mercoledì 28 settembre 2016

Lettera al NON timido

Caro estroverso,
ti dispiacerebbe raccontarmi un po' com'è la tua vita?
Perché, insomma, io non riesco neanche ad immaginarmi l'esistenza di un NON timido.

Caro estroverso ti ricordi quand'eri piccino?
Ti ricordi di quella bimba riccia che al parco se ne stava in disparte, fino a quando ti avvicinavi tu per chiederle "Come ti chiami?"
Te la ricordi?
Ecco, io non ero quella riccia lì.
Ma ti ricordi di quella magrina vergognosa? Quella con la mamma che le gestiva le pubbliche relazioni e ti chiedeva al posto suo "fai giocare anche lei?"
Te la ricordi?
Ecco, io non ero nemmeno quella.
Io ero quella magrina e riccia che aspettava in fila all'altalena facendosi passare avanti da chiunque, quella che non andava sul girello altrimenti vomitava, quella che si faceva tutt'uno col grosso cespuglio di ortensie all'angolo.
Ecco, non ti ricordi di me, vero?
Non ti crucciare, non è mica colpa tua.
Non eri tu ad essere un bambino privo di sentimento, ero io ad aver precocemente sviluppato il dono dell'invisibilità. Un superpotere. Deleterio alla distanza ma efficace nella quotidiana sopravvivenza.

Caro estroverso,
e ti ricordi qualche anno dopo?
Ti ricordi di quella ragazzina che stava sempre sulle sue ma poi, quasi per caso, ti capitava di conoscerla e di scoprirla divertente, spiritosa e, a  tratti, persino chiacchierona.
E tu allora pensavi fosse carino dirle "all'inizio mi stavi un casino sulle palle, mi sembrava te la tirassi, ma ora che ti conosco, lo sai che sei proprio simpatica?"
E magari pensavi pure di essere gentile a dirmi una roba così, ti pareva persino di farmi un prezioso complimento. Ma no, non era un complimento, o almeno io non lo vivevo come tale. Ed anche alla distanza, a ripensarci, continua a sembrarmi solo uno sfoggio di superficiale boria. Tanto magnanimo quanto non richiesto giudizio assolutorio, che mi faceva solo scattare la carogna e desiderare di urlarti in faccia "tu, invece, fino a questo momento mi eri abbastanza indifferente ma adesso no, adesso, mi stai proprio sui coglioni!"

Caro estroverso,
come si vive nella tua pelle?
Sei corazzato contro tutto e tutti oppure anche tu ogni tanto te la fai sotto?
Io so com'è la mia vita, com'è la mia pelle, conosco le mie battaglie, tutte, soprattutto quelle perse.
So che pure adesso, a 39 anni suonati, a una lezione di Lindy hop con 50 sconosciuti c'ho un'ansia che mi si divora, e mi sento la protagonista sfigata di un brutto film adolescenziale americano.
Uno di quelli dove io sono la tizia coi brufoli e l'apparecchio, e tutti gli altri sono giocatori di football e cheerleader.
E no, io i brufoli non li ho neanche mai avuti e l'apparecchio non l'ho mai portato, ma certe immagini sono simboliche, estroverso, simboliche, essù sforzati un po'!

Caro estroverso,
scusami,
non volevo essere antipatica,
è che riscoprire certi sopiti ma mai dimenticati sentimenti è un dolore piccolino ma profondo, una puntura di spillo che pare una stilettata.

Caro estroverso,
vorrei proprio sapere, sapere come ci si trova ad essere te.
Me lo potresti spiegare?
Solo se hai voglia di farlo, ovviamente.
Non hai mai paura tu?
O forse no? Forse ce l'hai. Meno di me, certo. Ma la tua curiosità è più forte, la tua curiosità vince. Vince facile.
Mentre la mia, sottile e nervosa, si trascina dietro una paura col culo pesante e che punta pure i piedi, 'sta stronza! Anche la mia curiosità alla fine ha la meglio. Certo, per chi mi hai presa? Ma che fatica ogni volta, che gran fatica!

