproca...

Farnetico ha detto...

non ho pensato per niente che quegli italiani si comportassero come emigrati anni 60. Io li chiamerei Vintage e patrioti!!

Fish ha detto...

Mi sto decisamente appassionando al tuo viaggio, che emozione, io quest'anno partirò invece per un mese e mezzo di viaggio studio in famiglia: non so ancora dove mi manderanno -io spero per la Finlandia o per l'Irlanda- e so già che il confronto con l'erasmus è imparagonabile ma ti giuro, non vedo l'ora.
D'altronde per i miei quasi 17 anni, un mese e mezzo (per i miei) è "più che sufficiente". Argh.
In futuro spero di vivere anche io l'emozione della partenza per un vero e proprio Erasmus.
Intanto mi leggo e mi emoziono ad ogni capitolo della tua surreale avventura.
Con affetto.

Jane (Pancrazia) Cole ha detto...

@Fish: benvenuta! Sono contenta che ti piaccia leggere il mio resoconto. Sono sicura che andare un mese e mezzo in una famiglia sarà fantastico, ti immergerai da subito e completamente nella realtà del luogo. Al ritorno avrai anche tu tantissime cose da raccontare. In bocca al lupo!

 

Blogger news

Blogroll

About