Caro estroverso,
sappi che io non ce l'ho con te, ma t'invidio.
T'invidio disperatamente.
Altro che i soldi e la bellezza. Chi se ne fotte di quella roba là?
Io invidio la mancanza di uno stomaco annodato in situazioni che non lo meriterebbero. Invidio la leggerezza pura non rovinata dall'ansia gratuita. Invidio la capacità di guardare il mondo fuori senza i giri infiniti di guardare prima se stessi, poi l'immagine di sé proiettata sugli altri, poi quella degli altri su di sé, e poi, epoi, epoiepoi epoiepoiepoi

Caro estroverso,
nudo puro e felice,
caro estroverso se ci sei, se esisti, batti un colpo e raccontati.
Perché tu esisti, vero?

O arranchiamo tutti immersi in diversi livelli di disagio?

giovedì 8 settembre 2016

Lisbona è


Io a Lisbona ci volevo andare da almeno 15 anni e quest'anno, finalmente, ci sono riuscita.

Lisbona è calda. Maledettamente, vigliaccamente, follemente calda. Però è bella. Unicamente, riccamente, luminosamente bella. E ha una forte personalità. Fatta di Sud America, Africa ed Europa. Cannella, cani tristi, e mosche invadenti. Residui di rasta appiccicati a fronti sempre più ampie, ricci fittissimi su teste chiassose, e lanugine stanca di vecchi gentili.

Lisbona è la scalinata in Rua Cidade de Manchester, che mi darà gli incubi per il resto dei miei giorni. È un padrone di casa che appena mi vede, sudata, stanca e incazzata, ride forte e poi mi abbraccia consolandomi in una lingua che non capisco ma pare dolcissima. È il centro città, dove la prima cosa che chiedono è "Hashish? Coca?" e continuano a farlo ogni giorno, a qualsiasi ora e in qualunque condizione di affollamento umano t'incrocino, tanto che alla fine ci si convince di avere un'aria da fattoni che neanche i protagonisti più bruciati di Trainspotting.
Lisbona è il Barrio Alto dove il sole che cala finisce dritto negli occhi, ma intanto sale la brezza, il caldo si cheta, e hanno tutti un giacchino. Tutti tranne me che, infatti, c'ho freddo e mi lamento.
Lisbona è riso patate e acciughe, riso patate e baccalà,  riso patate e pollo, riso patate e filetto, riso patate e all'animadichitemmuort! E il pane? A parte.
Lisbona è il quartiere di Belém, così bello che senza la città non sarebbe la stessa. È il Museu Berardo che lascia a bocca aperta,  con Andy Warhol da una parte, Fontana dall'altra,  e tanta roba pazzesca che sarebbe d'andarci a vivere proprio in mezzo. È il Pastel de Nata appena sfornato, così caldo che la sfoglia si scioglie mentre si affonda la punta della lingua nella crema, si socchiudono gli occhi, e si mugola di piacere rischiando l'accusa di atti osceni in luogo pubblico.
Lisbona è la vicina Sintra, dove i Castelli colorati punteggiano il bosco fitto, e un giro in tuc tuc può salvarti da morte certa per insolazione.
Lisbona è una stanza buia dove raccontano il terremoto così bene da far venir paura e anche il magone. È il venditore di vinili che si scoccia se entri a curiosare nel suo negozio. È il tram 28 che si aspetta al capolinea dietro a una fila infinita, ci si arrende, si progetta di svegliarsi all'alba dell'indomani, ma poi lo si becca semivuoto a una fermata qualsiasi, ci si sale sopra e si è felici felici felici.  Al ritorno, però, non passa più, ci si trova in mezzo al nulla, e si torna a piedi ululando di stanchezza.
Lisbona è Alfama e il fado, i bar minuscoli, le salite assassine, i turisti in stato confusionale, e la foto perfetta.
Lisbona è il ristorante preferito, con la cucina buonissima e i camerieri tanto rimbambiti da sembrar finti.
Lisbona è il mercato delle pulci che "Sembra la parte brutta-bruttissima del Balon", ma poi ci trovi quelle foto belle-bellissime da appendere a casa.
Lisbona è la diabolica scelta urbanistica di qualche visionario sadico, che ha fatto in modo che non ci sia mai ombra da nessuna parte, men che meno nei luoghi dove bisogna stare in coda. Ma comunque IO non sono riuscita ad abbronzarmi neanche lì.

Lisbona è meravigliosa e faticosa, un'orgia irresistibile di pregi e difetti.

Lisbona è la dimostrazione che le vacanze perfette sono fatte per i tristi di cuore e di spirito. Lei ti può offrire solo quelle imperfette e, infatti, noi siamo stati benissimo.

mercoledì 15 giugno 2016

Satyricom, si rassegni chi può!

Sabato 11 e domenica 12 giugno, a Pescara si è svolta la prima rassegna italiana di satira web.
Io, per una serie di coincidenze, necessità e familiarità, ero là.
Abbarbicata al mio computer portatile, come una cozza allo scoglio, ho esibito orgogliosa il mio pass e ho avuto la gastrite fino a quando non ho vittoriosamente portato a termine il mio compito.
Quale?
No, non quello di blogger ufficiale dell'evento.
No, non quello di presentatrice di tutto il cucuzzaro.
No, neanche quello di valletta gnocca (inspiegabilmente!)
Quello, molto più semplice, ma per me più angosciante, di tecnico video per il Kotiomkin Live. Il Kotiomkin che? Questa roba qui (cliccate stolti e smemorati)
E pensare che, nel mio caso specifico, dietro l'altisonante denominazione di tecnico si celava solo il dover far partire e interrompere i video giusti al momento giusto. Insomma cliccare "play" e "pause" col ditino indice. Stop. Solo questo dovevo fare, ma c'avevo un'ansia che levati!
"E perché l'hanno fatto fare a te?" vi starete chiedendo.
Semplice, perché il computer era mio. Ero il bimbo col pallone che gioca titolare altrimenti prende e se ne va. Con la sola differenza che io sarei rimasta volentieri a bordo campo a farmi i fattacci miei. Ma non c'era nessun altro libero, e quindi ciccia!

Comunque, per la cronaca, la rassegna era organizzata molto bene: belli gli spazi, interessanti gli eventi, qualche ospite davvero notevole (primo fra tutti Stefano Disegni) e diverse pagine a rappresentarsi e raccontarsi. Che poi io sono la prima a dire che la quantità di pagine satiriche su facebook è ridicolmente eccessiva o eccessivamente ridicola, ma al Satyricom va dato il merito di aver "convocato" realtà diverse, con tipologie e modi differenti, rendendo quindi il piatto ricco e non ripetitivo.

Premesso che sono stata presente solo sabato, e quindi non ho visto e vissuto tutto, il mio tempo a Satyricom in poche parole è stato il seguente: Spettacolo Kotiomkin (pubblico soddisfatto, noi pure, Stefano Disegni ha riso- lo so perché l'ho controllato tutto il tempo come una stalker low profile- i video sono piaciuti, i monologhisti sono stati bravi, i lettori di battute pure, Morandazzo grandioso, io ineccepibile); Workshop di Daniele Villa (l'argomento era: "Come si costruisce una battuta?", ho preso persino appunti ma continuo a non essere capace, non c'ho il dono non c'ho); Bombolone che a Pescara si chiama bomba (perché qui su Radio Cole si fa anche introspettiva ricerca culinaria sociologica); turno eliminatorio di Satyronman (eh??? Una gara d'improvvisazione di battute. Qualche risata e molto disagio. Una piccola selezione tra i concorrenti avrebbe giovato); incontro-conferenza con quelli di Brevi storie tristi (il loro tecnico video è una giovane gnocca, molto più figa di quella di Kotiomkin. La verità può fare male ma è il caso che la si dica. Soprattutto è il caso che la dica io prima di qualcun altro); Cena a buffet (Manco le cavallette!); Finale di Satyronman (si rimpolpa il tabellone con qualche nome eccellente. Il livello è decisamente migliore. Vinciamo noi! Cioè lui. Insomma Massimo Pica, il presentatore del Kotiomkin live. Peccato che il premio consista in due biglietti per un festival locale. Impossibile tornare per l'occasione. Li regaliamo agli indigeni. Uff!); Ultime chiacchiere; Passeggiate; Ritorno in albergo. E buona notte. 

Ci si rivede il prossimo anno!

giovedì 9 giugno 2016

Facce da Palco è finito ed io non ne ho più parlato

La finale è stata vinta dai Due x Uno Cinque. Trionfalmente.
Bravi, elastici, divertenti, ci hanno raccontato la Divina Commedia e i Promessi Sposi lasciandoci senza parole.
Davide Fontana e Manuele Laghi, gli altri due finalisti, hanno forse patito di più l'ansia da verdetto e sono apparsi entrambi appannati rispetto alle serate eliminatorie. Ma il livello generale delle esibizioni è stato comunque molto alto. E un posto (o più di uno) nel prossimo calendario di OffStage se lo sono guadagnati tutti e tre.

Una menzione speciale va poi agli ospiti: i Bella Domanda.
Vecchia conoscenza della rassegna, diventano ogni giorno più bravi e più belli. Prima o poi la fama li travolgerà, col conseguente afflusso esagerato di denaro. Ed essi, generosi quasi quanto sexi, ci ospiteranno tutti in un mega ranch tra le risaie vercellesi.

In attesa di realizzare il mio sogno da Mangano-mondina, approfitto di questo micropost per salutare e ringraziare, meglio tardi che mai, il triumvirato che dirige, governa, e nutre questo meraviglioso talent: Nathalie, Elena e Francesca.
La prima mi ha accolta in squadra ancora prima di conoscermi.
La seconda è il mio migliore sponsor.
La terza mi ha insegnato il rossetto rosso e il mascara notte.
Grazie e a presto.

(*)Foto di Daniele Robotti.

sabato 21 maggio 2016

Lo amo

Io Facce da Palco lo amo e voi lo sapete.
Lo amo perché l'ho visto quasi nascere e, soprattutto, crescere. Perché è entrato nella mia vita per caso e ha cambiato molte cose, in meglio. Perché ci è rimasto a lungo, nella gioia e nel dolore, in salute e in malattia.

Io Facce da Palco lo amo.
Perché ho visto passare e ho conosciuto tanti artisti, alcuni così così, alcuni bravi, alcuni bravissimi. E, quando mi capita di ritrovarli davanti a una birra, in un teatro, al cinema o in tv, mi emoziono sempre e dico ad alta voce "Quello ha fatto Facce da Palco!", come la più molesta orgogliosa delle zie.

Io Facce da Palco lo amo perché ho cominciato come blogger e poi sono addirittura diventata giurata. Perché mi ha dato la possibilità di trasformare un'idea, una passione, uno spunto, in un lavoro.

Io facce da Palco lo amo perché negli anni si sono susseguiti presentatori, valletti, fotografi e tecnici. Un sacco di bella gente ma proprio bella bella. Per non parlare di Nat, Elena e Francesca che meriterebbero un post a parte. E non è detto che non lo scriva.

Io Facce da Palco lo amo e anche quest'anno non mi sono persa una serata ma, purtroppo, ho perso per strada le cronache, perché il tempo è stato poco e di scrivere cose brevi raffazzonate e povere di spirito non me la sono proprio sentita. Perché Facce merita solo il mio meglio.

Stasera ci sarà la finale e io sono già emozionata. Clownerie, cabaret e teatro. Davide Fontana, Manuele Laghi e i Due per Uno Cinque. Bravi e divertenti, tutti. Altissimo livello.

Sono stata carente per troppo tempo, ma non lo sarò in occasione della finale. Stay tuned, che se non potete venire al Blah Blah, verrete comunque adeguatamente informati tramite  Facebook.
Che il dio degli smartphone, dello streaming e dei Giga mi assista!

martedì 26 aprile 2016

La Prima della Sesta: ci ho messo tutto!

Che avete fatto voi domenica notte?
Io mi sono schiantata dal freddo per vedere all'aperto, su un maxi schermo, in mezzo a una folla di squilibrati a me pari, la prima puntata della sesta stagione del Trono di Spade. E ora, al netto degli spoiler che non si possono fare, ve la riassumo.

C'è lui, quello, che boh, forse, e chi lo sa?
C'è lei che, una cosa doveva fare, e finalmente la fa (*)!
C'è quell'altra in galera che, quasi quasi, ce l'eravamo dimenticata.
Ci sono quelli che sono partiti a cercare quella, che il futuro non promette niente di buono.
Ci sono quelle che, secondo me, i parenti non le invitano più per Natale.
C'è la traumatizzata che mi è diventata un agnellino depresso.
C'è la menomata che le tocca reimparare tutto da capo.
E poi c'è la cougar che invece è una granny, e deve averci una crema anti-età che fa miracoli, signora mia.

Ah! E ci sono pure io che ho tenuto botta, e ne sono taaaaanto orgogliosa. Ma magari la prossima puntata me la vedo al chiuso, eh.

(*) CM dixit.

venerdì 22 aprile 2016

Quinta Stagione: una setta di pazzi, due regine inette, piccoli e grandi traditori

Culo rinsecchito Jeoffrey, finalmente defunto, è stato sostituito dal giovane fratello: orsetto del cuore  Tommen. Uno così tenero, ma così tenero che ti pare già di vederlo mentre gli altri personaggi, tutti più scaltri e manipolatori, ne mangiano la carne cicciotta per poi, metaforicamente e non, buttarne le ossa ai cani. "Scappa da quel manicomio, scappa!" ti verrebbe da urlargli. "Zompa sul tuo miniponi e fuggi in un'altra saga, il Trono di Spade non fa per te, dai retta a zia Pancrazia!"

Cersei, assetata di potere e ormai completamente inacidita, ha la bella pensata di appoggiare gli Immacolati. Pazzi bacchettoni che vestono come frati e agiscono come l'inquisizione spagnola. Zuzzurelloni che avrebbero da ridire pure sulla condotta morale di un eremita tibetano. Del resto, se hai un armadio così pieno di scheletri che non ti ci stanno più i vestiti, se hai riempito di corna il tuo defunto marito che manco una cesta di lumache, e se hai un'incestuosa relazione duratura col tuo caro fratellino, quale idea migliore se non quella di dar man forte a una setta religiosa composta da un gruppo d'invasati? Sicuramente costoro saranno sempre dalla tua parte, cara Cersei. Sicuramente non ti si rivolteranno contro alla prima occasione. No no. Questa svolta della trama non è mica telefonatissima, affatto.

Tyrion, folletto in fuga, raggiunge e offre i propri servigi di diplomatico-amministratore-affabulatore alla bionda Daenerys. Ella, tra l'altro, ne ha proprio un gran bisogno dato che, come regnante, non ne fa mai una giusta e, pur mossa dalle migliori intenzioni, riesce sempre nell'impresa di scontentare tutti. Il primo incontro tra il Nano e La Ballerina è un momento epico per gli amanti della serie: due tra i personaggi più amati di tutto il cucuzzaro condividono finalmente la medesima scena. E... e sono alti uguali. CoscettaCorta Daenerys.

A tal proposito, DitoCorto riporta Sansa a Grande Inverno, e poi se ne va mollandola in mezzo ai Bolton, famiglia di pazzi sadici che, nel frattempo, ha preso il controllo del Nord. E niente, la rossa Stark vince anche per quest'anno il titolo di "personaggio più sfigato di tutte le serie di tutti tempi." DitoCorto quello di stronzo macchinatore.

Sopra, sotto, e tutto attorno alla Barriera è un gran casino. I Non Morti sono sempre più numerosi e cattivi. I Bruti guerreggiano, i guardiani della Notte rispondono. C'è chi viene giustiziato, c'è chi viene tradito, e c'è chi vince il premio come miglior padre dell'anno. Che ti venisse un colpo, Stannis Baratheon dei miei stivali! Ma che mi dite? Gli viene sul serio? Anzi, meglio, glielo fanno venire? Evviva!

Jon Snow parrebbe defungere  tra lo scompiglio e la disperazione degli spettatori più affezionati. L'uso del condizionale è d'obbligo dato che in rete si sono susseguite tutta una serie di teorie che lascerebbero la porta aperta alla risurrezione. Io non mi sorprendo più di nulla, staremo a vedere!

Chiudo con una tra le mie preferite: Arya Stark. La giovine arriva finalmente a Bravoos dove si diletta a passare lo scopettone, lavare i cadaveri, vendere ostriche e ucciderei pedofili. Per quest'ultima azione viene punita e resa cieca, perché Il Trono di Spade è un mondo parallelo con delle regole morali tutte proprie. Un po' come il Vaticano.

Io con i riassunti ho finito, la sesta stagione ci attende. Buona visione!
 

Blogger news

Blogroll

About